Migrazione di ritorno e migrazione irregolare, un dibattito tra ONG

di Chiara Picchio

Giovedì 25 gennaio CIPSI è stato protagonista di un’affollata e stimolante sessione di Deb’ataya, una serie di presentazioni e dibattiti promossi dalla Piattaforma delle ONG Europee in Senegal (PFONGUE) e sviluppata attorno all’idea del tradizionale tè senegalese, l’ataya.

Sul tavolo c’era il tema della migrazione di ritorno e della sensibilizzazione sulla migrazione irregolare, che è oggetto del lavoro di così tante ONG e istituzioni che operano in Senegal. Anche se la percentuale dei senegalesi che emigra è molto piccola rispetto a quello che i media potrebbero mostrare (attorno al 5%), il valore economico delle loro rimesse verso casa equivale a ben 10% del PIL di questo paese, mettendo l’accento sul ruolo importante che la diaspora può giocare nel trainare lo sviluppo del Senegal.

Quattro ONG hanno condiviso le loro esperienze sul tema del dibattito: LVIA ha parlato dei risultati del reinserimento socio-professionale dei migranti senegalesi di ritorno, Village Pilote ha parlato del suo lavoro sulla formazione e integrazione professionale dei giovani di strada, finalizzato alla prevenzione della migrazione irregolare, e COSPE si è concentrata su aspetti di partecipazione dei giovani nei processi di governance e trasversalmente nelle questioni migratorie.

In questo contesto il CIPSI ha condiviso un aspetto specifico del progetto PONTI finanziato dal Ministero dell’Interno Italiano, quello della recente campagna di sensibilizzazione “TOOG SABAB TEKKI” (restare, intraprendere, riuscire) che mira a sensibilizzare donne e giovani senegalesi sul potenziale di rimanere ed investire il proprio futuro in Senegal.

Gli interventi hanno dato il via ad uno stimolante scambio di prospettive nella sala gremita di rappresentati delle società civile europea e senegalese. Si è parlato della necessità di coordinare le attività di tutti gli attori che operano nel settore della migrazione, così come di investire nella raccolta di dati sul potenziale che la diaspora rappresenta per meglio sostanziare gli sforzi di advocacy a livello istituzionale. È emerso poi il bisogno di puntare attraverso i progetti delle ONG non solo sul lato del sostegno economico, sia di migranti di ritorno che di giovani, ma anche e soprattutto sulla formazione e sullo sviluppo di uno spirito di intraprendenza che è da ultimo il vero motore della riuscita di qualsiasi progetto imprenditoriale.

Le 3 ore di confronto hanno di certo evidenziato il bisogno di continuare il dialogo tra gli attori che lavorano sulle migrazioni e lasciato aperta la strada a futuri scambi su questo complesso tema.

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