4 mesi di attacchi alle ONG in 40 articoli

da info-cooperazione

Da più di quattro mesi ormai è andato crescendo, su più fronti, l’attacco alle ONG impegnate nel Mediterraneo in operazioni di salvataggio in mare. Dalle esternazioni infondate di un procuratore della repubblica ai tweet dei politici in perenne campagna elettorale, dalla impotenza politica del nostro paese sui tavoli europei alla necessità del governo di dare un segnale anti immigrazione in pasto all’opinione pubblica; così è stata portata avanti un’irresponsabile campagna di diffamazione che ha triturato nella macchina del fango la credibilità di tutte le ONG impegnate nella cooperazione, nella solidarietà e nella promozione dei diritti umani.

Trovato il capro espiatorio la politica si è esercitata per oltre due mesi a inventare una falsa soluzione al problema della pressione migratoria. Ed ecco che è spuntato dal cappello del Ministro Minniti il cosiddetto Codice ONG, ribattezzato efficacemente come il “codice di distrazione di massa”. Uno strumento di dubbia utilità che è stato profondamente modificato nelle settimane in cui le alcune ONG hanno deciso di sottoscriverlo. Difficile non pensare che si sia voluta portare avanti la campagna di accusa alle Ong per nascondere l’inferno dove rimandare i migranti e per consegnare alla Libia il controllo totale sulla rotta mediterranea centrale.

Di seguito una cronistoria di questa querelle composta da una selezione di 40 articoli puntuali e documentati che sono stati pubblicati tra aprile e agosto di quest’anno sulla stampa italiana e internazionale. Una rassegna stampa che ci aiuta a ricostruire questa brutta pagina della politica e della stampa italiana che non mancherà di lasciare il segno nel mondo della cooperazione e dell’aiuto umanitario nel nostro paese.

1. Le ONG che salvano vite in mare sono sotto attacco e questo non ha alcun senso

Continua l’assurda polemica sulla presunta responsabilità delle organizzazioni umanitarie che effettuano missioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo per l’aumento delle imbarcazioni (e delle morti) di migranti in mare. Il punto di Annalisa Camilli su Internazionale sull’infondatezza delle accuse mosse alle persone che ogni giorno si impegnano per salvare vite in mare.

2. Perché accusano le ONG per la loro presenza invece che la UE per la sua assenza?

E così mentre morti in mare continuano ad aumentare – sono già un migliaio nel 2017 – si continua a dare la colpa alle organizzazioni umanitarie per la loro presenza, piuttosto che all’Unione Europea ed agli stati membri per la loro imperdonabile assenza. Un paradosso denunciato da Lizzie Dearden su The Independent.

3. Cosa c’è dietro la caccia alle streghe contro le ONG che salvano i migranti nel Mediterraneo?

Continua l’attacco alle organizzazioni umanitarie che fanno salvataggi nel Mediterraneo, accusate – senza una imputazione formale né la produzione di prove a riguardo – di fare da “servizio taxi” ai trafficanti.
Il punto di Leonardo Bianchi su Vice (da accompagnare a quello del Post ed al fact-checking di Lorenzo Maria Alvaro su Vita).

4. Distruggere la solidarietà tramite la criminalizzazione

Reati di solidarietà, la ricercatrice Marie Gargano ripercorre su Border Criminologies le vicende dei “passeur solidali” portati a processo come trafficanti in Francia – concludendo con il caso di Felix Croft e l’augurio chequella sentenza possa costituire un passo verso l’abbandono dell’assurda repressione della solidarietà.

5. Attacco alle Ong, come la politica gioca sulla pelle dei migranti

Continuano gli attacchi alle Ong che effettuano missioni di salvataggio nel Mediterraneo. Una (ennesima) dimostrazione di come la politica giochi sulla pelle dei migranti, nonché una dannosa distrazione dalle vere sfide e responsabilità – scrive Judith Sunderland di Human Rights Watch.

6. Perché l’Europa non può affidare alla Libia le vite dei migranti

Mentre le Ong che salvano i migranti in mare sono al centro di un processo mediatico, l’Italia e l’Europa cercano di delegare alle autorità libiche la soluzione del problema degli sbarchi. Una pessima decisione, viste le terribili condizioni nel paese e le difficilissime condizioni umanitarie in cui sono ivi detenuti i migranti. Il video di Valeria Brigida, Francesca Mannocchi e Giulia Testa per Internazionale (da accompagnare al nostro approfondimento su tutto ciò che non va nell’accordo Italia – Libia).

