HRW: “La Giordania deporta sommariamente rifugiati siriani”

da nena-news.it

Roma, 3 ottobre 2017, Nena News – “Il governo giordano sta deportando sommariamente in Siria centinaia di rifugiati siriani regolarmente registrati nonostante i pericoli a cui potrebbero andare incontro nel ritornare al loro Paese”. L’accusa diretta ad Amman è contenuta nel nuovo rapporto della ong Human Rights Watch (HRW) pubblicata ieri. Nel suo studio di 27 pagine, l’organizzazione statunitense documenta la deportazione di 400 rifugiati nei primi cinque mesi del 2017 e chiede alla comunità internazionale di aumentare il suo sostegno al regno hashemita. “La Giordania – si legge nel rapporto – non dovrebbe rimandare indietro persone in Siria senza essere certa che queste non rischiano di subire torture, di farsi seriamente male o non possano fare richiesta di protezione” ha sintetizzato Bill Brelick, il direttore di HRW per i diritti dei rifugiati.

Il documento sostiene che circa 300 profughi siriani regolari sono tornati in Siria volutamente nell’arco di tempo considerato, mentre altri 500 lo fanno fatto in circostanze definite “non chiare”. E sono proprio questi ultimi casi ad aver allertato la ong che accusa la Giordania di agire in violazione della Carta araba dei diritti umani di cui è firmataria.

Secondo 35 rifugiati siriani residenti in Giordania e altri 13 che sono stati recentemente espulsi in Siria intervistati da HRW, Amman non avrebbe però agito nei loro confronti in modo contrario alla legge prima che fossero implementate le deportazioni. Tuttavia, una volta data luce verde ai trasferimenti coati, il governo ha mostrato il pugno di ferro non permettendo ai siriani cacciati di fare appello o di cercare assistenza legale.

Secondo gli attivisti dei diritti umani, alla base delle espulsioni giordane vi è il problema sicurezza. Il trattamento degli “ospiti” è cambiato in peggio quando sei soldati del regno hashemita sono stati uccisi in un attacco nel distretto settentrionale di Rukban, vicino al confine siriano. L’attentato ha offerto il pretesto alle autorità locali di dichiarare l’area a ridosso con la Siria una zona chiusa militare privando di acqua, cibo e aiuto umanitario circa 50.000 rifugiati siriani stanziati nell’area.

Ahmed Benchemsi di HRW dubita sulle motivazioni securitarie offerte da Amman: se l’espulsione dei siriani è coincisa con gli attacchi alle forze di sicurezza giordane, ha osservato, allora le autorità locali non hanno dimostrato “alcun collegamento diretto tra queste persone e gli attacchi”. “Le espulsioni – ha pertanto precisato – non dovrebbero essere fatte in modo arbitrario”. Il governo giordano, per bocca del ministro per i rapporti con i media Mohammed Momani, ha però respinto le accuse di Human Rights Watch parlando di ritorno “volontario” in aree “non pericolose”. Momani, citato dalla stampa locale, ha anche invitato le organizzazioni internazionali a fare più pressioni sugli altri stati affinché diano un maggiore contributo in termini di ospitalità alleggerendo così il “peso” sociale rappresentato dai profughi siriani nei paesi che confinano con la Siria (si pensi solo che la Turchia, Libano, Iraq e ospitano ufficialmente sul loro territorio rispettivamente 3 milioni, 1 milione e 240.000 rifugiati siriani). La Giordania con i suoi 660.000 profughi si colloca terza in questa speciale classifica anche se il numero reale, affermano le autorità, potrebbe superare il milione.

Nel regno hashemita le violenze e i massacri della guerra in Siria hanno creato dal nulla vere e proprie città di rifugiati: emblematico nel caso giordano il campo profughi di Zaatari a soli 13 chilometri dal confine siriano. Zaatari ha ormai una popolazione di 70.000 siriani ed è una vera e propria bomba sociale pronta da un momento all’alto a esplodere: molti dei suoi abitanti infatti competono con la popolazione giordana in campo lavorativoIl loro status di rifugiati e la precarietà delle loro esistenza, infatti, fanno sì che i datori di lavoro possano più facilmente sfruttarli pagandoli di meno rispetto a quanto farebbero con i giordani. Durante la conferenza dei donatori a Londra nel 2016, la Giordania aveva promesso di garantire 200.000 permessi di lavoro ai siriani. Non è chiaro se la promessa sia stata mantenuta del tutto: l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, ha fatto però sapere che il regno ha stabilito speciali zone economiche impiegando un numero maggiore di rifugiati siriani.

Sicurezza e problemi sociali diventano quindi una giustificazione per il governo per poter allontanare i siriani. “A volte anche piccole violazioni possono causare le deportazioni” ha detto ad al-Jazeera Essa al-Mazareeq del Centro nazionale per i diritti umani di Amman. “Gli ordini [di espulsioni] possono essere rilasciati dal ministero del lavoro, da quello degli esteri e dall’ufficio del procuratore generale con motivazioni differenti. Tuttavia, quando le decisioni si basano sui motivi di sicurezza noi non potremmo mai fare niente”. Al-Mazareeq spiega infatti che “a volte gli ufficiali proibiscono ai rifugiati di entrare nel Paese anche per settimane. Riceviamo le denunce, ma come entità non governativa non possiamo fare molto”.

Condivido sui social media!