Di tutto e di più

di Linda Zambelli

Non è difficile orientarsi a l’Havana, le strade sono un reticolo ordinato di linee orizzontali e verticali.
L’urbanistica della città moderna segue il rigoroso impianto ortogonale dell’accampamento romano, le vie si chiamano con numeri, dal mare verso l’interno le strade orizzontali sono numeri dispari crescenti, mentre quelle verticali sono lettere e numeri pari.
Cercare di raggiungere luoghi o locali suggeriti da guide, amici o passanti, è come giocare a battaglia navale in prima persona, stile Jumanji. A volte si colpisce, altre si viene affondati. Infatti quello che può apparire come uno schema ordinato nella pianta, perde ogni connotazione qualitativa se si parla di tutto ciò che sorge e vive in superficie.
Calle Infanta, La Habana La vita nelle strade della città è caotica, disordinata e rumorosa. I marciapiedi sono affollati di venditori ambulanti, persone che si spostano e persone che spostano ogni tipo di merce pensabile, dai televisori ai materassi, dalle poltrone ai maiali appena squartati.
Le vie sono adornate da liane di fili del telefono e cavi della luce e trafficate da macchine che percorrono rotte precise ad alta velocità e sembrano uscire da ‘il Padrino’.
Per quanto riguarda l’architettura a l’Havana vige un solo stile: La Qualunque. Non è raro trovare nella stessa calle, una accanto all’altra, casette coloniali in stile barocco o neoclassico (con tanto di colonne e finti capitelli), grandi magazzini dalla facciata ‘moderna’ e dai colori vivaci, enormi e scarni palazzi sovietici, o resti di case in mattoni abbandonate al tempo.
Di fronte a questo cocktail architettonico molti potrebbero storcere il naso, invece a me piace tutto sommato. Mi sembra che rispecchi perfettamente lo spirito libero e sovrano del popolo cubano e la storia di migrazioni e mescolanze di questo paese, che nel suo dna conserva e amalgama tradizioni, ritmi e culture di diversi continenti, dalle Americhe all’Africa, dall’Europa fino al Medio Oriente.

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