PRO ACTION: disabilità e Giordania – Prima visita alle comunità coinvolte

di Yasmine Sallam, volontaria

A breve inizierà il nuovo progetto PRO- ACTION: protective and inclusive activities for children with disabililities” finanziato da UN-OCHA all’interno del Jordan Humanitarian Fund rivolto a bambini giordani e siriani.

Il progetto, implementato in partenariato con la ONG giordana Helping Hand to Merge Disabled people into Communityintende affrontare la problematica della disabilità sotto vari aspetti. Da una parte il progetto prevede un contatto diretto con i bambini portatori di disabilità attraverso la creazione di spazi dedicati, la distribuzione di strumenti assistivi e il supporto all’accesso di servizi riabilitativi; dall’altra invece mira a creare un clima favorevole e migliorare la concezione collettiva della problematica implementando diverse attività volte alla sensibilizzazione della comunità e alla formazione di personale a contatto con i bambini.

Tutte queste attività verranno implementate con il supporto e il coinvolgimento di tre Community Based Organizations (CBOs) già attive all’interno della comunità nella quale operano.

Lo staff di ARCS assieme allo staff di Helping Hand ha provveduto alla visita dei centri, rispettivamente uno a Karak (governatorato situato nel sud della Giordania) e due a Zarqa (governatorato vicino ad Amman). La scelta di intervenire in queste due municipalità non è casuale. Il sud della Giordania risulta infatti carente di servizi disponendo di un solo centro situato appunto a Karak a copertura di tutta la zona; equipaggiato per le visite specialistiche di vario genere tra cui oculistica, otorinolaringoiatra, e terapia riabilitativa lo scopo è quindi quello di facilitare l’accesso ai servizi per la popolazione.

La città di Zarqa invece risulta fra le più in espansione della Giordania visto l’elevato numero di rifugiati siriani che ha accolto dall’inizio della guerra e la presenza del primo campo profughi palestinese stabilitosi sul territorio nel 1949.

Il Basma Center, situato a Karak, è attivo da circa vent’anni ed è frequentato quotidianamente da circa 100 bambini la cui età va da un minimo di 2 anni sino a un massimo di 20. Il centro svolge un lavoro pedagogico, manuale e di supporto il cui scopo è l’autonomia dei bambini nelle questioni quotidiane ed un graduale inserimento nel sistema scolastico formale. Pochi sono i casi di ragazzi che continuano a frequentare il centro nonostante l’età avanzata e si tratta soprattutto di casi più gravi. Il personale del centro si aggira intorno alle 25 persone con il supporto di alcuni volontari.

L’Athar Association, centro situato a Rusayfah, una zona periferica di Zarqa, svolge più in piccolo e con meno utenza le stesse attività già sopra menzionate dal Basma Center. Il centro, fondato nel 2013 su base volontaristica, ha come obiettivo quello di migliorare, tramite attività di sensibilizzazione e coesione sociale, l’inclusione all’interno della comunità delle fasce più vulnerabili in modo da rendere bambini e ragazzi più consapevoli delle varie questioni sociali. Iniziativa interessante promossa dall’associazione a supporto delle famiglie seguite dal centro è il mercatino dell’artigianato, grazie al quale famiglie, producendo e vendendo i loro prodotti hanno la possibilità di sostenere le spese familiari.

Il terzo e ultimo centro coinvolto nel progetto è il Community Based Rehabilitation Center situato all’interno del campo profughi palestinese di Zarqa. A differenza dei primi due centri, quest’ultimo offre anche assistenza medica potendo contare all’interno del proprio organico su medici specializzati in diverse forme di disabilità. Oltre ad accompagnare il paziente durante tutto il processo di riabilitazione, il centro offre anche una formazione ai caregivers e quando possibile al paziente stesso per poter continuare la riabilitazione anche a casa con il supporto di strumentazioni non formali.

Questi tre centri sono stati selezionati sulla base della buona reputazione e della fiducia di cui godono all’interno della comunità, della già precedente esperienza di cui dispongono in questa tematica. Tramite il progetto questi centri, spesso sopraffatti dalle troppe richieste, verranno rafforzati ed equipaggiati in modo tale da aumentarne l’efficienza e fornire una più ampia risposta all’interno della comunità.

Nella seconda parte del progetto verranno organizzati 10 open days medici divisi fra i tre centri con lo scopo di visitare, diagnosticare e valutare i vari casi che verranno poi che verrano presi in carico dai vari centri.

Ulteriori incontri tra i vari attori coinvolti sono già previsti per delineare le diverse linee di intervento adatte alle esigenze di ogni singolo centro.

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