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19Ottobre2011 Il diritto all’educazione e alla cultura alla base della collaborazione tra Arcs, CGIL e YDD

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Il 17 e 18 ottobre l’Arcs e la Rete Internazionale Cgil hanno ospitato presso le loro sedi Mazen Jabari, direttore dell’Ong Youth Development Department (YDD) e responsabile per l’ANP delle politiche giovanili nell’area di Gerusalemme.

L’incontro è stato l’occasione per ribadire l’importanza del partenariato tra le tre realtà, che va avanti dal 1992. Si è chiesto innanzitutto a Mazen di fornire il quadro politico dei cambiamenti in atto in Palestina e delle ripercussione tra la popolazione palestinese delle rivolte nei paesi del Maghreb e dell’area mediorientale.

Questa la sintesi di quanto ci ha risposto. «La primavera araba e la questione del riconoscimento dello stato palestinese non sono direttamente collegate, ma sicuramente ci sono influenze. Per interpretare il quadro generale dobbiamo aver chiaro che la situazione del mondo arabo dalla II guerra mondiale in poi non è mai stata stabile dal punto di vista economico e politico. Ancora non si capisce come andrà a finire, basta pensare a quel che succede in Yemen e in Siria. I giovani percepiscono però che c’è la possibilità di cambiare, di scardinare i regimi militari, avere sistemi democratici e diminuire l’influenza straniera sull’area. L’occupazione risente di questi elementi. La richiesta all’Onu di riconoscere lo stato di Palestina è l’unica mossa politica che restava ad Abu Mazen, ma per gli israeliani non è ancora arrivato il momento e anche gli Usa si oppongono. Lo scambio di prigionieri con Hamas è un chiaro tentativo di indebolire la posizione di Abu Mazen, delegittimarlo davanti al suo popolo e rafforzare le divisioni interne. D’altra parte non tutta la società civile palestinese ha condiviso la scelta di Abu Mazen, osteggiata in particolare da Hamas e PFLP. L’ANP da parte sua non ha svolto la necessaria opera di informazione e sensibilizzazione sull’opportunità di questa scelta. A Gerusalemme la situazione è altrettanto complessa e la società civile pensa sia difficile, qualunque sia il prossimo passo, arrivare a una soluzione politica.

L’obiettivo condiviso da noi tutti, e su cui vi chiediamo un appoggio, è che prima di tutto si aiutino i palestinesi di Gerusalemme a conservare la propria identità culturale che è in continuo pericolo. Un esempio: in primavera il ministero dell’Istruzione israeliano ha comunicato che la municipalità di Gerusalemme avrebbe fornito i libri di testo.

In base agli accordi di Oslo, il programma scolastico a Gerusalemme deve essere uguale a quello della Cisgiordania. Il 6 settembre il comune ha iniziato a distribuire libri molto diversi da quelli palestinesi, soprattutto dal punto di vista storico e geografico. Come associazioni e ministero dell’Istruzione palestinese abbiamo preso tutte le iniziative per contrastare quest’iniziativa, ma è davvero necessario, al di là di come andrà a finire la vicenda del riconoscimento, non abbassare la guardia rispetto a diritti per noi fondamentali e su cui insieme abbiamo lavorato in questi anni: il diritto all’educazione e alla cultura devono di nuovo essere alla base della nostra collaborazione».

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