Egitto, Libano e Giordania: nuovo intervento di ARCS al via

di Micol Briziobello

È in partenza un altro progetto promosso da ARCS in favore delle donne in situazione di particolare difficoltà in Egitto, Libano e Giordania. Il programma, finanziato dalla Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), intende fornire alle donne, sia rifugiate che non, gli strumenti per intraprendere un percorso di autonomia economica e sociale attraverso opportunità di lavoro e reddito. Questo attraverso formazioni specializzate finalizzate a potenziare o avviare la loro attività economica, grazie all’erogazione di fondi di dotazione e accesso al micro-credito.

Le attività previste si svolgeranno al di fuori degli insediamenti informali (mobile settlements) dove, in condizioni estremamente critiche, vive la maggior parte della popolazione siriana ospite nei tre Paesi. In Libano, il progetto sarà realizzato in Akkar e del Nord del Paese dove lo scoppio della crisi siriana ha inciso sui già delicati equilibri esistenti dato che il 77% delle famiglie è economicamente non autosufficiente (UNHCR, maggio 2018). Norme culturali e sociali di fatto fanno sì che le donne, siriane e non, dispongano di un limitato accesso ad attività generatrici di reddito e, laddove esistono, le cooperative femminili, soprattutto agricole, mancano di strumenti tecnici e materiali per poter competere sul mercato. Inoltre, gli uomini sono contemplati come i soli referenti della famiglia e, per questo, il tasso di partecipazione all’economica diminuisce drasticamente nel caso di donne sole e capofamiglia. Il progetto, pertanto, prevede il supporto a 75 donne interessate all’avvio/rafforzamento di attività imprenditoriali e a 2 cooperative femminili, grazie all’erogazione di fondi di dotazione.

In Giordania, le attività si svolgeranno nel governatorato di Ma’an (Qasabt Ma’an, Petra, Shobak e Wadi Musa), dove, in soli 3 anni, il tasso di disoccupazione è salito dal 16,7% al 21,9%[1], il più alto del Paese. La percentuale di donne capofamiglia sotto i 40 anni, principale fonte di reddito della famiglia rappresenta il 21% del totale[2]. Inoltre, anche nel caso dei siriani, sono gli uomini a fare domanda per il permesso di lavoro e quindi ad ottenere un impiego, escludendo quasi del tutto le donne dal mercato[3]: circa il 30% delle siriane nell’area ha bisogno di supporto legale per regolarizzarsi nel Paese e poter quindi accedere al mercato del lavoro. Il progetto, pertanto, supporterà le donne siriane nell’ottenimento dei permessi di lavoro che possano facilitare il loro inserimento nel mercato del lavoro e rafforzerà, homebusiness e cooperative femminili giordane esistenti e l’avvio di nuove attività per siriane e/o giordane.

In Egitto, le attività del progetto si svolgeranno a Damietta, New & Old Damietta. La maggior parte delle famiglie rifugiate, infatti, ha scelto di risiedere nel nord del Paese, (58% ad Alessandria e il 23% a Damietta)[4]a causa di diversi fattori quali la presenza di familiari e amici, pratiche culturali simili con le comunità locali, costo della vita più basso, minore densità di popolazione e condizioni climatiche miti. Date le restrizioni e la precarietà, le rifugiate siriane sono costrette a lavorare nel settore informale dove spesso mancano di protezione e sono soggette a condizioni di lavoro difficili, bassi salari e vessazioni da parte dei datori di lavoro. Il progetto, pertanto, cercherà di rafforzare l’autonomia delle donne, erogando 530 crediti a siriane ed egiziane che intendono potenziare avviare un’AGR/impresa femminile. Il progetto, della durata di 30 mesi, sarà implementato insieme a diversi partners italiani e locali, tra questi Aidos, Ricerca e Cooperazione, Un Ponte Per…, ProgettoSud, Mada, ARDD, la Noor al-Hussein Foundation e Caritas Egitto.

[1]Economic and Social Characteristics of the Poor (Aid Recipients) in the Governorate of Ma’an, Jordan Journal of Economic Sciences, 2017

[2]Jordan Journal of Economic Sciences, 2017

[3]Hani Al Khouri’s study, Strategies of Employment and Human Resources Development in Syria:

[4]Gennaio 2018 – Statistiche UNHCR

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