Soccorrere vite umane per salvare la democrazia

di Silvia Stilli

L’art.10 della nostra Costituzione afferma l’assunto della conformità dell’ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute: su tale base è regolata la condizione giuridica dello straniero e il diritto ad essere accolto per chi richiede asilo in quanto vede negati i diritti e la libertà.

C’è poco da sbraitare: se si intende respingere gli immigrati che ci chiedono rifugio, scappando da violenze, guerre, violazioni di ogni diritto essenziale, morte per fame e povertà, allora occorre che cambiamo la nostra Costituzione. Le principali norme internazionali cui si richiama hanno come primo riferimento l’art.1 della Dichiarazione Universale Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), che cita testualmente: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Segue la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato (1951), che all’art.33 sancisce il divieto d’espulsione e rinvio al confine.

Quindi, oggi come un anno fa, ogni respingimento del popolo in cammino verso la speranza ai confini a Ventimiglia o lo sbarramento alle navi umanitarie del soccorso in mare alle entrate dei  nostri porti è illegale. Il livello di disumanità raggiunto dall’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini è il più grave e pericoloso da quando si affronta il tema migratorio nel Paese: mette in discussione libertà e diritti fondamentali su cui si basa la democrazia da secoli nel mondo ed esprime con chiarezza e determinazione l’obiettivo di limitare l’azione delle ong controllandone direttamente le fonti di finanziamento.

Questa la sua dichiarazione che annuncia una prossima informativa rispetto alla provenienza delle sovvenzioni alle ong: “io amo il volontariato ma quando leggo che dietro certe organizzazioni c’è Open Society di Soros, qualche dubbio inizia a venirmi su quanto sia spontanea generosità”. Così, senza accuse e prove fondate, si cerano i dubbi nell’opinione pubblica sulla trasparenza dell’agire di organizzazioni italiane e fondazioni internazionali.

La porta è aperta ormai per intervenire, ripeto, oltre ogni limite di legalità. Questo devono comprenderlo tutti, soggetti privati no profit e profit, autorità e istituzioni locali: non sono le ong o le cooperative e associazioni dell’accoglienza dei migranti nel mirino di Salvini, lo è lo Stato di Diritto. Facciamo un passo indietro nell’analisi, per coerenza: Marco Minniti, il predecessore del Ministro dell’Interno attuale, nell’estate scorsa ha aperto la porta ai respingimenti e ha iniziato lo scontro frontale con le ong impegnate nell’aiuto umanitario nel nostro mare inventandosi il famoso Codice di Condotta. Prima c’era  stato il passaggio delle indagini parlamentari sull’operato delle navi umanitarie impegnate nel soccorso in mare della Commissione straordinaria presieduta dal senatore La Torre, da cui nulla è emerso. Poi il Ministro Minniti non si è neppure opposto alle assurde accuse (risultate poi infondate) di favoreggiamento all’immigrazione clandestina per le medesime ong del Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. Tutto cancellato con la recente ‘assoluzione’ dell’associazione spagnola Open Arms, grazie al dissequestro disposto dal Gip di Ragusa della nave Proactiva. Purtroppo però da allora nacque l’idea di reato umanitario.

Nel corso di un anno terribile in questa Europa si sono susseguite misure che hanno avvalorato la criminalizzazione dell’aiuto e del soccorso: in Francia con i fermi di chi soccorre e ospita migranti entrati clandestinamente nel Paese; in Austria mettendo i militari ai confini; in Ungheria con Viktor Horban che decreta fuori legge tutte le organizzazioni che intendano aiutare o accogliere immigrati e richiedenti asilo. Le ong avevano chiesto per tempo un confronto con il Ministro Minniti, sostenute da parlamentari e dal Vice Ministro alla Cooperazione Internazionale della Farnesina, Mario Giro.

Oggi la possibilità di un dialogo con Salvini è sicuramente molto difficile e la situazione preoccupante. Cosa fare allora? Mantenere viva la richiesta di dialogo con il Parlamento in primis e con il Governo. Continuare nel nostro operato umanitario, di solidarietà e cooperazione internazionale per affermare diritti e pace e sconfiggere le ingiustizie. Non abbiamo nulla da nascondere, anzi, tanto da manifestare. Sappiamo quanto valga e sia indispensabile per i governi, le comunità, i partner nei Paesi, lo stesso mondo profit il nostro contributo nell’aiuto umanitario e nella lotta alle povertà, per lo sviluppo sostenibile.

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