Situazione tesa a Tataouine. Le nostre attività proseguono

di Alberto Sciortino

È ancora tesa la situazione a Tataouine. L’informazione sulle proteste per il lavoro, che proseguono ormai da quasi due mesi, hanno travalicato i confini locali per coinvolgere il resto del paese e giungere anche all’estero. E questo, come spesso avviene, per il peggiore dei motivi: c’è stato il morto. Ormai da settimane, la protesta che si era espressa con manifestazioni e blocchi stradali, si era trasformata in un accampamento di circa duemila persone nella località di El Kammour, a centoventi chilometri dalla città, dove si trovano installazioni delle imprese del petrolio e del gas.

Alla minaccia di bloccare la funzionalità di queste installazioni, la risposta del governo non si è fatta attendere e forse non è stata la più adatta a calmare gli animi: inviare le forze dell’ordine. E nel caos dei giorni seguenti, tra ipotesi di accordo tra governo e manifestanti e fughe in avanti di parte di questi per accedere agli impianti produttivi, un giovane è stato investito da un’auto della polizia ed è deceduto. Molti altri sono finiti in ospedale colpiti dai lacrimogeni o intossicati dal fumo, quando la rabbia è di conseguenza esplosa anche in città, con manifestazioni, blocchi e l’assalto a un posto di polizia.

Vista da Tataouine, la rivendicazione di maggiori attenzioni da parte delle istituzioni verso le zone depresse è senz’altro ragionevole. Se poi, in questo clima di tensione, altri interessi – di politici, dei contrabbandieri della zona, delle forze islamista – si siano mischiati alla protesta, come diversi sostengono, è possibile, ma resta da provare. Di certo non sarebbe un buon motivo per lasciar cadere le promesse fatte ai manifestanti (assunzioni nelle imprese di estrazione e un fondo di investimento per la regione), ma piuttosto l’esatto contrario, proprio per evitare di consegnare il dissenso e la protesta nelle mani di questi “altri interessi”, con conseguenze imprevedibili.

Le attività del nostro progetto sono quindi, in questo clima, un po’ rallentate, in questi ultimi giorni che precedono l’inizio del mese di Ramadhan. Poco male: attività importanti avevano caratterizzato le settimane precedenti, e un calo di tensione in questi mesi – tra il caldo che comincia a pesare e l’attività ridotta propria del Ramadhan – era comunque da prevedere. Useremo questo periodo per capitalizzare le cose fatte e realizzare attività forse meno visibili ma non meno importanti.

Dopo aver realizzato con successo un viaggio di scambio e formazione nel nord del paese con venticinque donne dei villaggi, dopo aver avviato la formazione di sessanta donne in strategie di marketing (una formazione che continuerà), e dopo aver partecipato con i nostri prodotti ai dieci giorni della più importante fiera nazionale, a Tunisi, adesso stiamo lavorando per ristrutturare i locali che ospiteranno le unità di produzione e acquisire le attrezzature necessarie. Stiamo anche impiantando le parcelle dove saranno prodotte le piante necessarie a fornire la materia prima ad alcuni dei questi prodotti (specialmente quelli cosmetici) e completeremo la definizione delle procedure di lavorazione di ogni singolo prodotto che le nostre donne propongono: le salse, le confetture, i biscotti, i cosmetici, i tappeti, in modo da garantire sempre il necessario livello di quantità e qualità.

In questo modo vogliamo porre le basi per la fase successiva all’estate, che sarà estremamente importante: quella in cui dobbiamo costruire la rete di commercializzazione e testare la solidità economica delle attività produttive.

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