La lunga strada verso la ricostruzione

di Federico Mei, coordinatore ARCS a Cuba

Ad una settimana dal passaggio dell’uragano Irma i segni sono ancora molto evidenti ed è incessante il lavorio delle squadre di tecnici e volontari per rimuovere i detriti, principalmente alberi caduti, per le strade dell’Avana e ripristinare i servizi tra cui soprattutto il sistema di distribuzione elettrica da cui dipende in gran parte anche il rifornimento di acqua.

Mentre all’Avana la situazione va giorno dopo giorno normalizzandosi, non è così nel resto delle provincie colpite soprattutto nelle aree rurali. Ancora oggi non si conoscono di preciso tutti i danni causati da Irma ma i primi numeri che vengono dichiarati dalle autorità fanno paura tanto che la stessa ONU ha riconosciuto l’urgenza dell’emanazione di un piano di azioni speciale per Cuba. Basti pensare che di tutta la popolazione dei Caraibi che è stata colpita direttamente dall’uragano più del 90% risiede nell’isola.

Anche se non ancora definitivi i numeri parlano chiaro.

Il sistema elettrico nazionale ha subito gravi danni non solo nella rete di distribuzione ma anche e soprattutto negli impianti produttivi. Le maggiori termoelettriche del paese che garantiscono la maggior parte della produzione di energia e che sono localizzate proprio nelle regioni centrali, le più colpite, hanno riportato gravi danni tanto che 3 di queste sono ancora ferme. Mentre nelle grandi città, anche se a singhiozzo, è stata ristabilita la distribuzione di energia elettrica,  moltissime comunità delle provincie centrali di Matanzas, Villa Clara, Ciego de Avila e Santi Espiritu, rimangono senza elettricità. Particolarmente complicata è la situazione di Camaguey dove la maggior parte del flusso elettrico era garantito da gruppi elettrogeni la maggior parte dei quali fuori uso.

La mancanza di energia elettrica  influisce direttamente anche sull’approvvigionamento di  acqua che unita alla distruzione di un gran numero di impianti di pompaggio o alla contaminazione delle fonti, fa si che più di 2 milioni di persone non hanno accesso diretto a questo bene primario.

Non meno grave si presenta la situazione della produzione alimentare che garantisce il sostentamento della popolazione.  75.000 ettari di coltivazioni di fagioli, riso, frutta, cereali, tuberi sono andati perduti. Innumerevoli danni anche alla produzione di carne di maiale, bovino, e aviaria così come la produzione di uova con la perdita di un numero considerevole di capi di bestiame ma soprattutto la distruzione o il grave danneggiamento delle strutture come stalle, magazzini, centri di elaborazione e di distribuzione.

I sistemi sanitario ed educativo hanno retto abbastanza bene ma anche così si contano circa 1700  strutture educative e circa il 70% di quelle sanitarie danneggiate tra cui ambulatori, ospedali, centri di assistenza, in particolare concentrati nelle provincie centrali.

Circa 64.000 case hanno subito danni che vanno dal crollo totale alla perdita del tetto tanto che ancora oggi moltissime persone sono ospitate in alberghi e centri di accoglienza. Gravi danni anche ad strutture di carattere Patrimoniale, soprattutto nella città di Camaguey e danni a strutture culturali come case cultura e centri culturali.

Uno dei settori più colpiti e vitali per l’economica del paese è quello del turismo essendo stati investiti direttamente dall’uragano alcuni dei centri di villeggiatura più rinomati come Cayo Coco e Varadero e si lavora incessantemente per garantire il recupero completo delle strutture in tempo per l’inizio dell’alta stagione.

A fronte di questa gravissima situazione, la risposta delle autorità locali e della popolazione è da rimarcare. Tutti partecipano come possono. Dalle provincie meno colpite sono partite squadre di tecnici e volontari per aiutare le aree più in difficoltà. L’esercito ha dispiegato mezzi e uomini che aiutano soprattutto nella raccolta e nello sgombero dei detriti. Le lezioni sono riprese normalmente  in tutto il territorio. L’informazione sull’evoluzione della situazione alla popolazione è incessante e coinvolge tutti i principali media del paese a sottolineare come in un momento come questo è fondamentale l’apporto di tutti. La AHS – Associacion Hermanos Saiz, principale partner ARCS/ARCI del settore culturale, così come tutto il sistema cultura si danno da fare per portare un po’ di ricreazione alle popolazioni più colpite organizzando brigate culturali, spettacoli e attività comunitarie.

L’opera di ricostruzione non sarà ne semplice ne breve, ma l’unità di una nazione si vede proprio in questi momenti, e  Cuba e il suo popolo non sono nuovi a queste sfide avendo dimostrato già ampiamente in passato di saperle affrontare.

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