Mediterraneo: nuovo attacco della Guardia costiera libica alle Ong

da Vita.it

Continuano le tensioni a largo della Libia. Questa volta a subire le minacce della Guardia costiera libica è stata l’Ong tedesca Mission Lifeline che ha dichiarato di «essere stata attaccata mercoledì durante la prima operazione di salvataggio nel Mediterraneo», dopo aver salvato 52 migranti.

In un post su Facebook, accompagnato da una video-testimonianza, l’Ong ha raccontato così la vicenda: «Mentre il nostro equipaggio offriva aiuto umanitario a 19 miglia dalla costa libica (in acque internazionali), la Guardia costiera libica ha attaccato la nostra nave, sparando colpi di arma da fuoco e salendo a bordo senza il permesso del nostro capitano».

Un’azione “pirata”, così è stata definita dalla stessa organizzazione, che sarebbe avvenuta in acque internazionali. «La Guardia costiera ha cercato di obbligarci a consegnare le persone che avevamo salvato, per riportarle in Libia, sostenendo che stessimo operando illegalmente in acque libiche, anche se non era vero».

L’equipaggio si è rifiutato di consegnare le persone salvate. «Non solo perché era un obbligo morale», si legge nella dichiarazione dell’Ong, «ma anche per il principio del non respingimento, un principio di diritto internazionale che proibisce il rimpatrio delle persone nei Paesi in cui sono minacciate con la tortura o con altre violazioni dei diritti umani, il caso della Libia». Dopo una discussione accesa, la Guardia costiera libica ha poi lasciato la nave e sia l’equipaggio, che le persone salvate sono uscite indenni da una situazione tesissima.

Ancora una volta è stato sfiorato il peggio. Il mese scorso, ad essere stata attaccata e sequestrata per alcune ore, era stata la nave dell’Ong spagnola Proactiva Open Arms, ancora prima era stata la volta di Medici Senza Frontiere e di Sea Watch (lo avevamo raccontato qui e qui). L’episodio di mercoledì è stato confermato anche dal portavoce della Marina libica, Ayub Kacem, il quale ha riportato però i fatti in modo diverso, affermando che l’Ong avrebbe cercato di fuggire, con a bordo uno dei membri della Guardia costiera e i colpi sarebbero stati sparati in aria, per fermare la nave.

«Questa volta abbiamo evitato un’escalation. In futuro sequestreremo le navi delle Ong che non rispettano la sovranità libica», una dichiarazione, da parte di Kacem che suona come una vera e propria minaccia e che sottolinea ancora una volta l’intenzione della Libia di estendere la propria “sovranità” ben oltre il confine delle sue acque territoriali, a 12 miglia dalla costa, intenzione che era stata annunciata già lo scorso agosto, con la rivendicazione del controllo della zona Sar (search and rescue), in seguito alla quale tre Ong avevano sospeso le operazioni umanitarie nel Mediterraneo.

«Questo episodio dimostra chiaramente che la Guardia costiera libica ha ripetutamente ostacolato le operazioni di sicurezza e gli aiuti umanitari, ha minacciato le vite dell’equipaggio a bordo e quelle dei migranti e ha cercato di difendere l’espansione arbitraria del proprio territorio. Gli atti criminali e minacciosi della Guardia costiera sono sostenuti finanziariamente dall’Unione Europea e dal nostro governo», continua Mission Lifeline che chiede delle risposte su quanto accaduto, da Bruxelles e da Berlino.

Con la nuova ondata di partenze, (nelle ultime tre settimane sono state più di 3mila le persone sbarcate in Italia) la tensione tra Guardia costiera libica e Ong rischia di degenerare e il silenzio delle istituzioni europee risulta sempre più pesante.

Questa settimana il New York Times e il Washington Post hanno bollato come “molto pericolosa” la strategia Minniti, che punta a bloccare le partenze attraverso accordi con i diversi gruppi di potere in gioco nello scacchiere libico, inclusi gli stessi trafficanti. «Anche se Minniti ha negato i pagamenti diretti alle milizie e ai trafficanti, è difficile da credere che i soldi europei investiti nel fermare le migrazioni non raggiungano questi gruppi», ha scritto il New York Times in un’editoriale molto critico, «È una mossa pericolosa. Rischia di far arrivare nuovi fondi per le armi alle fazioni rivali in Libia e mette l’Italia e l’Europa in una condizione di dover assumere come custodi dei propri cancelli, le stesse persone che guadagnano dall’estorcere, dall’affamare, dal vendere come schiavi, dal torturare e dallo stuprare i migranti».

 

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