Ayounkon: di caffè e ciliegie nella Valle della Bekaa

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di Adele Cornaglia

In un torrido pomeriggio d’estate, nella Valle della Bekaa, vicino Zahle incontriamo Zeinab e la sua famiglia. Dobbiamo recuperare un certificato medico per poter continuare le procedure ospedaliere prima dell’intervento della piccola.

Zeinab ha quasi due anni, soffre di cataratta congenita ed altre disfunzioni alla vista ad entrambi gli occhi, così come i suoi cuginetti Ali e Chaima di 2 e 6 anni. Grazie al progetto di ARCS “Ayounkon, migliorare l’accesso ai servizi di salute visiva nella valle della Bekaa” avranno accesso ad un’operazione di cataratta e occhiali da vista e finalmente potranno dare forma a tutto ciò che fino ad oggi rimane sfuocato ai loro occhi.

Così, in una via secondaria, tra i campi coltivati, incontriamo Khaled, lo zio, che ci sta aspettando. Ci fa strada verso una piccola stanzetta sopra una struttura in cemento dove allevano polli. Khaled e il papà di Zeinab sono cugini, arrivati in Libano con le loro mogli, 6 anni fa, da Idlib. Hanno trovato lavoro in questo piccolo allevamento della Bekaa ormai da qualche anno, qualche soldo ed una stanza dove crescere le proprie famiglie di 4 e 2 figli ciascuna.

Ma ora la paura sta crescendo, a seguito dell’azione del Ministero del Lavoro libanese contro i lavoratori stranieri illegali. I controlli sono più fitti, i datori di lavoro più schivi, chiudono negozi, il personale nei locali diminuisce, le aziende preferiscono non correre rischi e lasciare a casa lavoratori siriani, egiziani ed anche palestinesi, nessuna eccezione concessa. E nonostante le proteste si facciano sentire, anche sostenute da alcuni partiti politici, la situazione rimane in stallo ed i lavoratori nelle loro case.

Ed eccoci qui, nella valle della Bekaa, a bere caffè e mangiare ciliegie discutendo di ciò che ne sarà… Ad Idlib non si può tornare, le bombe continuano a cadere e la vita qui, in Libano, diventa sempre più incerta, i bambini crescono e mandarli a scuola e sostenere le loro cure ormai sempre più difficile.

Tra una tazza di caffè e l’altra i discorsi si ammorbidiscono, scherziamo insieme e poi arriva Chaima con un gran sorriso sul volto ed un pezzo di carta in mano. Tiro fuori una penna dallo zaino ed iniziamo a disegnare. Non servono colori ma forme ben definite per poter esser messe a fuoco e al resto, per ora,  ci penserà la fantasia.

Continua l’impegno di ARCS in Libano perché servizi essenziali come quelli di salute visiva siano accessibili a tutti coloro che altrimenti ne sarebbero esclusi con l’augurio, a tutti i bimbi come Chaima, che la tela della loro vita si riempia giorno dopo giorno di colori diversi.  

*Tutti i nomi sono stati inventati

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