A Beirut con un training AIDOS per formare giovani operatori su resilienza e violenza di genere

di Ilenia Careddu

Cosa succede se parliamo di gender in Libano? E se parliamo di violenza di genere? In italia sino a pochi mesi fa si parlava addirittura di una teoria gender su tutti i giornali, e l’argomento ha causato non poco dibattito pubblico, oltre a manifestazioni di piazza.

In Libano abbiamo parlato di genere, di GBV (Gender Based Violence), di PTSD (disturbi post traumatici da stress) e di resilienza. Lo abbiamo fatto all`interno di un Community Center, un centro aperto a tutti, nato nel quartiere suburbano di Nabaa a Beirut all`interno di un progetto ARCS sostenuto dal partner locale Basmeh&Zeitooneh. Per quattro giorni una formatrice di AIDOS, Cristina, ha guidato un corso di formazione diretto al personale locale di Basmeh&Zeitooneh e per i Corpi Civili di Pace che intervengono sul progetto di ARCS.

In Libano, come in Italia, il divario di genere è molto alto. Durante il corso si è discusso di come la rigidità nel concetto di genere sia un’importante causa della violenza di genere e di come questo INQUADRAMENTO danneggi la società tutta. Abbiamo ragionato insieme sulla violenza, di qualsiasi tipo essa sia e delle conseguenze della violenza sul corpo e sulla mente, apprendendo strumenti preziosi per riconoscere i segni e sintomi del PTSD e di situazioni di violenza su donne, bambini, giovani, uomini.

La lezione teorica si è spesso arricchita di interventi e discussioni che hanno dato numerose occasioni di riflessione sulle situazioni problematiche che sono state riscontrate nel community center dai giovani operatori, spesso rifugiati essi stessi. Operatori resilienti e che attraverso il loro lavoro nel Community Center di Nabaa si fanno promotori essi stessi di attività che rafforzano la resilienza[1] degli abitanti del quartiere. Durante il training si è sottolineato ancora maggiormente quanto i gruppi di resilienza siano fondamentali e rappresentino un primo livello di cura fondamentale, un modo per sperimentare nuovamente e vivere i sentimenti di fiducia e sicurezza che vengono a mancare quando le esperienze della vita portano sofferenza.

Perché il nostro cervello è sempre in evoluzione e si modifica in base alle nostre esperienze. Lo scopo è quindi quello di far vivere esperienze che ricostruscano la fiducia e la sicurezza. Anche la nostra partecipazione è stata certamente un’esperienza che ha arricchito le nostre conoscenze, ma soprattutto uno strumento in più per essere capaci di intervenire nella maniera più adeguata in un contesto delicato come quello dove operiamo a Beirut.

[1] Il concetto di “resilienza” deriva dal mondo della scienza dei materiali, nel quale indica la capacità di un corpo di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi. Per analogia, nel mondo della psicologia, la resilienza indica la capacità di una persona di resistere alle difficoltà della vita senza farsi travolgere, la capacità di affrontare situazioni problematiche e complesse senza poi sentirsi stressati ed esauriti, bensì rinforzati e migliorati.

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