Vicini per incontrarsi

di Vanessa Gianni

E’ confusione quella che vedo e sento intorno.

Probabilmente è parte e dentro di me, ma bussa ed esce fuori come se fosse una diretta conseguenza del fermarmi a pensare dove sono.

Chi ho a fianco? Lui o lei  sono un libanese, un siriano, una palestinese, un’ armena, una cingalese, un etiope, … Lei o lui sono un migrante economico, una maid, un rifugiato, una bambina, un ragazzo, una donna.

Hanno cucito la loro presenza qui, trovando uno spazio alle volte davvero piccolo, in questo tessuto di lingue, religioni, partiti politici, ripostigli, garage e tende. Coesistono e resistono in un equilibrio precario, ai miei occhi sorprendente.

Ci si incrocia nella quotidianità, di sfuggita entrando ed uscendo da un taxi, o ci si incontra. Il racconto diventa una scelta consapevole, fatta seduti sul divano di casa, in cui si parla di cio’ che si e’ disposti a mostrare. Basta un ‘tfaddali’, prego, ed accogliere sembra essere un gesto comune.

Ripercorro mentalmente i discorsi di chi vorrebbe riprendere gli studi interrotti o perfezionare il proprio inglese, tornare a casa o partire per l’ Europa alla ricerca di un riscatto più che di una ‘terra promessa’.

Penso a quando ho provato a capire la rabbia di Al per quella che ritiene una realtà corrotta, la nostalgia di Ali per i suoi familiari che viene fatta tacere con chiamate quotidiane, e la speranza della fidanzata di Fares di sposarsi, chissà tra due anni, quando dice che torneranno in Siria e lui non sarà in obbligo di prestare servizio militare.

Le parole sono piene di emozioni, e la loro testimonianza diretta mi scuote.

Mi chiedo quanto vicini dobbiamo stare per ascoltarci davvero.

Può bastare solo un divano grigio, giallo o blu.

Spero che ogni tanto piova, per riordinare i pensieri, ma oggi c’ è il sole e l’ aria non è poi così irrespirabile.

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