7. Così l’Italia ha lasciato annegare centinaia di persone

Ottobre 2013, un peschereccio carico di profughi siriani sta imbarcando acqua – e nessuno fa niente, a partire dai comandi militari italiani (che non mettono a disposizione le loro unità, nonostante siano le più vicine). Dopo 5 ore di attesa, il barcone affonda e muoiono 268 persone, tra cui 60 bambini.
Su l’Espresso, Fabrizio Gatti ricostruisce la strage: le immagini inedite, le telefonate mai ascoltate prima tra le Forze armate di Malta e la Guardia costiera italiana, e le strazianti richieste di soccorso partite dal peschereccio – rimaste inascoltate.

8. Ong e salvataggi in mare, bisogna fare chiarezza

Lo scontro sui soccorsi nel Mediterraneo ha occupato nelle ultime settimane il dibattito politico e mediatico. L’Espresso ha messo insieme 11 FAQ essenziali su Ong, salvataggi in mare e inchieste delle procure (da accompagnare ai nostri approfondimenti in materia: cosa c’è di falso o fuorviante nelle accuse e come lavorano e si finanziano *veramente* le Ong).

9. La strage senza colpevoli

Mentre continua l’assurdo attacco alle Ong che salvano vite in mare, Fabrizio Gatti su Repubblica scrive ancora della strage ignorata nel Mediterraneo dell’11 ottobre 2013, quando 268 persone – tra cui decine e decine di bambini – furono lasciate morire dalla Marina italiana. Che avrebbe potuto salvarli ed invece ignorò per ore le telefonate sempre più disperate che giungevano dal peschereccio prossimo al naufragio. Un vero e proprio eccidio, per cui però non c’è nessun responsabile e nessuno s’indigna.

10. Libia, non è un paese per migranti (secondo Nazioni Unite e Tribunale penale internazionale)

Il disastro della situazione in Libia è cosa nota, dopo anni di denunce da parte delle organizzazioni umanitarie e l’accusa messa nero su bianco prima dal Commissariato per i diritti umani e poi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite: nel paese vi sarebbero almeno 20.000 persone detenute illegalmente, e fiorisce un vero e proprio mercato degli schiavi. Adesso però a puntare il dito contro il governo libico è il Tribunale penale internazionale, che sta raccogliendo materiale probatorio sui gravi e sistematici crimini contro i migranti. L’articolo di Al Jazeera (da accompagnare al nostro approfondimento su tutto ciò che c’è di sbagliato nel fare accordi con la Libia).

11. Di chi è questo mare?

A destare preoccupazioni non è del resto soltanto la situazione in territorio libico, ma anche il modo in cui le autorità libiche intervengono in mare: la guardia costiera è infatti accusata di effettuare manovre sempre più aggressive e pericolose – che mettono anche a rischio la sicurezza degli equipaggi delle Ong umanitarie, come denuncia Sea Watch – per intercettare i migranti in mare… e riportarli a Tripoli (in palese violazione del fondamentale principio di non refoulement consacrato dal diritto internazionale). L’articolo di Lizzie Dearden per l’Independentquello di Ahmed Elumami per Reuters e quello di Giacomo Zandonini per Repubblica.

12. Ong, migranti, trafficanti e inchieste: tutto quello che c’è da sapere

Negli ultimi due mesi le Ong che soccorrono i migranti lungo la rotta centrale del Mediterraneo sono state accusate di collusione con i trafficanti e di incentivare, con la loro presenza, le partenze dei barconi dalla Libia verso l’Italia. Su Valigia Blu, Angelo Romano, Claudia Torrisi e Andrea Zitelli fanno il punto sulla vicenda – da come nasce la storia dei “taxi per migranti” e dei fascicoli delle procure a come funzionano davvero le missioni umanitarie in mare (da accompagnare ai nostri approfondimenti).

