fbpx

20Dicembre2011 Appello del Cospe per la liberazione del blogger e attivista Alaa Abdel Fatah

Condividi

Pubblichiamo l’appello per la liberazione di Alaa Abdel Fatah, il blogger egiziano in carcere dal 30 ottobre, simbolo della lotta per la democrazia e i diritti civili in Egitto, appello lanciato da oltre un mese da COSPE per la liberazione di Alaa, per l’abolizione della legge di emergenza e dei processi militari ai civili. In calce all’articolo trovate il link della petizione per la scarcerazione di Alaa Abdel Fatah, che vi invitiamo a sottoscrivere.

UN APPELLO PER LA SCARCERAZIONE DEL BLOGGER E ATTIVISTA EGIZIANO IN CARCERE DAL 30 OTTOBRE Alaa Abdel Fatah, uno dei primi e più noti blogger egiziani (www.manalaa.net) è stato arrestato domenica 30 ottobre al Cairo con l’accusa di aver fomentato e istigato i disordini del 9 ottobre, giornata che passerà alla storia come “La strage di Maspero” (dal luogo dove si sono svolti fatti, sul lungo Nilo, non lontano da piazza Tahrir ndr). Alaa, figlio di un noto avvocato per i diritti umani Ahmed Seif El-Islam Hamed, amico ed ex collaboratore COSPE su progetti di educazione informatica per giovani, è stato tra i primi e maggiori attivisti della rivoluzione egiziana. Adesso si trova in carcere perché si è rifiutato di rispondere come civile a una corte militare che lo accusava. I processi militari a cittadini sono infatti illegali e denunciano uno stato di polizia e di violazione dei diritti umani che non è differente dal precedente regime Mubarak: dall’inizio dell’anno sono già 12000 i cittadini processati durante l’anno dall’Alta Corte dell’Esercito, e tra di loro molti sono quelli torturati e arrestati in seguito a manifestazioni e scioperi. Tra questi Alaa, accusato di fatto di essere tra i responsabili dei morti del 9 ottobre (circa 30 persone uccise e oltre 300 feriti) mentre i principali colpevoli sono proprio i militari, secondo un appassionato articolo che il blogger scrisse all’indomani dell’accaduto sul giornale indipendente “Al Shoriuk”.Nelle ultime settimane Alaa è diventato un vero simbolo della rivolta contro la giunta militare che continua a governare di fatto l’Egitto. Grazie alle pressioni da parte degli attivisti e alle campagne in favore della liberazione di Alaa, finalmente il caso del blogger è stato trasferito dai procuratori militari agli investigatori civili. Nell’ultima udienza del 13 dicembre però sono stati disposti altri 15 giorni di custodia allungando ulteriormente il periodo di detenzione arrivato a 45 giorni. Alaa nel frattempo è diventato padre di Khaled, il nome è in onore a Khaled Said, il ragazzo che fu ucciso dalla polizia ad Alessandria nel dicembre del 2010 e in memoria del quale sono state indette le prime manifestazioni anti regime.Alaa aveva già conosciuto il carcere quando, arrestato nel 2006 per la sua attività di blogger, venne rilasciato dopo 45 giorni di isolamento dopo una lunga campagna di mobilitazione in rete.  Alaa, ha molto seguito in Egitto e all’estero ed è abituato a resistere e lottare. Sta anche a tutti noi che abbiamo seguito con entusiasmo le rivoluzioni arabe non lasciare soli Alaa e i ragazzi di Tahrir: iniziamo firmando la campagna “Free Alaa” e la petizione, da inviare a Obama e al Congresso degli Stati Uniti, per porre fine alle ingiuste incarcerazioni, compresa quella di Alaa,  ai processi militari a civili e perché la legge d’emergenza (in vigore da 30 anni) venga finalmente abolita. Leggi e sottoscrivi la petizione “Free Alaa”: www.accessnow.org/page/s/free-alaa

paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti