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18Giugno2012 [esteri] L’Italia sostenga la società civile afgana e il progetto della Casa della società civile in Afghanistan

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La richiesta al sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura da parte delle reti della società civile afgana che sostengono l’«Iniziativa 30%» promossa dalla rete italiana Afgana

L’Italia deve continuare a sostenere la società civile afgana e il progetto della costruzione di una Casa della società civile in Afghanistan che aiuti il processo di aggregazione di tutte le forze che vogliono evitare che il Paese precipiti nel caos e perda le sue conquiste.

E’ il messaggio che i responsabili di diverse reti della società civile afgana hanno consegnato oggi in forma scritta a Kabul al sottosegretario agli Esteri italiano, Staffan De Mistura, a margine del vertice “Heart of Asia Ministerial Conference in Kabul” aperto oggi nella capitale afgana.

Durante l’incontro, ospitato nel pomeriggio nella sede diplomatica italiana e organizzato dall’ambasciatore Luciano Pezzotti, i delegati della società civile hanno anche reso noto al sottosegretario De Mistura il sostegno della società civile afgana all’“Iniziativa 30%” promossa in Italia da “Afgana”, la rete di associazioni, Ong, sindacati, accademici e cittadini nata nel 2007 a Roma.

L’iniziativa, lanciata nei mesi scorsi da “Afgana”, Tavola della pace e Rete Disarmo, mira a far si che per ogni euro risparmiato col ritiro delle truppe (al momento circa 4200 soldati che dovrebbero rientrare entro il 2014) 30 centesimi siano reinvestiti in Afghanistan. Proprio parte di questi fondi andrebbero a finanziare la “Casa della società civile”, una struttura di servizio per l’associazionismo afgano ma anche il simbolo di quanto si ritiene importante un ruolo attivo della cittadinanza.

I delegati hanno discusso con De Mistura anche dei contenuti del prossimo vertice che si terrà a Tokyo in luglio manifestandogli la preoccupazione che il ritiro delle truppe equivalga a un abbandono del Paese.

Tra gli invitati all’incontro col sottosegretario, i due delegati della società civile che parleranno al vertice di Tokyo – Samira Hamidi e Hayatullah Hayat – la giornalista Najiba Ayubi, l’ex parlamentare Ahmad Joyenda ora vicedirettore del centro di ricerca Areu e Ahmad Seyar Lalee della Rete per la difesa dei diritti umani.

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