Findyourself: un progetto di crescita professionale e personale

Prisca Santarelli, volontaria nell’ambito del progetto Findyourself

I cinque giorni trascorsi a Parigi per il progetto di formazione Findyourself a cui hanno aderito, insieme ad ARCS Culture Solidali, le associazioni FCSF (Fédéracion des centres sociaux de France) e NUTZ (International Culture Center UFA Fabrik Berlin), sono stati giorni pieni di emozioni, scambi di idee e di conoscenze.

Ragazze e ragazzi francesi, tedeschi e italiani che lavorano nel settore giovanile o che sono impegnati nel sociale si sono riuniti a Parigi per ampliare le proprie conoscenze su temi inerenti alla leadership, alla cooperazione, all’integrazione e al conflict-management.

Il metodo educativo utilizzato è stato quello non-formale che ci ha permesso, grazie all’aiuto di trainers e facilitatori, di apprendere molto tramite varie attività che sono state alla base di discussioni stimolanti in cui ciascuno si è messo in gioco proponendo le proprie idee e condividendo le proprie esperienze. Nonostante qualche difficoltà con la lingua inglese, tutti sono riusciti ad esprimersi, contribuendo a dialoghi che giorno per giorno, minuto per minuto, ci hanno fatto maturare molto sia come gruppo, sia singolarmente.

In una sessione, ad esempio, siamo stati inizialmente divisi in piccoli gruppi, ognuno dei quali doveva pensare a una definizione di leadership; successivamente ogni gruppo si è aggregato a un altro gruppo, divenendo così un gruppo più grande, i cui membri sono arrivati insieme a una definizione, man mano sempre più articolata, di leadership. Alla fine dell’attività i quattro gruppi che si erano venuti a creare hanno esposto le proprie definizioni del termine e ognuna aveva delle sfumature diverse dalle altre. Essendo un concetto così vasto, è stato presentato da ogni gruppo sotto varie angolature, dando la possibilità a ciascuno di prendere in considerazione aspetti che magari erano sempre sfuggiti. In questo processo di definizione del termine ledership tutti abbiamo messo un po’ delle nostre esperienze, delle nostre idee e delle nostre interpretazioni, le abbiamo condivise con gli altri, e poi ne abbiamo discusso nuovamente alla fine di alcune attività dei giorni seguenti per analizzare le dinamiche interne ai gruppi.

Un altro tema su cui abbiamo avuto modo di riflettere durante questi giorni è stato quello della differenza dei punti di vista e dei linguaggi, motivo per cui il dialogo e la propensione all’ascolto dell’altro sono elementi fondamentali nel mondo di oggi, in cui persone provenienti da realtà diverse si ritrovano a coabitare e condividere la quotidianità. Abbiamo fatto un gioco, di cui all’inizio -confesso- non ho afferrato il fine, che si è rivelato utilissimo per sperimentare in prima persona come può essere trovarsi altrove senza conoscere le leggi e facendo fatica a comunicare, o avere vicino qualcuno che viene da lontano e non sa come comportarsi. Siamo stati divisi in vari gruppi da quattro o cinque persone, a ognuno dei quali era stato dato un mazzo di carte e un foglio di regole per giocare, con il divieto di parlare, se non attraverso gesti. A turno uno dei componenti di ogni gruppo, doveva passare in un altro gruppo… Quando è toccato a me andare a giocare in un altro tavolo, prima sono rimasta un po’ confusa, poi – sorpresa! – ho capito, grazie a pazienti spiegazioni tramite gesti, che lì le regole erano diverse. Dunque, si può provenire da contesti differenti e non parlare la stessa lingua, ma ciò che è importante è mettersi in discussione, condividere, scambiare, accettarsi e venirsi incontro fino ad adattarsi reciprocamente, in modo tale da costruire un mondo interculturale.

Tuttavia spesso nel mondo o nella vita di tutti i giorni possono nascere dei conflitti, che nella maggior parte dei casi sono risolvibili, sia che siamo coinvolti direttamente, sia nel caso in cui ci ritroviamo ad essere spettatori di un conflitto in cui sentiamo il bisogno di intervenire per risolvere, o almeno, arginare la situazione. I trainers hanno messo in scena un conflitto, dall’origine al culmine, rappresentando un episodio di discriminazione e aggressione verbale e chiedendoci, poi, se qualcuno di noi avesse voluto sostituire uno dei personaggi per agire in maniera diversa. Così ci siamo messi in gioco e abbiamo recitato a turni, chi nella parte dell’oppresso, chi in quella di una persona legata all’oppressore (dunque con una certa influenza su di lui), chi nella parte di chi si ritrova ad assistere casualmente a episodi conflittuali e, invece di rimanere passivo, agisce per calmare la situazione. Ciò che è emerso dalle riflessioni di gruppo dopo questa attività è che di cause che scatenano conflitti ce ne saranno sempre, ma si può sempre fare qualcosa per cambiare le circostanze e, magari, trasformare ciò che è nato come conflitto in un incontro.

Che altro dire?

E’ stato davvero un bel progetto che ha permesso a tutti noi partecipanti di apprendere nuove cose che saranno utili sia nel contesto lavorativo sia nella quotidianità, ci ha spinti a maturare e a prendere in considerazione altri punti di vista, ha fatto stringere amicizia a giovani francesi, tedeschi e italiani che per cinque giorni si sono impegnati nel corso ma anche divertiti a passeggiare in compagnia per le strade di Parigi la sera.

Tra qualche mese avrà luogo a Roma la seconda parte del progetto e tutti noi non vediamo l’ora di ritrovarci per condividere ancora tante altre esperienze, conoscenze e idee.

Un grazie infinito ad ARCS, che dopo il progetto Youth Mediocracy Makers a cui ho partecipato nel 2015 a Gerusalemme e a Milano, mi ha dato ancora l’opportunità di migliorare le mie competenze professionali e soprattutto di crescere come persona.

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