Workshop in Giordania: un momento di confronto

di Cecilia Trevisan

Il 6 Dicembre scorso si è svolto ad Amman il workshop annuale dell’ONG Tamkeen fiels for Aids nell’ambito del progetto “Decent Work, Social Justice and Freedom of Association in The Middle East and North Africa”, co-finanziato dall’Unione Europea  e di cui ARCS è focal point per la Giordania.

Il tema del workshop è stato “The status of female workers in the agricultural sector – Realities, Opportunities and challenges”, con l’obiettivo di mettere insieme le raccomandazioni da parte di vari attori del settore come associazioni che si occupano dei diritti dei lavoratori agricoli, sindacalisti,  capi di aziende agricole, membri del governo e lavoratori stessi al fine di diffondere best practices, criticità e strategie d’intervento per migliorare il lavoro delle donne in agricoltura. Le raccomandazioni verranno poi raccolte in una ricerca che sarà pubblicata a breve.

La prima parte del workshop e’ stata dedicata alla presentazione di uno studio realizzato da Tamkeen in alcune zone della Giordania come ad esempio la Jordan Valley, al confine tra Giordania e Palestina, con la più alta concentrazione di aziende e cooperative agricole. Dagli incontri con gli operatori del settore e i lavoratori stessi, è emerso che l’80% dei lavoratori agricoli e’ costituito da donne, le quali sono impiegate in media dalle 12 alle 13 ore al giorno con un salario che può variare da 1,25 a 1,50 dinari  giordani all’ora, raggiungendo un salario mensile di circa 300 dinari (360 euro) che varia da stagione a stagione. Oltre alle molte ore di lavoro e ai salari molto bassi, i datori di lavoro molto spesso non forniscono né assicurazione né previdenza sociale anche perché nella maggior parte dei casi non esiste alcun accordo contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore.

A tal proposito, sono intervenute alcune donne lavoratrici che hanno denunciato le cattive condizioni di lavoro nel loro settore, la mancanza di garanzie e lo sfruttamento da parte dei datori di lavoro. E un rappresentante del sindacato dei lavoratori agricoli ha ribadito la critica condizione lavorativa delle donne impiegate nell’agricoltura nel Paese ed ha sottolineato la mancanza di regolamentazione e tutele per questi lavoratori da parte del governo.

La seconda parte del workshop  ha visto la partecipazione di un rappresentante del Ministero del Lavoro che ha sottolineato la poca sensibilizzazione dei lavoratori sui propri diritti e l’alto tasso di stranieri che lavora nel settore (soprattutto siriani, egiziani e  palestinesi), elemento che ha portato al drastico abbassamento dei salari. Ha inoltre esposto la questione delle molestie sul lavoro da parte dei datori di lavoro: la maggior parte delle donne che subisce delle violenze invece di denunciare alla polizia o direttamente al Ministero lascia il lavoro per paura di ripercussioni da parte del capo.

Il dato più significativo che è emerso durante la giornata è che le donne nel settore agricolo non sono adeguatamente tutelate e per cambiare questa situazione bisogna rafforzare sia i network tra i lavoratori che coinvolgere maggiormente sia i sindacati che la società civile per fare lobby a livello istituzionale e ottenere delle risposte più concrete da parte del governo.

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