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30Luglio2012 Le nostre proposte sulla riforma legislativa della cooperazione allo sviluppo

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Appunto per la Commissione Esteri del Senato sulla riforma legislativa della cooperazione allo sviluppo elaborato da AOI, CINI e LINK2007

Gli emendamenti al DDL 1744 qui presentati si riferiscono a due ipotesi di riferimento politico ministeriale, entrambe di grande peso politico:

A)                Il Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, alla Presidenza del Consiglio, con specifico Dipartimento,

B)                Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con delega al Viceministro per la cooperazione allo sviluppo (che partecipa al Consiglio dei Ministri).

Le Ong si sono già pronunciate, motivandone la scelta,  per la figura del Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione. Considerano in ogni caso che le due ipotesi debbano esser prese in considerazione in questa fase, al fine di essere valutate attentamente, con un confronto sereno e approfondito tra Parlamento, Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Ministro degli affari esteri, presidenza del Consiglio e i principali soggetti attivi della cooperazione allo sviluppo. A nostro avviso è in gioco la visione che l’Italia vuole avere del mondo e del suo ruolo nei prossimi decenni; e di questo, soprattutto, si deve tener conto.

A parere attento delle Ong entrambe le ipotesi sono realizzabili e nessuna delle due comporta maggiore spesa rispetto all’altra.

Il testo che uscirà dal Senato potrebbe poi essere migliorato dalle indicazioni che possono uscire dal Forum e che la Camera dovrebbe recepire. Abbiamo vissuto positivamente l’impegno dei Senatori a non modificare ulteriormente il testo dopo l’eventuale approvazione della Camera.

Riassumendo, le ONG intendono puntare decisamente e unitariamente, in particolare a:

  1. una nuova legge già in questa legislatura, approfittando dell’accelerazione del Senato; favorendo tutte le possibili necessarie sinergie tra Parlamento e Governo (e l’iniziativa Forum);
  2. una legge che preveda un alto riferimento politico: ministro della cooperazione alla presidenza del Consiglio, con specifico dipartimento (opzione a nostro avviso da privilegiare),  oppure viceministro agli esteri con partecipazione al consiglio dei ministri e piena delega sull’intera materia da parte del ministro degli affari esteri;
  3. un comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS), presieduto dal ministro o dal viceministro, al fine di definire gli indirizzi e la programmazione pluriennale e garantire la coerenza politica dell’insieme delle iniziative e il coordinamento in ambito governativo;
  4. un fondo unico per la cooperazione allo sviluppo, di cui il CICS, con il ministro o il viceministro, definisca la ripartizione sulla base degli indirizzi, delle priorità e della programmazione, al fine della maggiore efficacia dell’azione di cooperazione;
  5. un comitato inter-istituzionale che valorizzi la soggettività degli attori pubblici e privati, profit e non profit, la loro capacità propositiva e favorisca l’approccio di sistema;
  6. un’agenzia attuativa, in ogni caso; al fine di ovviare ai gravami burocratici propri di una DG di qualsiasi ministero (che sia diretta da un diplomatico o da un tecnico, nulla cambia); l’agenzia avrebbe infatti la possibilità di una maggiore autonomia gestionale e procedurale;
  7. la piena valorizzazione, a fianco degli altri soggetti, della specificità delle Ong di cooperazione allo sviluppo (che si sono distinte e si distinguono per competenza, autorevolezza sulla materia ed esperienza, rispetto a tutti gli altri soggetti).
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