Tunisi, non avrei mai pensato di finire qui.

di Emilia Gemmiti

Tunisi, non avrei mai pensato di finire qui. Se qualcuno me lo avesse detto non ci avrei creduto. Proprio per questo forse non ho voluto collezionare racconti, informazioni, indicazioni, preferendo lasciar vagare la mente intorno all’idea di un paese, di una città.

Il risultato di questo modo di procedere è che dopo dieci giorni dal mio arrivo sono ancora più confusa di prima.

Inizialmente sono stata travolta dal caos e ho pensato seriamente che non avrei mai avuto il coraggio di attraversare la strada rassegnandomi a percorrerla sempre nella stessa direzione. Poi pian piano ho scoperto che, a dispetto delle apparenze, le probabilità di arrivare sana e salva dall’altra parte è alquanto elevata. In ogni caso ogni mattina io e la mia compagna usciamo di casa pronte per andare in battaglia.

Le strade della città hanno una dimensione strana, gli spazi si confondono. C’è quello di chi passa sfidando le macchine, quello di chi è seduto a bere caffè osservando ogni cosa e quello di chi vende di tutto, dagli articoli per la casa ai libri, dalle lastre di marmo ai dolci, dai sanitari ai vestiti. La strada che facciamo ogni mattina è specializzata in materassi; ce ne sono migliaia, di ogni forma, colore e consistenza: lunghi, stretti, larghi, impilati in modo ordinato o gettati alla rinfusa. Non ho mai visto tanti materassi in vita mia.

Luogo reale in tutte le sue accezioni positive e negative. Ad esempio la via del quartiere popolare dove viviamo risuona ogni pomeriggio di musica elettronica a volume altissimo creando una strana dissonanza tra l’immaginario e la realtà. A ritmo forsennato sfilano vecchie signore, bambini e gatti randagi.

Credo che il più bel augurio per questi mesi sia soffermarsi sulle dissonanze e lasciarsi stupire.

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