13. La verità, vi prego, sui morti in mare

Sempre più viaggi disperati nel Mediterraneo, sempre più morti in mare (mai così tanti prima). Ma di chi è *davvero* la colpa? (Spoiler: non delle organizzazioni non governative che salvano migliaia di vite ) in mare). In questo contesto, è imperativo che l’Unione Europea cessi di  di dare la colpa alle Ong umanitarie e affronti le cause delle migrazioni forzate alla radice. L’editoriale di Mohammed Harun Arsalai su Al Jazeera.

14. Come la Libia trasforma i salvataggi in mare in deportazioni

Intanto in mare succede che la Guardia Costiera Libica – che l’Italia sta addestrando – interrompa un’operazione di salvataggio dell’organizzazione tedesca Sea Watch, prendendo il comando e riportando i migranti “tratti in salvo” in Libia. Una grave violazione del diritto marittimo e del diritto internazionale, che potrebbe rappresentare un precedente molto pericoloso. A questo, tra l’altro, si aggiunge un altro “incidente” simile accaduto alla  nave di Medici Senza Frontiere: l’organizzazione ha infatti  denunciato che i libici hanno sparato colpi di kalashnikov per prendere il comando di un’operazione di soccorso. L’articolo di Ottavia Spaggiari per Vita.

15. Come l’Italia vuole aggirare i suoi obblighi umanitari aiutando i libici ad intercettare i migranti in mare

Il ruolo sempre maggiore – e sempre più aggressivo – della Guardia Costiera libica nel Mediterraneo non è affatto casuale, bensì l’esito di una precisa strategia italiana (concretizzatasi anche in un contestatissimo accordo con la Libia). Amnesty International denuncia come l’Italia stia tentando di venire meno all’obbligo di proteggere le persone in fuga dalle massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani in Libia, facilitando l’intercettazione di migranti e rifugiati, da parte delle autorità libiche, nel Mediterraneo centrale. L’articolo di Repubblica.

16. Tribù e centri di detenzione: i nodi dell’Italia in Libia sui migranti

L’imperativo italiano di arginare i flussi di migranti dalla Libia – facendo accordi con capi tribù e ignorando la situazione gravissima nei centri di detenzione – rischia di far commettere all’Italia degli errori fondamentali. L’approfondimento di Mattia Toaldo su Limes.

17. Libia, la vita di inferno dentro le prigioni per migranti

Mentre la politica si avvita in sterili discussioni sul presunto rapporto tra Ong e trafficanti, il mondo si scorda dell’orrore libico e dell’inferno dei “mezra” – vere e proprie prigioni per migranti fuori da ogni regola, gestite dai boss del traffico di esseri umani, dove si praticano sevizie atroci su uomini, donne e bambini. Un inferno che vogliamo dimenticare – e che fa bene a ricordarci l’approfondimento di Giovanni Tizian per l’Espresso.

18. Parola d’ordine: esternalizzare (a tutti i costi)

Che fine fanno i soldi per la lotta alla povertà in Africa? Vengono (impropriamente) utilizzati come moneta di scambio con gli stati africani per garantire il sempre più stringente controllo delle frontiere al fine di bloccare i migranti. Con l’obiettivo di esternalizzare, a tutti i costi. Come viene fatto? Lo svela l’inchiesta a più mani #Divertedaid: il video-explainer di Ludovica Jona e l’approfondimento di Sara Prestianni su La Stampa.

19. Perché (davvero) i migranti attraversano il Mediterraneo

Quando parliamo di migranti in mare, spesso lo facciamo partendo da luoghi comuni che sono smentiti dai dati. Tanto per iniziare ci sono la questione della “destinazione Europa” e quella della (in)utilità delle politiche di deterrenza. L’articolo di Vicki Squire su The Conversation prova a smontare un po’ di falsi miti in materia di migrazioni forzate.

20. Migranti in mare, come l’Europa è disposta a tutto per mandarli indietro

L’Unione Europea è disposta a qualsiasi cosa pur di arginare il flusso di migranti che attraversano il Mediterraneo – anche a violare il diritto internazionale e dimenticarsi dei diritti umani, respingendo migliaia e migliaia di persone verso un vero e proprio “inferno in terra” (e cioè la Libia). L’articolo di Lizzie Dearden per The Independent.

21. Cosa c’è dietro l’attacco alla solidarietà in mare

Dietro l’attacco alle Ong che effettuano missioni di salvataggio in mare – salvando così migliaia di vite – c’è la volontà dell’Europa di non ammettere le proprie responsabilità (e fallimenti) nella gestione della crisi migratoria e nella repressione del traffico di esseri umani. L’articolo di Jenna Belhumeur per Al Jazeera.

