Bandiere

di Silvia Gabbatore

Pochi giorni fa, qui a l’Avana, si è realizzata una piccola manifestazione in ricordo della vittoria contro il colpo di stato organizzato dagli Stati Uniti a Playa Giron. In Calle 23, all’angolo con la Calle 12, i preparativi erano in corso da settimane: molti edifici sono stati ridipinti, gli alberi potati, le strade pulite. Alla fine, il 16 aprile, sono apparsi dei lunghi stendardi con i colori della bandiera cubana, blu, rosso e bianco, su tutti i lampioni della via.

La bandiera nazionale, qui a Cuba, è presente in moltissimi luoghi, molto di più che in Italia. L’unico altro paese da me visitato che compete con Cuba (e probabilmente la supera) in termini di ossessione per la propria bandiera è Israele, dove la stella di Davide appare davvero in ogni angolo, oggetto e casa dei quartieri e delle colonie israeliane.

In effetti, il processo di formazione della coscienza nazionale dei due paesi ha attraversato delle tappe simili, come l’idea di vivere in uno stato di costante accerchiamento e pericolo (le storiche persecuzioni antisemite per Israele e i persistenti tentativi di colpo di stato da parte degli Stati Uniti per Cuba). Eppure, mi sembra che le idee su cui si basa la costruzione dei rispettivi popoli siano molto diverse, quasi divergenti. Ci dice il filosofo argentino Laclau che per formare un popolo occorre tracciare una linea che divida una società in due campi antagonistici. Israele ha deciso di fondarsi, tra le altre cose, sull’esclusione di un altro Stato, quello palestinese, le cui due esistenze contemporanee non sembrano compatibili, mentre Cuba dall’esclusione dello sfruttamento e del colonialismo.

Credo che abbia senso fino ad un certo punto chiedersi se questo tentativo di liberazione sia riuscito o meno. Ciò che occorre conservare della Rivoluzione cubana è proprio il tentativo in sé, attuato a prescindere dai mezzi e dalla situazione di partenza, di costruire storicamenteuna società più giusta, dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non avesse più spazio.

In novembre, poco tempo dopo essere arrivate qui, ci fu un’altra manifestazione sul Malecón, in ricordo del rivoluzionario Camilo Cienfuegos, scomparso in circostanze poco chiare durante un viaggio in cui sorvolava il mare. Il lungomare habanero si era riempito di persone di ogni età e mestiere. E benché non senta particolarmente mio il tema delle bandiere nazionali, se dovessi pensare a quella cubana, non potrei che associarla all’immagine di un anziano signore che quel giorno, mentre lanciava un fiore in acqua, continuava a sventolare una bandiera simbolo di una scommessa che, io credo, non possiamo ancora permetterci di perdere.

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