A piccoli passi sulla sabbia

di Francesco Cantatore, volontario Servizio Civile Nazionale All’Estero

Caldo pomeriggio di metà Luglio, l’aria è ancora carica della giornata sui 40gradi ma nella quiete del tramonto che dipinge lo skyline del Djebel Demer (catena montagnosa che separa la pianura della Jeffara verso il mare dal Grand Erg: il deserto tunisino)  la luna sta per velare tutto con la bianca luce del suo imponente e silenzioso plenilunio.

Questo pomeriggio ci siamo organizzati con alcuni compagni locali per preparare il tradizionale  خبزة الملة    khoubza almila. Usciamo di pochi chilometri da Tataouine e percorsa una strada sterrata arriviamo ad una duna di sabbia di color arancio vivace . Al primo sguardo ,il nostro conducente annuisce e sorridendo dice “ecco ,qui è dove dobbiamo fermarci, la sabbia è ben pulita” . Quella duna faceva proprio al caso nostro, era lì per noi . Mentre eravamo impegnati a scaricare il bagagliaio di tutto il necessario, lui stesso ha iniziato a grandi bracciate a scavare 30-40cm in profondità, come se stesse abbracciando i miliardi di granelli di sabbia, che successivamente avrebbero accolto la cottura del nostro pane. Khoubza sta per pagnotta e Almila sta per sabbia bollente.
Ardendo il materiale secco degli arbusti, raccolto nei dintorni, in quella buca abbiamo arroventato la  sabbia, mentre poco vicino, in una pentola su un altro falo’, si cuocevano verdure e carne di montone e un grande vassoio in legno è diventato il piano di preparazione del pane. Pane senza lievito, pane basso ma abbastanza per sei persone .
Spostati i residui più grandi di legna, sabbia ardente e brace hanno avvolto, tra i crepitii dei carboni e le prime fragranti note di grano umido, l’impasto sapientemente lavorato . Alla mezzora circa di cottura è seguito lo spezzettare minuziosamente, da parte di tutti quasi scottandoci, il pane appena cotto. Aggiunta infine la salsa e le verdure, mescolate nello stesso vassoio si è dato inizio alla cena: khoubza almila ma soprattutto un pasto a base di condivisione e semplicità.

Il momento di condivisione mi porta a pensare ad un parallelo con la situazione attuale del progetto TER-RE .
Nelle ultime settimane ci siamo dedicati principalmente a due attività : la prima è il proseguimento della sistemazione dei locali che nei cinque villaggi sono stati individuati come future sedi fisiche dei GDA ( groupment de développement agricole) già creati per scelta delle donne. Questi accoglieranno i macchinari e le strumentazioni utili alla trasformazione, produzione e confezionamento dei prodotti agroalimentari, così come stanze adeguate per la sistemazione dei telai già in possesso dei GDA e che le donne utilizzano per la produzione dei margoum (tappeti tradizionali) nelle proprie abitazioni ed infine una camera che sarà dedicata all’esposizione dei prodotti e all’accoglienza degli ospiti e clienti .
La seconda attività è stata la formazione in marketing che ha visto coinvolta quasi la totalità dei partecipanti al progetto, circa un centinaio di donne e i componenti dell’equipe (ARCS e IRA) .
Si è articolata in tre giornate differenti : le prime due interamente destinate alle beneficiarie in cui, dopo la parte pienamente formativa condotta dall’esperto di marketing monsieur Mohammed, si sono analizzate e approfondite le dinamiche legate ai prodotti (dall’ideazione alle strategie di mercato) che saranno messi in commercio, così come i fattori personali e di gruppo che tra aspettative e motivazioni saranno la reale forza motrice del futuro del progetto.

La terza giornata, seguita sempre da monsieur Mohammed,  è stata destinata ai membri d’equipe, momento pensato al fine di avere strumenti utili e atteggiamenti adeguati a seguire efficacemente le scelte che saranno prossimamente fatte .
Proprio come per il pain de sable (pane di sabbia) è importante prendere coscienza di cio’ che si ha a disposizione, conoscerlo a fondo per poterlo poi valorizzare al meglio.

A questo si deve aggiungere il valore umano, che dal singolo si fa gruppo sempre più partecipato, consapevole delle proprie capacità e della strada da percorrere.
E’ questa la ricetta che stiamo sperimentando, una ricetta flessibile per accogliere cambiamenti e imprevisti e aperta  a ciò che ogni partecipante può apportare.
Questi ( forse ) gli ingredienti per procedere… a piccoli passi , sulla sabbia.

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