22. Ong umanitarie, da angeli del mare a tassisti dei migranti

Come e quanto è cambiata la narrazione mediatica delle migrazioni attraverso il Mediterraneo e, soprattutto, delle missioni di salvataggio in mare: uno studio di Osservatorio di Pavia, Associazione Carta di Roma e Cospe fa il punto sul cambio di approccio verso le Ong umanitarie, da “angeli in mare” a “tassisti dei migranti”. L’articolo di Luca Liverani su Avvenire e il punto dell’Ansa su InfoMigrants.

23. Il rapporto che smonta le accuse contro le Ong in mare

Mentre le Ong salvano altre migliaia di migranti in alto mare e la Marina libica torna ad accusarle (ed a rispedire indietro centinaia di persone), i ricercatori di Forensic Oceanography hanno smontato scientificamente le accuse con dati e mappe. L’articolo di Annalisa Camilli su Internazionale e quello di Lizzie Dearden su The Independent(da accompagnare al nostro approfondimento).

24. Come le ONG che salvano vite in mare sono diventate un capro espiatorio

Dopo quasi quattro anni di “crisi dei rifugiati” – con più di 500.000 persone arrivate in barca (anzi, gommone) dall’Africa all’Italia, ed il Mediterraneo trasformato in un cimitero marino per oltre 13.000 migranti – i politici ed i media italiani hanno trovato un nuovo capro espiatorio: le organizzazioni umanitarie che effettuano salvataggi in mare (oggetto di un feroce, e infondatoattacco). L’articolo di Steve Scherer per Reuters.

25. Davvero chiudere i porti ai migranti salvati in mare è un opzione?

Migranti, il governo italiano asserisce di essere giunto al “punto di saturazione” e minaccia di chiudere i propri porti alle navi delle organizzazioni umanitarie che salvano vite in mare. Gli articoli di The IndependentThe Washington Post e BBC fanno il punto sulla situazione e l’approfondimento giuridico di Pasquale De Sena e Francesca De Vittor per SIDI Blog spiega perché, alla luce del diritto internazionale, questa non è davvero un’opzione.

26. Ma cosa vuol dire “aiutiamoli a casa loro”?

È polemica per le dichiarazioni del segretario del PD Matteo Renzi: lo scorso fine-settimana sui canali social del Partito democratico è stato postato il nuovo slogan “noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero. A casa loro” a firma dell’ex premier (per la precisione: trattasi di uno stralcio dal suo libro di prossima uscita). Messaggio poi rimosso a seguito dell’indignazione condivisa da molte persone sui social media (che ha suggerito una similitudine tra il Matteo – Renzi – del PD e il Matteo – Salvini – della Lega). Insomma: non solo un preoccupante cambio di linea di quello che dovrebbe essere il partito di governo, ma anche un disarmante cortocircuito comunicativo. L’articolo di Carmine Saviano su Repubblica fa il punto sulla situazione e gli approfondimenti del Post analizzano la nuova linea di Renzi sull’immigrazione e cosa vuol dire davvero “aiutiamoli a casa loro”.

27. Cosa c’è di sbagliato nella minaccia di chiudere i porti alle navi dei migranti

Intanto l’Italia minaccia di chiudere i suoi porti alle navi dei migranti per costringere gli altri paesi europei ad assumersi le proprie responsabilità nel contesto della “crisi dei rifugiati” (e continuando così sulla linea della colpevolizzazione delle Ong). Una mossa rischiosa e una posizione insostenibile, che aumentano le tensioni nel Mediterraneo. L’analisi di Simon McMahon su The Conversation e quella di Francesco Floris su Osservatorio Diritti.

28. La crisi del Mediterraneo tra il disastro delle politiche europee e l’attacco alle Ong

“L’evoluzione del traffico di esseri umani nel Mediterraneo è una storia di conseguenze non volute”, scrive Daniel Howden su The Guardian. Una preziosa analisi della situazione in alto mare, tra le missioni europee che non raggiungono gli obiettivi prefissati (e, anzi, determinano casomai un peggioramento della situazione) e l’attacco alle Ong umanitarie che stanno cercando di riempire il vuoto lasciato dagli stati.

