Servizio civile a Cuba: un lavoro di “coscienza”

di Andrea Schiano Soave, volontario nell’ambito del Servizio civile nazionale all’Estero

Due anni fa, quando ho finalmente concluso il mio percorso di studi e ho preso la laurea specialistica, ho pensato che non avrei fatto un lavoro qualunque ma avrei cercato di fare qualcosa in cui mi rispecchiassi e che soddisfasse le mie aspettative. Così ho intrapreso una serie di scelte cercando di sviluppare il mio percorso professionale in modo coerente con i miei principi e valori personali.

Mentre amici e colleghi di università cedevano alle prime proposte di lavoro  anche se non stimolanti, mal pagate, ma “sicure”, io ho preso tempo cercando di fare quello che prima di tutto mi ripagava sotto l’aspetto morale, convinto che in realtà la chiave del “successo” non siano ne le luci della ribalta ne i valori esteriori, ma la consapevolezza di fare qualcosa in cui credo e la dedicazione.

Cosi, alla fine del cammino di Santiago, dopo aver camminato quasi 900 km in un mese, ho deciso che nei seguenti due anni avrei fatto esperienze lontano dall’Italia, magari di volontariato, per fare qualcosa di utile socialmente e insieme continuare la mia formazione personale in modo pratico, preparandomi ad entrare nel mondo del lavoro conoscendo le mie caratteristiche e sviluppando le mie potenzialità e utilizzandole per un fine giusto.

L’esperienza appena conclusa di servizio civile a Cuba mi ha dato l’opportunità di affiancare un importante apprendimento a livello professionale ad un importantissimo apprendimento a livello personale. Vivere in un contesto tanto lontano da quello europeo, confrontarsi con la sua cultura a più livelli, mi ha dato la possibilità di aprire la mia mentalità ed avere un quadro più ampio del mondo, consolidando ideali che sono andato maturando negli ultimi anni.

Trascorrere diversi mesi in un paese così ricco di sfaccettature da scoprire, facendo parte di una realtà dinamica e stimolante come ARCS, collaborando nelle varie fasi dei progetti attivi a Cuba, mi ha permesso di imparare in un anno quello che avrei imparato in molto più tempo. Spesso il mondo dell’università e quello del lavoro sono troppo distanti tra di loro, così molti ragazzi e molte ragazze che finiscono di studiare finiscono col fare lavori nei quali non fanno ne ciò che amano ne ciò che hanno imparato durante tutti quegli anni di studio e sprecano le loro potenzialità. Per me questo è stato il modo per conoscere un ambito di lavoro, che mi interessa e ho intenzione di approfondire. E’ stato anche difficile, più di quanto avrei immaginato, ma dalle difficoltà a volte ho imparato ancora di più.

Senza dimenticare l’integrazione con la comunità locale sia nell’ambito lavorativo che personale grazie alla relazione che lega da anni ARCS e l’Asociacion Hermanos Saiz (associazione incaricata di promuove l’arte giovane a Cuba). Questo ultimo punto è tra i più importanti, perché ha permesso da una parte ai cubani di avere un feedback da parte di due volontari arrivati da lontano e con idee diverse dalle loro, e dall’altra ha dato la possibilità a noi volontari di conoscere e relazionarci direttamente con le persone e le attività svolte dall’associazione cubana e partecipare in alcune di queste, ad esempio  l’organizzazione di attività di intercambio come il workshop di fotografia sociale tenuto nella parte orientale dell’isola (che rimane per motivi geografici un po’ isolata dal resto delle province), la collaborazione e partecipazione ad eventi come la romeria de Mayo nella città di Holguin (festività nella quale si presentano i prodotti più rappresentativi della cultura nazionale ed internazionale, oltre ai migliori progetti della AHS di ogni provincia dell’isola), fino a presentare una proposta di progetto per rafforzare la valorizzazione dell’arte giovane e garantire l’accessibilità ai prodotti culturali anche nelle zone più decentralizzate e di difficile accesso.

Le attività svolte durante le ore di servizio mi hanno dato l’opportunità di misurarmi con compiti diversi e delineare meglio il mio profilo professionale. Sicuramente a partire dalla prossima esperienza, personale o professionale (che in realtà considero sempre insieme), metterò in pratica alcuni degli insegnamenti di quest’anno.

E’ normale, credo, che anche adesso che l’anno di servizio è finito alcuni dubbi rimangano e che tante strade rimangano aperte. Forse si sono aperte strade che prima non si vedevano e forse alcuni dubbi sono nati proprio durante quest’anno. In ogni caso, qualunque sia la prossima decisione e qualunque sia il cammino che questa mi porterà a prendere, la motivazione sarà sempre quella di fare quello in cui credo, cercando di fare qualcosa di buono per gli altri e quindi, di conseguenza, per me.

In fondo “qualcuno ci prova, non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita” (Tom Benetollo).

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