ARCS a Cuba nell’era trumpiana

di Federico Mei, coordinatore ARCS a Cuba

Mentre una parte del mondo continua a fare passi indietro, quella targata a stelle e strisce tanto per essere chiari, cancellando ancora una volta unilateralmente passi che avevano richiesto un incessante lavoro diplomatico, Cuba ha deciso di andare avanti nel cammino di apertura al mondo segnato nel 2014.

Sembra passato un secolo da quel 14 dicembre, quando i due presidenti Obama e Castro, di fronte ad un mondo quasi stupido, dichiaravano la fine di 60 anni di tensione e la riapertura di un dialogo costruttivo. Un secolo perché la nuova presidenza americana, anche con azioni spettacolari degne di un film di spionaggio alla 007 (i famosi attacchi acustici n.d.r), in un solo anno è riuscita a chiudere di fatto la rappresentanza diplomatica all’Avana, visto che i cittadini cubani che vogliono recarsi negli Usa possono ora chiedere il visto solo nelle ambasciate in Colombia e Ecuador, tornare, spalleggiati da Israele, a votare contro la risoluzione ONU per la fine del Blocco, ridimensionare enormemente la possibilità per i cittadini americani di viaggiare nell’isola caraibica nonché la possibilità per le imprese americani di fare affari, solo per citare i casi più eclatanti.

A questa offensiva anche mediatica, vista la frequenza con cui dagli States si lanciano in rete invettive di ogni genere, ci si aspettava una reazione di nuova chiusura al mondo da parte di Cuba, ma così, per quanti ci speravano anche per sostenere le proprie ragioni, non è stato.

L’ultima FIHAV, la fiera commerciale dell’Avana, oltre che una delle più importanti di tutta l’America Latina, è stata una delle più partecipate degli ultimi anni. Sono ormai 51 i progetti di investimento straniero approvati nell’area di sviluppo economico del Mariel, tra cui anche alcuni italiani, e più di 200 in tutta l’isola sotto l’ombrello della nuova legge che favorisce gli investimenti stranieri. Si sono stretti importanti accordi che faranno arrivare risorse e tecnologie fondamentali per lo sviluppo dell’isola soprattutto con Russia, Cina e Vietnam mentre è ormai operativo l’accordo con la UE, firmato nel dicembre 2016, che ha sancito la fine della posizione comune e aperto la strada ad una nuova collaborazione a tutto tondo.

Insomma, visto oggi il Blocco, che ormai entra nella terza età, sembra isolare più chi lo continua a sostenere che chi lo subisce.

Ma andiamo al tema della cooperazione e in particolare a quella che vede protagonista ARCS. Va riconosciuto che lavorare a Cuba nei progetti di cooperazione non è semplice in quanto le regole sono stringenti e i processi burocratici lunghi e tortuosi. Ma se la cooperazione fosse una cosa semplice magari non ce ne sarebbe bisogno quindi alla fine è solo prenderne atto e organizzarsi di conseguenza.

E questa è ARCS oggi, che ha appena accolto nella sua sede dell’Avana le due nuove volontarie di Servizio Civile Nazionale all’estero che si stanno piano piano integrando nel lavoro del settore culturale e sono state inserite a pieno nel processo di supporto alle istituzioni cubane che realizza il CCCICC Centro per la Cooperazione Internazionale del MINCULT e la stessa AHS – Associazione Hermanos Saiz. L’obiettivo è quello di identificare nuove azioni progettuali per rafforzare il lavoro e la presenza della Ong e di Arci nelle provincie orientali a partire da Holguin.

Sempre nell’ambito dell’intercambio culturale, è in fase di costruzione la nuova esperienza di Workshop di Fotografia Sociale che verrà lanciato a dicembre e che porterà, ad aprile 2018, giovani e meno giovani aspiranti fotoreporter italiani, a confrontarsi con la realtà montana dell’Escambray nella provincia di Cienfuegos a stretto contatto con le comunità locali.

Il progetto INNOVA CUBA, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo- AICS, sta entrando nel vivo con l’organizzazione delle prime missioni e l’inaugurazione della prima parte del “Centro di Orientamento al Turismo Culturale”, luogo di riferimento per quanti, in visita all’Avana Vecchia, nello splendido scenario di Plaza das Armas, vorranno scoprire e toccare con mano la vera essenza della cultura cubana.

Infine Pinar del Rio e Mantua, territori dell’estremo occidente dell’isola dove ARCS da anni interviene nel settore dell’agricoltura urbana e dell’allevamento diretto alla produzione di latte con piccoli progetti pilota che hanno l’obiettivo di fornire buone prassi utili ad affrontare l’annoso tema della sovranità alimentare dell’isola.

A Pinar, a breve si inaugureranno i sistemi di irrigazione montati in 4 cooperative grazie ai fondi della cooperazione giapponese mentre in una di queste, la Oscar Osuna, si arriverà tra il 2018 e il 2019 a chiudere il ciclo produttivo della frutta realizzando un laboratorio per la produzione di succhi e marmellate diretto ad eliminare le perdite di produzione e aumentare così anche il reddito dei contadini.

A Mantua, grazie ai fondi 8×1000 della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Tavola Valdese, ha preso avvio il primo progetto di catena di valore corto della provincia che vede un sostegno diretto all’allevamento bovino con l’obiettivo di migliorare la produzione di latte, la realizzazione di un piccolo caseificio per evitare i grandi spostamenti di latte alla centrale di Pinar e il collegamento con altre realtà locali, commerciali e produttive,  che possano contribuire alla chiudere il ciclo con la vendita dei prodotti a livello locale, il tutto sostenuto dal Governo del Municipio.

Tante infine sono le idee in fase di elaborazione dalla cultura, alla salvaguardia del patrimonio fino ad arrivare alla sovranità alimentare e che si spera contribuiscano presto ad arricchire sempre di più la presenza ARCS, e con essa dell’Arci tutta,  nell’isola.

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