29. Italia, quelli che li aiutano per davvero, a “casa loro”

Tre storie di famiglie italiane che hanno deciso di accogliere un rifugiato, con grandi soddisfazioni e qualche fatica, e dell’associazione (Refugees Welcome Italia) che ha li aiutati ad aprire il proprio cuore e la propria casa. L’articolo di Luca Misculin per Il Post.

30. Solidarietà in mare, bando alle leggende

“Con tutte le bufale, leggende e mezze verità che hanno cominciato a circolare con l’inizio della campagna di discredito delle ong avviata dopo le dichiarazioni del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, si potrebbe scrivere un libro”, scrive Lorenzo Bagnoli su Osservatorio Diritti – spiegando il perché della guida sulla solidarietà in mare realizzata dalla Coalizione italiana libertà e diritti civili .

31. La nave che vuole bloccare i migranti

Obiettivo: fermare i migranti e le Ong che li salvano. È questa la missione di “Generazione identitaria”, gruppo di estrema destra che è sceso in mare “per difendere il Mediterraneo e l’Europa”. Come, esattamente, non è chiaro: ostacolare le missioni di soccorso come anche negare aiuto ai (migranti) naufraghi sarebbe infatti del tutto illegale (perché, lo spiega la guida legale di Cild alla solidarietà in mare). Intanto, ha già fatto scalpore il fermo di armatore ed equipaggio della nave identitaria – con l’accusa di avere a bordi cingalesi irregolari. Sulla vicenda fanno il punto Rossalyn Warren per The Washington Post e Claudia Torrisi per Valigia Blu.

32. Il codice di condotta delle Ong e il futuro delle missioni di salvataggio

Intanto, a Roma le Ong che effettuano salvataggi in mare si incontrano con il ministro dell’interno Minniti per discutere del “codice di condotta” che il governo vuole imporre loro (undici punti, tra cui l’obbligo di garantire la presenza di agenti della polizia giudiziaria sulle navi). Qualora il codice non fosse accettato, alle Ong potrebbe essere precluso l’ingresso nei porti italiani – anche se vi sono molti dubbi sulla legittimità di una decisione del genere. Il punto di Lizzie Dearden per The Independent (da accompagnare al nostro riepilogo su ciò che sta cambiando nel Mediterraneo).

Aggiornamento: lunedì 31 luglio è stata la giornata delle prime decisioni sul codice di condotta – con le Ong spaccate. Sì di Save The Children e MOAS, no da Medici Senza Frontiere (qui la lettera con le motivazioni del rifiuto inviata al Ministero) e dalla tedesca Jugend Rettet. L’articolo di Annalisa Camilli per Internazionale.

33. Quando i soccorsi arrivano tardi

Mentre si discute della nave identitaria e del codice di condotta delle Ong, in mare si continua a morire. A bordo dell’Aquarius, una delle navi impegnate nel salvataggio di migranti nel Mediterraneo centrale, Annalisa Camilli per Internazionale racconta lo strazio delle vite spezzate a largo, quando i soccorsi arrivano tardi.

34. Chi sono e cosa vogliono gli “identitari” di Defend Europe?

Sono scesi in mare per fermare “l’invasione dei migranti” e le Ong “colpevoli” di volerli salvare, sono stati fermatia Cipro per il sospetto di coinvolgimento in traffico di esseri umani (!) e attualmente sono al largo della Libia a inseguire ed intimidire le navi delle Ong che effettuano salvataggi in mare. Ma chi sono, e cosa vogliono, gli “identitari” di Defend Europe? 5 cose da sapere spiegate da Richard Hall su Refugees Deeply (da accompagnare al nostro approfondimento, con interviste, sulla fondazione Gefira ed il movimento identitario che hanno innescato la campagna contro le Ong).

35. Le manovre occulte di Defend Europe nell’indagine sulla nave Iuventa

Un link lega l’indagine sulla nave Iuventa con l’operazione della destra europea “Defend Europe”: è il contatto tra la società di sicurezza privata Imi Security Service – ovvero il gruppo di contractor che ha denunciato le “anomalie” della nave Iuventa, facendo aprire il fascicolo della Procura di Trapani – con l’ex ufficiale della Marina militare Gian Marco Concas, uno dei portavoce di Generazione identitaria. L’inchiesta di Andrea Palladino per Famiglia Cristiana.

