Il racconto del workshop fotografico a Cuba

 di Silvia Gabbatore, volontaria nell’ambito del Servizio civile nazionale all’Estero

Cuba è un paese complesso, che non si può inquadrare in un’interpretazione univoca. C’è chi la visita con il solo obiettivo di godersi una vacanza ai Caraibi, lontano da ogni pensiero e preoccupazione quotidiana, e chi invece non può fare a meno di identificarla con una serie di fondamentali scommesse politiche e storiche che, in qualche modo, ci hanno interrogato e coinvolto in modo diretto nella nostra storia recente.

Il visitatore straniero che raggiunge questa isola lo farà dunque con obiettivi e con aspettative a volte anche molto diverse.

Chi decide di partecipare ad un workshop di fotografia sociale dovrebbe ben essere consapevole che non lo aspetterà una vacanza spensierata, composta solo da spiaggie bianche e mojitos, e a maggior ragione se ad organizzare il workshop sono Arci-Arcs ed il fotografo Giulio Di Meo. Ritmi serrati e alloggi non sempre a quattro stelle fanno parte di un’esperienza che, pur faticosa, consente di gettare uno sguardo privilegiato su alcune zone del paese altrimenti fuori dai circuiti più classicamente turistici.

Quest’anno il workshop si è svolto in una vasta area, dalle cittá di Cienfuegos e Trinidad ad alcune comunità montane incastonate nel più recondito Escambray, fino ai pacifici villaggi di pescatori della costa sud. Il viaggio ha coinvolto un nutrito gruppo di appassionati di fotografia cubani e italiani, i quali hanno condiviso non solo le reciproche competenze tecniche, ma anche esperienze di vita, visioni del mondo e più di qualche risata. Senz’altro questo tipo di turismo non è immediatamente identificabile con quello al quale la maggior parte di noi è probabilmente abituata, ma allo stesso tempo permette di approssimarsi al modo in cui la maggior parte dei cubani vive, al modo in cui pensa, alle attività che svolge quotidianamente.
Quasi tutte le persone che abbiamo incontrato ci hanno accolto nelle loro case, hanno condiviso con noi parte della loro storia personale, si sono lasciate osservare (e fotografare) mentre lavoravano, cucinavano, lavavano i vestiti.

A volte saremo sembrati loro un po’ buffi nel nostro pignolo documentare attività che, per loro, non hanno probabilmente alcun valore particolare. Siamo stati circondati da bambini che, appena intravista la macchina fotografica, si mettevano in posa e ci chiedevano se avevano qualche dolcetto per loro. Abbiamo visto cascate isolate in mezzo al verde e file di turisti connessi nei pochi wifi point disponibili in cittá. Ci siamo fatti la doccia al freddo, siamo stati punti dalle zanzare e abbiamo dormito in letti durissimi.

Tutto questo senza lasciare da parte uno dei motivi principali che ci ha portati qui a Cuba: la fotografia. Giulio Di Meo ha saputo essere una guida per tutti, dai più esperti ai novizi, cercando sempre di valorizzare lo stile personale di ognuno. Ogni sera, durante il commento collettivo delle foto realizzate durante il giorno, è sempre stato attento a dedicare a ciascuno il tempo necessario per consigliarlo ed aiutarlo a correggere eventuali errori. Del resto, al termine del workshop, tutti i fotografi hanno riscontrato di essere migliorati nel loro stile e nella loro tecnica.

Come partecipanti non possiamo che ringraziare sia Arcs che Giulio Di Meo per aver organizzato anche quest’anno un’esperienza di alto livello, sia umanamente che professionalmente, e ci auguriamo di poterci incontrare di nuovo a Cuba (o chissà, altrove) per il workshop del prossimo anno.

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