La mia esperienza con ARCS a Linguère

di Nertila Gjiplaku, volontaria in Senegal nell’ambito del progetto SOUFF

Ad un certo punto della sua incredibile vita Lin, il protagonista di Shantaram,  giunge alla conclusione che “Ogni battito di cuore di un uomo è un universo di possibilità. Ogni uomo ha la possiblità di cambiare il proprio destino . La verità è che fortuna o sfortuna non contano, non importa ciò che stai facendo: puoi cambiare la tua vita con un solo pensiero, con un solo gesto d’amore”.

Gli eventi della mia vita  spesso hanno scelto per me e io l’ho solo lasciata fare il suo corso permettendole di scorrere senza la consapevolezza di dove mi stava portando e delle possibilità che mi stava offrendo . Forse l’ho subita come spesso succede. Ma tutto mi ha portata alla consapevolezza che se la accetti senza nessun pregiudizio puoi trasformarla continuamente in una grande e infinita nuova possibilità: di questo gliene sono infinitamente grata. Tutto mi ha portata a volerle essere riconoscente.

Fare volontariato per me non significa fare semplicemente qualcosa per aiutare gli altri, significa riconoscenza e gratitudine per quello che abbiamo, significa  fare qualcosa che ci aiuta a nutrire l’essere umano che abbiamo dentro, significa aiutare se stessi e seminare altre infinite possibilità nelle vite degli altri. Lo trovo doveroso.

Quando ero piccola e vivevo in un villaggio dell’Albania, c’erano dei ragazzi che facevano volontariato e tra questi c’era una ragazza siciliana che faceva da postina tra la mia famiglia e mio padre, che ai tempi viveva in Sicilia. Facendo avanti e indietro con le nostre lettere ci regalava momenti di pura gioia. Un semplice gesto per me, che ha contribuito a farmi desiderare di poter fare qualcosa per gli altri, nella misura in cui mi é possibile.

Faccio volontariato da anni, come, quando e dove posso. In ultima ho sentito necessario partire per farlo in un luogo dove le persone sono quelle che una volta ero io, dove la gente desidera le stesse cose che desiderava mia madre negli anni ’90 in Albania; ho sentito la necessità di ricordarmi chi sono stata perché un po’ me ne ero dimenticata; ho sentito la necessità di fare un gesto concreto di gratitudine per quello che mi è stato concesso e di essere riconoscente tramite un’esperienza che, come spesso succede, sta aiutando anche me.

Quindi eccomi a Linguère, in Senegal, come volontaria di ARCS nel bellissimo progetto SOUFF. E che dire? Ho rafforzato un po’ di più  l’idea che nasciamo tutti uguali ma con possibilità diverse. Che da noi in Europa, troppe volte, le persone non riconoscono che sono semplicemente fortunate ad avere quello che hanno; che qua le persone non danno per scontati i  loro diritti o, più banalmente, la possibilità di avere la luce e l’acqua, cose di cui noi non abbiamo più esigenza di preoccuparci .

Sono circondata da persone che hanno dedicato le loro energie tramite il loro lavoro a cercare di migliorare il mondo e rendere la vita un po’ più “vivibile”. Un progetto pensato con la testa e il cuore da persone che mettono le loro conoscenze a disposizione di chi non ha avuto le stesse possibilità sforzandosi anche di capirne le reali problematiche.

Sono circondata da persone che sognano e che hanno necessità di una vita migliore, persone che negli occhi hanno la luce di una speranza più intensa della nostra .

Desidero ringraziare dal profondo del mio cuore  tutti voi per la possibilità che mi avete dato di stare qua, di conoscere la forza e la bellezza del Sahel, di vedere orizzonti che danno vita a tramonti dall’intensità a cui non ero abituata e che sto imparando a guardare senza paura delle emozioni, a volte enfatizzate, che mi fanno esplodere. Grazie per avermi dato la possibilità di relazionarmi con persone con una saggezza, un temperamento  e un’autenticità più antica e profonda della nostra. Grazie.

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