Cuba Mantua: Come si garantisce la partecipazione attiva di beneficiari e istituzioni

di Federico Mei, coordinatore ARCS a Cuba

Dopo 260 km e ben 4 ore e mezza di macchina, visto che gli ultimi 110 sono in condizioni penose, io, la coordinatrice locale del progetto, la presidente ACTAF di Pinar del Rio e un cameramen dell’AHS – Associazione Hermanos Saiz, siamo di nuovo a Mantua questa volta per celebrare il Comitato di Coordinamento e di Acquisto del progetto.

Mi sono già soffermato varie volte a descrivere la particolarità della cooperazione internazionale a Cuba, spesso lamentando complessità e burocratismo, ma anche elogiando alcune scelte come appunto l’istituzione di questi due Comitati che garantiscono piena condivisione e gestione partecipata dei progetti tra i partner, i beneficiari e le istituzioni locali.

Il primo che si riunisce ogni 3 mersi circa, è composto da rappresentanti dei partner, dei beneficiari e delle istituzioni locali e centrali di competenza. Ha il fondamentale compito di accompagnare la direzione del progetto nella presa delle decisioni visto che è attraverso di esso che si garantiscono le risorse locali, le autorizzazioni e ogni altro aspetto che permette l’effettiva realizzazione del progetto. Ha inoltre il compito di monitoraggio ed è il solo che può approvare modifiche al progetto originario.

Il secondo, composto dai partner e dai beneficiari e a cui sono invitate a partecipare anche le istituzioni competenti, decide invece sugli acquisti da fare analizzando le diverse offerte richieste ai fornitori e approvando le scelte sulla base di un voto maggioritario.

La sala è affollata, a parte noi sono presenti almeno 3 rappresentanti di ognuna delle 3 cooperative (direttore, amministratore e contabile), i professori del locale centro universitario, rappresentanti del municipio di Mantua, il tutto sotto la direzione attenta del Delegato del Ministero Agricoltura Cubano del municipio.

Vengono esposti i temi e viene quindi lasciata la parola a tutti coloro che vogliono esprimere la propria opinione. Molti degli interventi non fanno riferimento direttamente al progetto se non ad azioni collaterali però indispensabili al successo dello stesso. È il caso della cooperativa Las Clevallinas la cui strada di accesso alle stalle è stata interrotta da una frana e si chiede l’intervento del governo affinchè la liberi.

Si affronta poi il tema del caseificio (un nuovo progetto che prenderà avvio nel 2019 ma che occorre programmare già da ora vista anche la sinergia con il presente) e di come garantire la materia prima necessaria, il latte, al suo funzionamento. Per noi sembra un tema scontato ma in questo paese non lo è visto che la maggior parte del latte viene contrattata dallo stato che lo invia tutto alla centrale del latte del capoluogo. È compito quindi del Delegato esporre le varie ipotesi che tengono conto della maggiore produzione di latte realizzata grazie al progetto, la possibilità di ricontrattare le forniture con lo Stato e l’incidenza dello stesso governo locale che ritiene prioritaria l’installazione del caseificio per garantire alla popolazione latticini e derivati sempre rari perché devono arrivare dall’esterno. La discussione continua fino a quando non si stabilisce la via da seguire e si indicano le diverse responsabilità tra cooperative, governo locale e ministero.

Dopo 2 ore si passa al tema successivo e cioè la valutazione delle offerte degli acquisti da effettuare. L’eccitazione è palpabile perché per un contadino di queste terre avere a disposizione un trattore con aratro vuol dire moltiplicare il rendimento del lavoro in meno tempo e soprattutto con meno sforzo fisico.

I prezzi dei macchinari agricoli sul mercato internazionale però, grazie anche alle bizze degli USA con l’imposizione di dazi su acciaio e alluminio, sono aumentati notevolmente rispetto a 3 anni fa quando si presentò il progetto, per cui ora occorre fare delle scelte e puntare sulle attrezzature più necessarie e urgenti. Il dibattito in realtà scivola senza grandi problemi in quanto senza l’intervento del progetto comunque le cooperative non avrebbero ricevuto mezzi quindi anche se occorre eliminare qualche cosa poco male.

Alla fine si fa quadrare il budget disponibile senza grandi sacrifici e tutti concordano di aver fatto un buon lavoro.

Il tutto si chiude con la redazione dei report e la firma degli stessi da parte dei vari responsabili mentre già si allestisce la tavola con “el almuerzo”, un pranzo leggero prima di tornare al lavoro.

La soddisfazione in ogni caso è palese e tutti posano con allegria per la foto di rito.

Noi riprendiamo la strada per Pinar del Rio consapevoli di dare un importante contributo alla crescita di questa piccola comunità ma sapendo che di strada da fare, anche in senso letterario, ce n’è ancora molta.

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