Libano: l’assistenza psicologica a bambini e adulti vittime di traumi

Le case sono vuote, però c’è una scuola. Io mi sono disegnato sul tetto perché andare a scuola è un diritto di tutti i bambini”. Questo è il commento di un piccolo partecipante alla sessione di Peace Education, durante la quale era stato richiesto al gruppo di chiudere gli occhi e dipingere su un foglio bianco le immagini che affioravano alla mente pensando alla “società”.

L’attività di Peace Education è facilitata da animatori di Basmeh&Zeitooneh, partner locale di ARCS nel progetto “Inclusione sociale, formazione e salute riproduttiva per donne e bambini dell’area di Naba’a, Burj Hammoud” finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Questo programma di supporto psico-sociale mira a rafforzare alcuni concetti chiave nell’educazione dei bambini, quali l’espressione di sé, la fiducia in sé stessi, l’identità, la comunicazione, il dialogo, la risoluzione dei conflitti e anche ad individuare bambini che durante le attività mostrino segni di disturbi psichici, in maggioranza associabili a Sindrome da Stress Post Traumatico (PTDS), affinché possano essere supportati psicologicamente.

Per rafforzare le conoscenze e le capacità tecniche dello staff locale, proprio tra il 18 e il 22 marzo si è svolta in Libano una missione organizzata da ARCS con il partner di progetto AIDOS, durante la quale la psicologa Cristina Angelini, esperta nel trattamento di vittime di violenza di genere e persone affette da traumi, ha affrontato le tematiche del primo soccorso psicologico, bambini traumatizzati e disagio psicologico avanzato.

La formazione, che ha visto partecipare la psicologa, assistenti sociali e animatori del Centro Comunitario, è stata quindi occasione per offrire assistenza tecnica per la gestione efficace dei gruppi, riconoscere le reazioni tipiche dopo un trauma e rafforzare il sistema di referral dei casi bisognosi di assistenza specializzata.

In aree marginali come Burj Hammoud e Naba’a, dove gli alti livelli di disoccupazione, povertà e lo scarso accesso a servizi basici creano forti tensioni a livello familiare, è facile incontrare bambini stressati e sofferenti. Nel caso di bambini rifugiati il trauma può essere anche legato a esperienze vissute nel loro Paese di origine, direttamente da loro o dai loro genitori o tutori. Le attività di supporto psico-sociale mirano a rafforzare la resilienza di questi bambini, aiutarli ad identificare un “posto sicuro” e le risorse a loro disposizione per affrontare le situazioni avverse.

Grazie al progetto, ad oggi più di 700 bambini hanno partecipato alle attività di Peace Education e oltre 2700 adulti hanno avuto accesso ai servizi di assistenza psico-sociale offerti dall’Information Hub.

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