36. Il codice di distrazione di massa

“Cinque Ong su otto, hanno firmato il codice di condotta del Viminale”, riportano i giornali, e il messaggio è chiaro: il governo sta vincendo il braccio di ferro sulle regole da adottare in mare. Nessuno si sofferma su come il contenuto del codice sia stato intanto cambiato radicalmente (su pressione di Sos Méditerranée, quinta Ong a firmare), diventando “un foglio inutile che non cambia di una virgola le regole che c’erano prima, le regole del diritto internazionale, le regole del mare”. Improvvisamente sono scomparso infatti i due elementi principali della discussione – ovvero l’obbligo della presenza di agenti armati a bordo e il divieto ai trasbordi su altre barche dei migranti soccorsi – e si riconosce la superiorità e inderogabilità del diritto del mare. Ma perché allora, tanto rumore fino ad oggi? L’articolo di Valerio Cataldi fa il punto in maniera limpidissima sul “codice di distrazione di massa” e “l’arte di accusare le Ong per nascondere l’inferno dove rimandare i migranti”. Sulle stesse note anche l’editoriale di Fabrizio Gatti per l’Espresso, che mette nero su bianco lo scopo ultimo della campagna contro le Ong: consegnare alla Libia il controllo totale sulla rotta mediterranea centrale.

37. Le minacce libiche e il ritiro delle Ong

Intanto la Libia rivendica il totale controllo della propria – allargata, e non è chiaro esattamente di quanto – zona Sar, inibendo l’avvicinamento delle navi delle Ong che effettuano salvataggi in mare a suon di minacce (come riassume il punto dell’Huffington Post, da accompagnare all’articolo di Sergio Scandura su Stati Generali).

“Mano libera ai libici, non possiamo essere complici”: Medici Senza Frontiere (Msf) è la prima Ong ad annunciare la conseguente sospensione delle missioni di salvataggio in mare, seguita a stretto giro da Sea-Eye e Save the Children. Il perché lo spiega il coordinatore delle missioni di Msf Stefano Argenziani su Repubblica e l’approfondimento della Ong su come gli ostacoli all’assistenza umanitaria determinano un gap letale nel Mediterraneo (per saperne di più: il punto del Post e quello di Deutsche Welle).

38. L’inferno libico in cui vogliamo intrappolare i migranti

Li chiamano “centri di accoglienza”, ma sarebbe più opportuno parlare di prigioni disumane, se non veri e propri lager. Sono i luoghi in cui vogliamo intrappolare i migranti in Libia, pur di tenerli lontani dalle nostre coste, e ce li racconta senza filtri la giornalista Francesca Mannocchi – portando la sua inchiesta in tv a In Onda e in edicola sulle pagine dell’Espresso (e denunciando le complicità tra i trafficanti, le milizie armate e la guardia costiera in Libia). Da accompagnare alla rilettura del suo reportage di qualche mese fa ed a quello più recente di Domenico Quirico per La Stampa, nonchè al nostro approfondimento sulla situazione libica con Nancy Porsia. Perché domani non potremo dire “non sapevamo”.

39. Cosa c’è dietro il codice di condotta per le Ong?

Lo hanno eloquentemente ribattezzato “codice di distrazione di massa” per la sua funzione di diversivo rispetto alle vere questioni sul tavolo (gli accordi con la Libia, il conferimento di sempre maggior potere alla sua pericolosa guardia costiera ed i respingimenti verso l’inferno che è il Paese africano). Cosa c’è dietro il codice di condotta per le Ong e come dovrebbero reagire le organizzazioni che salvano le vite in mare? Refugees Deeply lo ha chiesto a una selezione di esperti, tra cui la nostra senior editor Marina Petrillo.

40. Diminuiscono gli sbarchi in Italia, ma nessuno sa *davvero* perché

A luglio ed agosto si è registrata una diminuzione nei numeri degli arrivi sulle coste italiane. Secondo il governo è merito del codice delle Ong e gli accordi con la Libia, ma per molti le vere cause sono assai più incerte e complesse. L’approfondimento di Patrick Kingsley sul New York Times e quello del Post.

(selezione curata da Openmigration)

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