Il progetto

progetto_conclusoIl Progetto “Afghanistan: attività di formazione e di sostegno alla società civile afgana nel processo di ricostruzione e riconciliazione nazionale (AID 9572)”è la prima esperienza di progettazione di ARCS nel Paese e nell’area.

Si tratta di un’azione cofinanziata dalla DGCS Mae nell’ambito delle iniziative di sostegno alla società civile previste dal Decreto per le Missioni Militari all’Estero, come impegno per la prossima realizzazione di una Casa della Società Civile a Kabul: impegno sostenuto da un ordine del giorno votato dai parlamentari alla Camera dei Deputati nel 2011 e ribadito nel 2012. 

Le azioni dell’iniziativa promossa dalla nostra Ong, in consorzio con Aidos, Nexus, CGIL, Oxfam Italia  e dalla Rete Afgana sono mirate al rafforzamento delle organizzazioni sociali impegnate per la realizzazione e gestione della Casa stessa: nell’arco di questo anno di attività si sono articolate in percorsi di formazione nel Paese e in Italia. All’interno del programma è anche previsto un preciso lavoro di ricerca sulle stesse ong afgane.

Nel mese di ottobre 2012 una delegazione di ong afgane, partner del progetto, è venuta a Roma per un percorso di scambio e formazione  con le associazione aderenti ad Afgana: in quell’occasione ha incontrato Parlamentari e forze di Governo,richiedendo un impegno per sostenere il processo elettorale nel Paese, a partire dalla promozione della partecipazione di donne e giovani, categorie più vulnerabili e ricattabili dalle forze ostili al percorso di democratizzazione del Paese.

Dal 30 maggio al 4 giugno 2013  in alcune realtà  afgane (Kabul, Mazar-e Sharif, Jalalabad), si sono tenuti incontri e seminari con relatori italiani organizzati dalle associazioni locali partner del progetto, con il sostegno delle università delle città coinvolte, su alcune tematiche: diritti,lavoro dignitoso, legalità, beni comuni, pace e post-conflitto,processi di partecipazione attiva della cittadinanza al rafforzamento democratico del Paese, a partire dal rapporto con la rappresentanza istituzionale locale. A conclusione di questo percorso formativo nel Paese, il 6 giugno all’Università di Herat  è stato organizzato il seminario  “Società civile afgana in transizione: ruolo, prospettive, sfide, opportunità”, a cui in particolare sono intervenuti:

  • Mirwais Wardak (Afghanistan: PRTO, Peace Training and Research Organization)
  • Elizabeth Winter (Regno Unito: LSE, London School of Economics)

Giuliano Battiston, già autore del primo studio italiano sulla società civile afghana, ha presentato i risultati della ricerca “La società civile afghana: pace, giustizia e aspettative per il post-2014”.

In contemporanea, come da impegno di progetto, è stata allestita e presentata al pubblico una mostra del fotografo Romano Martinis, con una lunga esperienza in aree di conflitto, che dal 2007 ha documentato in diverse zone del Paese i molti aspetti su cui la società civile è impegnata.  Si tratta della seconda mostra esposta nel recentissimo centro ACKU (Afghan Center at Kabul University), inaugurato nel 2013 e frutto dell’impegno di Nancy Dupree, che ha donato alla fondazione 70mila documenti sull’Afghanistan, raccolti con il marito in decenni di lavoro.

Tutte le iniziative citate si sono svolte con il sostegno e la collaborazione fattiva della nostra Ambasciata e dell’UTL di Kabul, in un clima abbastanza complesso e pericoloso, con la ripresa degli scontri da parte della guerriglia talebana, che hanno anche  portato anche alla dolorosa morte del militare italiano e agli attentati di questi giorni, sfociati nella strage a Kabul alla Corte Suprema di ieri.

Dal 17 al 21 giugno 2013 in Italia è stata presente un’altra delegazione di esponenti della Rete della Società Civile Afgana per incontrare parlamentari e forze di Governo, organizzazioni sociali italiane, al fine di riaffermare e delineare la continuità nella promozione alla partecipazione di cittadine e cittadini al percorso elettorale, attraverso il sostegno al lavoro capillare delle ong aderenti alla Rete e la costruzione della Casa della Società Civile a Kabul.

Nel mese di novembre 2013 è stata esposta alla Farnesina la mostra di Romano Martinis e presentata la ricerca pubblicata in 2 lingue (italiano ed inglese) realizzata da Giuliano Battiston.

Attualmente,le ong e associazioni italiane aderenti alla Rete Afgana, insieme alle ong partner nel Paese, stanno lavorando  su due filoni principali:

  • un accordo tra universitàafgane e italiane per promuovere la formazione e la creazione di un polo umanistico nella città di Herat mirato al tema dei diritti
  • il rafforzamento delle associazioni di donne impegnate sul tema dei diritti e dell’empowerment di genere, con particolare focus sul  monitoraggio della partecipazione al voto per le elezioni del 2014 , a partire dall’utilizzo dei media indipendenti

Il contesto

Il tessuto sociale afgano, è da considerarsi di primaria rilevanza nello scenario attuale. La frammentata composizione sociale, etnica e comunitaria del paese e della regione è oggi elemento di divisione e conflittualità anche in ragione del lungo periodo di conflitto, ma al contempo esprime potenzialità di dialogo e ricomposizione. Solamente sostenendo  la voce -fino ad oggi inascoltata- degli interlocutori locali e delle comunità, sostenendo possibilità di confronto e di concertazione collettiva, risulterà possibile identificare soluzioni e prospettive tendenti ad un processo di pace che coinvolga in modo diffuso i protagonisti locali. 

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