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30Maggio2012 L’Arci è vicina al popolo siriano e chiede la fine di ogni violenza e l’apertura di un processo di pace democratico

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Lo sgomento e il dolore per l’ulteriore strage di Hula, dove han perso la vita 108 persone tra cui 49 bambini e 34 donne, si unisce alla condanna più ferma del regime autoritario di Assad  e di ogni forma di violenza contro la popolazione civile. Siamo solidali col popolo siriano, siamo vicini alla sua sofferenza e alla sua domanda di pace, giustizia e democrazia.

Occorre fermare al più presto Assad e la sua macchina repressiva, che continua a usare armi pesanti, a bombardare con l’artiglieria il popolo siriano, occorre fermare ogni tipo di ricorso alla violenza, per impedire che venga violata la tregua, gli impegni presi nei confronti dell’Onu, per evitare altre vittime innocenti, per scongiurare che le armi chiamino altre armi, i morti altri morti, per impedire che si inneschi una spirale di violenza la cui unica vittima è sempre e solo il popolo siriano.

La comunità internazionale ha tutti gli strumenti politici, diplomatici per farlo. Dall’inizio della rivolta  quindici mesi fa dalle 10 alle 13mila persone sono state uccise, 700/900 persone al mese!

Quanti massacri, quante vittime bisogna contare ancora per ottenere una più alta e decisa assunzione di responsabilità della comunità internazionale finalizzata a imporre la fine della repressione, il silenzio delle armi, il rispetto dei diritti umani e l’avvio di un percorso democratico? Cedere alla sollecitazione di chi chiede più armi e comunque il  ricorso ad esse per rispondere all’uso continuo della forza da parte di Assad, celerebbe ancora una volta l’indifferenza della comunità internazionale verso il destino del popolo siriano, così esposto ai giochi dei potenti e dei loro equilibri nel Medioriente.Fermare Assad, imporre la tregua effettiva, il ritiro pieno dell’esercito dai dintorni delle città e dei villaggi, la fine di ogni violenza, aumentare considerevolmente il  numero degli osservatori Onu, garantire il rispetto dei diritti umani così come la sovranità, l’integrità e l’indipendenza della Siria, creare da subito le condizioni per l’apertura di un processo democratico che metta nelle mani dei siriani il proprio destino.

Confidiamo che la missione di Kofi Annan si muova in questa direzione e che abbia pieno sostegno dalla comunità internazionale. Chiediamo al nostro governo di impegnarsi in tal senso in tutti gli ambiti internazionali a partire dall’Unione Europea. Siamo impegnati a dare piena solidarietà al popolo siriano collaborando a iniziative che coinvolgano anche la loro comunità in Italia.

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