Irma come nessuno mai

di Federico Mei, Coordinatore ARCS a Cuba

Solo oggi, martedì 12 settembre, mi è possibile scrivere queste due righe su quello che è stato considerato da tutti l’uragano più potente di sempre o almeno da quando esiste una qualche forma di misurare questo evento meteorologico sconosciuto dalla nostre parti.

Cuba è in ginocchio, 12 delle 14 provincie sono state investite direttamente dalla forza distruttiva di Irma e mentre tutto il mondo parlava dell’esodo in Florida e i maggiori giornali e testate giornalistiche italiane dichiaravano sabato mattina che l’uragano aveva già abbandonato Cuba e si dirigeva verso le coste americane, Irma aveva appena cominciato la sua azione distruttiva nella maggiore delle Antille.

I primi effetti dell’uragano si fanno sentire già l’8 sera quando i venti esterni all’occhio investono Baracoa, già duramente colpita dall’uragano Matteuw dello scorso ottobre, ma è dalla notte tra l’8 e il 9 che si capisce la vera entità dell’uragano  di forza 4/5, quando investe direttamente le isole della costa nord della provincia di Camaguey per poi avanzare sulla stessa rotta fino a Matanzas alle porte dell’Avana.

72 ore Irma, come tradizione gli uragani dai nomi femminili sono sempre i più devastanti,  ha infierito sul territorio cubano. 72 ore in cui ha strappato piante, abbattuto impianti di ogni tipo, distrutto case, ponti, vie di comunicazione, inondato intere aeree inclusa tutta la parte costiera della capitale e causato almeno, questo è il conteggio attuale, 10 morti. L’efficiente sistema di allerta e Protezione Civile, fiore all’occhiello del Governo cubano, ha di nuovo evitato il peggio ma questa volta non è stato sufficiente. La potenza dell’uragano e la vastità dell’area colpita è stata talmente ampia che, l’azione preventiva prima e l’intervento  di soccorso poi, non sono stati in grado di riparare Cuba dagli effetti devastati di questo uragano.

All’Avana il punto culminante si è fatto sentire la notte di sabato. già dal pomeriggio erano state evacuate decine di migliaia di persone dalle zone a rischio inondazione mentre le squadre si soccorso si erano già posizione nei punti critici della città. La notte è stata una lunga attesa con venti che hanno sfiorato i 200 kmh e la paura del mare che nel frattempo si ingrossava fino a passare le difese e inondare interi quartieri dove le squadre di soccorso sono dovute intervenire con i gommoni per trarre le persone in salvo.

La domenica mattina, quando ancora soffiavano forti i venti,  si è cominciato ad avere coscienza  che la situazione era veramente seria. La maggior parte delle strade era invasa da piante e rami caduti, pali della luce divelti e ogni tipo di detrito portato o staccato dal vento. La parte bassa dell’Avana, quella vicino alla costa e al famoso malecon, vedeva l’acqua avanzare inesorabilmente invadendo i quartieri fino a 500 metri nell’entroterra. A Santa Fè, comunità costiera al nord della città dove Arci interviene dal 2010, più di 10.000 persone sono state portate in rifugi e solo  tra domenica sera e lunedi mattina sono potute tornare piano piano alle loro abitazioni almeno per constatare l’enormità dei danni.

In questo disastro è stato comunque rincuorante vedere un popolo che non ha perso la calma. Sin dalle prime ora della mattina la gente in strada ha cominciato ad aiutare come poteva le squadre di soccorso e i vicini. Con la mia compagna abbiamo cucinato pasti per almeno 15 famiglie della zona inondata prima che anche a noi venisse tolto il gas ma continuando con un barbecue normalmente utilizzato nei giorni di festa.

E così in tutta la città l’opera di solidarietà è incessante visto che gran parte della stessa è ancora senza luce, acque e gas. Non si conoscono ancora i danni con precisioni tanto che anche i comunicati delle Nazioni Unite, che lavora a stretto contatto con la Protezione Civile Cubana, sono scarni e riportano le notizie che ormai tutti conosciamo. Ma è certo che molte comunità sono ancora sotto l’acqua o irraggiungibili, parte del territorio ancora è senza luce e acqua, i negozi sono chiusi e scarseggiano i generi alimentari di prima necessità.

La cosa certe è che ci vorranno mesi prima di riuscire a tornare alla normalità. L’economia, dall’agricoltura, al turismo, ha subito un forte colpo proprio un momento in cui Cuba stava facendo i suoi migliori sforzi per ammodernare il proprio sistema economico.

Da italiano espatriato rimane l’amarezza di come Cuba e il suo popolo, ancora una volta siano stati trattati dalla stampa internazionale e soprattutto quella italiana come se fossero di serie B, come se le disgrazie, e soprattutto la solidarietà, potessero essere misurate in base alla nazionalità.

Ma il popolo cubano è abituato a lottare e sono sicuro che anche in questa occasione saprà dimostrare il suo valore e la sua capacità di andare avanti a testa alta.

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