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Roma: le sfide del Mediterraneo in discussione alla 5° edizione dei MED Dialogues di ISPI e Farnesina

di Ilenia Manetti*

Rome MED 2019, di cosa si tratta?

Inaugurata nel 2015, Rome MED, organizzata da ISPI – Istituto per gli studi di politica internazionale e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è considerata ormai la principale conferenza internazionale dedicata al presente e al futuro della regione mediterranea. Ogni anno vi partecipano leader di Governo, numerosi rappresentanti del mondo accademico e della società civile, esperti di fama internazionale e giornalisti che si occupano delle questioni dell’area.

Scopo principale dell’iniziativa è quello di tracciare un’agenda nuova e positiva che riveda gli approcci tradizionali di studio della zona mediterranea e arricchisca le analisi delle sfide e delle problematiche annesse, con soluzioni e suggerimenti nuovi e partecipati.

Articolata in tre giornate di incontri, dal 5 al 7 dicembre, la conferenza, dal titolo “MED – Mediterranean Dialogues, beyond turmoil a positive agenda”, ha previsto una prima giornata di MED FORA, nove sessioni a porte chiuse intese ad affrontare diversi argomenti, dalla cooperazione allo sviluppo alle migrazioni, dal ruolo di giovani e donne all’acqua; un’occasione per favorire il dialogo ed incoraggiare la cooperazione tra gli attori chiave della regione.

In questo contesto, ARCS ha preso parte al Cooperation Forum organizzato da AICS e CIHEAM Bari sul nesso tra cambiamento climatico e sicurezza alimentare nel Mediterraneo. La Vice-Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Emanuela Del Re, insieme al Direttore del CIHEAM Bari Maurizio Raeli e al Senior Advisor di ISPI Ugo Trambelli, hanno aperto i lavori di relatori istituzionali, accademici e del terzo settore: un dialogo sulle prospettive della cooperazione nella sfida al cambiamento climatico, attraverso la promozione dello sviluppo rurale e agricolo.

Nel vivo della conferenza

Venerdì 6 dicembre, l’apertura istituzionale del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Sono seguiti diversi panel di discussione, dibattiti, interviste, dialoghi e presentazioni di report.

Tra gli interventi più attesi della giornata: i dialoghi con i Ministri degli Affari Esteri russo S. V. Lavrov e quello turco M. Çavuşoğlu e il keynote speech dell’inviato speciale ONU per la Siria G. O. Pedersen. Quest’ultimo,in particolare, ha ricordato la necessità di un’azione congiunta della comunità internazionale e di un processo politico ampio per ottenere la stabilità del Paese ed arrivare alla pace.

Ampia partecipazione anche alla discussione “From competition to collaboration in the MENA region? Recomposing the geopolitical puzzle” animata dal Segretario Generale della Lega Araba A. Aboul Gheit, dal Ministro degli Affari Esteri libanese G. Bassil, dal Ministro delegato al Ministero Affari Esteri marocchino M. Jazoulie dal Presidente di Brookings Institution, J. R. Allen. I relatori si sono concentrati in particolare nell’analisi di quei fattori ritenuti indispensabili alla stabilizzazione della situazione in Medio Oriente e Nord Africa: la risoluzione della questione palestinese, il dialogo tra Paesi come Iran e Arabia Saudita, la collaborazione all’interno delle stesse società come unico mezzo per evitare conflitti ed estremismo, l’ascolto delle istanze dei giovani e la loro mobilitazione, l’investimento nell’innovazione.

Sicurezza energetica nel 21° secolo e impegno statunitense nella regione MENA, invece,  i principali argomenti di dibattito della terza e ultima giornata della conferenza. Ad intervenire in queste sessioni sono stati, tra gli altri, il Ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie T. El Molla, il Segretario Generale dell’International Energy Forum (IEF) S. Xiansheng, il Direttore dello staff di pianificazione delle politiche presso il Dipartimento di Stato americano, P. Berkowitz.

Diversi i dialoghi che si sono succeduti tra giornalisti e rappresentanti governativi, come i Ministri degli Affari Esteri indiano S. Jaishankar e  quello algerino S. Boukadoum.

È stato poi David Hearst del Middle East Eye a introdurre gli interventi tanto attesi del Ministro degli Affari Esteri libico M. T. Syala e dell’inviato speciale ONU in Libia G. Salamé. Quest’ultimo ha ribadito l’urgenza di un cessate il fuoco nel conflitto libico e la gravità delle possibili conseguenze, anche in ambito migratorio, in caso di persistenza dello scontro.

Ampia partecipazione anche al dialogo tra il Vicedirettore di Rai1 Franco di Mare e il Ministro degli Affari Esteri ad interim tunisino M. S. Bachtobji: il Ministro ha ricordato quanto la rivoluzione del 2011 abbia reso la gioventù tunisina ambiziosa e desiderosa di cambiamento e quanto la Costituzione del 2014 sia la prova non solo del desiderio di fondare uno stato di diritto, ma dell’impegno nella creazione di nuovi equilibri, prima inesistenti, tra poteri. Lo stesso Bachtobji ha inoltre ribadito la volontà di lanciare nuovi progetti per creare rapporti più forti tra province italiane e realtà locali tunisine.

La chiusura dei lavori

Dialoghi in chiusura quelli con C. Descalzi, CEO di ENI Spa, corporate partner ufficiale della Conferenza, e Paolo Gentiloni, neocommissario europeo agli affari economici, che nel 2015 lanciò la prima edizione di MED nelle vesti di Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Travolgente, infine, l’intervento dell’attivista T. Karman, Premio Nobel per la Pace, sulla guerra che ormai da quattro anni piega il suo Paese, lo Yemen, nel silenzio della comunità internazionale.

Conclusione ufficiale affidata agli interventi di Descalzi e del Presidente ISPI G. Massolo, seguiti dai keynote speeches del Ministro Di Maio e del Premier Conte che ha chiuso la kermesse con queste parole:

“L’acqua separa, ma al tempo stesso unisce. È vero che il Mediterraneo vive un momento di forte instabilità. Ma i Paesi della regione hanno un’antica consuetudine di interazioni che rifugge con forza una visione ristretta, puramente securitaria, la visione cioè di una regione da gestire esclusivamente in chiave di contrasto al terrorismo e di governo dei flussi migratori.
Il Mediterraneo allargato è molto di più. È una piattaforma unica, che va però affrontata con strumenti interpretativi e operativi aggiornati per promuovere una dinamica costruttiva, traendo insegnamento da quello che negli anni abbiamo realizzato con successo ma ancor di più da quello che non siamo riusciti a fare. Se l’era della “pazienza strategica” sembra a tratti esaurita, la fluidità degli scenari ci impone di essere ancora più ambiziosi e ancora più lungimiranti, guardando oltre il “giardino di casa” per ricomporre un rinnovato spazio mediterraneo, un nuovo patto euro-mediterraneo per la democrazia e lo sviluppo condiviso. Sulla riuscita di tale patto verremo giudicati dalle generazioni future”.


* Ilenia Manetti sta svolgendo un tirocinio formativo presso ARCS. E’ stata selezionata per partecipare a MED 2019 insieme ad altri 24 giovani appassionati di relazioni internazionali e interessati alla geopolitica dell’area mediterranea.


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