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15Gennaio2012 Il progetto statunitense Joint strike fighter: la partecipazione e le spese militari dell’Italia.

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Pubblichiamo il testo dell’interrogazione al Ministero della Difesa sulla partecipazione italiana al programma statunitense Joint strike fighter (Jsf) F-35, che prevede la costruzione negli stabilimenti industriali di Cameri (Novara) del caccia bombardiere più caro della storia, l’ F-35.

Atto n. 3-02581


Pubblicato il 11 gennaio 2012
Seduta n. 654

VITA , NEROZZI , AMATI , ARMATO , BASTICO , CARLONI , CAROFIGLIO , CASSON , DE SENA , DELLA SETA , DI GIOVAN PAOLO , FERRANTE , PERDUCA , MARITATI , MAZZUCONI ,MONGIELLO – Al Ministro della difesa. –

Premesso che:
in tempo di tagli al bilancio e di stretta sul debito pubblico, fa molto discutere la partecipazione italiana al programma statunitense Joint strike fighter (Jsf) F-35;
131 cacciabombardieri potrebbero essere acquistati dal colosso Lockheed Martin, al costo di 15 miliardi circa di euro, oltre a quelli investiti finora nello sviluppo;
l’Italia è entrata nel programma Jsf nel 2002, come partner di secondo livello, assicurandosi ritorni industriali: gli stabilimenti dell’Alenia Aermacchi forniscono all’incirca 1.200 ali (pezzi cruciali, che comprendono le due semiali del velivolo, la fusoliera che le unisce, i pannelli e le nacelle). A Cameri (Novara), è previsto l’assemblaggio dei velivoli nostrani e la manutenzione di quelli alleati;
l’F-35 risulta essere il cacciabombardiere più caro della storia. Sarà pronto non prima del 2018: sette anni di ritardo, in cui si dovrà rimediare ad innumerevoli inconvenienti tecnici, emersi durante gli ultimi 12 mesi e confermati dal vice ammiraglio David Venlet, che segue il programma per conto del Pentagono. È una costante dei programmi multinazionali complessi: anche l’Eurofighter ha sforato il budget del 70 per cento e il cargo A400M costava più caro del 25 per cento già prima che decollasse. Il prezzo unitario del Jsf si aggira oggi intorno ai 101 milioni di euro, cresciuti per la deriva dei costi di sviluppo (con un aumento del 40 per cento) e di quelli di produzione (pari al 60-90 per cento a seconda delle versioni);
lo stesso Presidente americano Obama ha annunciato tagli pesanti alle spese militari (487 miliardi di dollari in meno che incideranno anche sull’acquisto dei nuovi aerei) e molti Parlamenti nazionali dibattono del costosissimo programma di armamenti;
dalla documentazione ufficiale del programma militare Joint Strike Fighter F-35, guidato dagli Usa, si evince che l’uscita del nostro Paese dall’accordo con altri otto Stati non comporta oneri aggiuntivi,
si chiede di conoscere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per uscire dal programma Jsf e ridurre le spese militari di fronte a manovre economiche tanto pesanti per gli italiani.
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