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19Luglio2012 Una nuova legge della cooperazione: il COCIS per un vero processo di rinnovamento

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Per una nuova politica di Cooperazione internazionale serve una legge veramente innovativa, frutto di un cambio culturale profondo. Per questo COCIS, federazione che ad oggi riunisce 25 Organizzazioni non Governative, teme che una brusca accelerazione nel processo di approvazione di nuova Legge 49/87 ne comprometta l’efficacia.

E’ ormai largamente condivisa l’idea che la Cooperazione debba essere radicalmente ripensata alla luce dei nuovi equilibri economici e politici mondiali, della globalizzazione dei problemi, della nuova geografia della povertà, degli scarsi risultati prodotti dall’approccio tradizionale, dell’importanza del fenomeno migratorio anche per avviare processi di sviluppo umano e democratico dal basso, e finanche delle scarse risorse rese oggi disponibili da parte dei finanziatori storici.

Si rende necessario quindi un grande rinnovamento culturale, che metta in discussione l’intero sistema ma senza alcun tabù, a cominciare dalla ri-definizione delle finalità e delle modalità operative della Cooperazione internazionale. Saltando questo passaggio, sarà difficile anche tornare a far crescere i contributi pubblici.

Le OnG italiane, incluso il COCIS, coscienti del rischio per il futuro stesso della Cooperazione, lo reclamano da tempo. Il Ministro della Cooperazione internazionale, Riccardi, condividendo questa esigenza, ha promosso un forum a cui partecipano tutte le componenti pubbliche e private della cooperazione italiana, e che troverà le sue conclusioni a Milano il 1 e 2 ottobre prossimo. I risultati di una consultazione così ampia non sono scontati, non garantiscono di per sé un rinnovamento adeguato, ma daranno in ogni caso un forte contributo alla riflessione dell’intero Paese che sia i partiti che il Parlamento dovrebbero considerare come un indispensabile apporto per la stesura dei programmi elettorali e la formulazione di una nuova legge che consenta e favorisca la rinascita culturale.

Il processo avviato in contemporanea al Senato per la formulazione di un testo di legge  non costituisce un elemento in contrasto con questo processo, se lo accompagna. Permette, infatti, di far uscire il dibattito dalle dichiarazioni di principio per confrontarsi con decisioni concrete che in ogni caso devono essere prese. D’altra parte, tuttavia, un testo di legge formulato e approvato anche solo da un ramo del Parlamento prima che il dibattito sia giunto alle sue conclusioni naturali costituirebbe una ingessatura preventiva e stringente per qualsiasi seria proposta di cambiamento.

Aspettiamo una nuova legge sulla cooperazione da almeno 15 anni: la legge 49, nata durante la guerra fredda, fu veramente innovativa. Ora serve, però, una NUOVA legge, che sia il più possibile condivisa e che ci accompagni in questo nuovo sistema internazionale. Bruciare le tappe non serve.

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