Quando la “saudade” varca i confini

di Marina Lopes, volontaria nell’ambito del progetto Youthquake

È già passato un altro mese e abbiamo continuato a viaggiare, imparare, conoscere tante persone e culture, abbiamo anche fatto visita e ricevuto altri volontari. Questo mese voglio ricordare in particolare due eventi: una cena internazionale e una visita a Fondazione Casa Del Sole (casa per ragazzi disabili).

La cena internazionale ha riunito quattro nazionalità (portoghese, italiana, spagnola e messicana), diversi sapori gastronomici e anche una colonna sonora che è passata dal fado alla rumba. Abbiamo parlato in Italiano, Portaliano e Italianhol, sempre con una buona comprensione. È stato veramente bello e memorabile. Condivido la mia cultura con tanto orgoglio e soddisfazione quanto incontro altre culture, perché ad un certo punto non siamo più portoghesi o europei, siamo persone provenienti da luoghi diversi che trovano qualcosa che li unisce.

La visita a Fondazione Casa Del Sole è stata veramente interessante per conoscere un po’ del lavoro che svolgono.  Abbiamo visto le prove per un teatro dove i ragazzi rappresentano alcuni aspetti delle loro disabilità. L’obiettivo è, in parte, demistificare la disabilità e farla vedere come una caratteristica della persona. Sottolineo questa visita perché il lavoro che fanno è lodevole e, soprattutto, lo è l’ambiente di rispetto e affetto che riescono a creare.

Infine, è impossibile non parlare della sensazione che inizia ad affermarsi in me: è spesso detto che “saudade” è una parola senza traduzione, però io dico che si può sentire oltre i confini. Adesso che il ritorno si sta avvicinando, sento un misto di “saudade” della mia casa e, anche, una premonizione di “saudade” di quella che è stata la mia casa durante questi ultimi mesi. Così non si appartiene più al luogo in cui si è nati per appartenere a tante altre case.

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