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Situazione in Libano: l’intervista a Giuseppe Cammarata

Improvvisamente il palazzo ha tremato, sembrava un terremoto. Abbiamo sentito un boato spaventoso: con le altre persone che sono con me ci siamo riparati in un luogo sicuro, poi siamo scesi in strada e abbiamo capito quello che era successo“. E’ la testimonianza all’AdnKronos di Giuseppe Cammarata, rappresentante in Libano di Arcs Culture Solidali.

Gli uffici dell’organizzazione si trovano a Furn el-Chebbak, zona di Beirut a tre chilometri in linea d’aria dal punto delle esplosioni che hanno devastato il porto e il centro della città. “Noi stiamo bene – dice Cammarata – e anche l’edificio dove siamo non è stato danneggiato. Nella zona, ci sono stati danni provocati dallo spostamento d’aria, come o vetri infranti. Il pericolo per le tossine nell’aria? Al momento non ho bruciori agli occhi o altri sintomi come infiammazioni alla gola o problemi respiratori. Questa mattina la città si è svegliata in un silenzio attonito, spettrale, che è poi stato interrotto dalle sirene delle ambulanze e dal rumore degli elicotteri dell’esercito“.

L’emergenza legata alle esplosioni arriva in un momento complicato per il Libano, che stava già fronteggiando le conseguenze sanitarie ed economiche dell’epidemia di Covid-19. ARCS è impegnata nelle attività di supporto alla comunità locale, operazioni che si aggiungono al tradizionale impegno della ong a supporto della popolazione locale:

Stiamo lavorando sostenendo i partner locali in attività in collaborazione con il governo, la Croce rossa-Mezza luna libanese e le agenzie internazionali. In questo momento, siamo impegnati nella raccolta sangue e nella distribuzione di viveri visto che al momento ci sono 300mila sfollati, un numero enorme“, ha aggiunto Cammarata.

Il Libano sta reagendo nonostante le difficoltà: “Questo Paese sta avendo una reazione sorprendente – ha continuato il rappresentante in Libano di ARCS -. C’è stata una chiamata alla solidarietà a cui tutti stanno rispondendo, il Libano sta facendo fronte comune per reagire. Anche l’appello del sindaco di Beirut, che ha chiesto a chi non ha necessità di restare in città di lasciarla per agevolare soccorsi e servizi, è stato ascoltato“.

Le reti di ong italiane ed europee chiedono il supporto della comunità internazionale in questo momento drammatico per il Libano. “Servono aiuti, risorse fresche per risollevare le già gravi condizioni del Libano, per l’emergenza rifugiati e le conseguenze del Covid. A breve sarà attiva una raccolta fondi dedicata all’emergenza attraverso i canali di Arcs e Arci“, ha concluso Cammarata.

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