Proteste in Libano. Chiuso l’ufficio di ARCS a Beirut

di Giuseppe Cammarata

Il Libano brucia. Dopo gli incendi dei giorni scorsi, che hanno distrutto decine di ettari di boschi e macchia mediterranea, da stanotte diversi gruppi di persone in quasi tutte le città del paese, grandi e piccole, a nord al centro e al sud, protestano vivacemente contro l’aumento delle tasse dando alle fiamme pneumatici e bloccando gli accessi delle maggiori vie di comunicazione.

A Beirut il parlamento, ove si sarebbe dovuto decidere la nuova manovra finanziaria, è isolato e protetto dalle forze dell’ordine. Gente di tutte le età, condizioni sociali (moltissimi sono i giovani) e appartenenza politica, riproponendo gli slogan della “primavera araba” del 2011, hanno bloccato la strada per l’aeroporto, così come l’autostrada per il nord e quella per il sud. I passeggeri sbarcati dai voli in arrivo durante la mattinata sono ancora bloccati dentro l’aeroporto, in attesa. I negozi sono chiusi. Lo stesso le sedi delle ONG libanesi ed internazionali, agenzie delle Nazioni Unite, ospedali ed uffici pubblici.

Stanotte due dei quattro siriani che lavoravano al piano superiore di un negozio dato alle fiamme al centro di Beirut sono rimasti intossicati dal fumo e non sono riusciti a scappare. Un centinaio, al momento, i feriti accertati.

Il personale di ARCS, sia locale che espatriato, sta bene, è al sicuro nelle proprie abitazioni ed in contatto con l’ambasciata italiana. L’ufficio di Beirut rimarrà chiuso fin quando la situazione non sarà meno tesa.

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