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24Settembre2012 Osman Isci e’ già da quasi tre mesi in prigione: e’ tempo che la Unione Europea metta in pratica la sua strategia per i diritti umani in Turchia.

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Comunicato stampa della rete EuroMed
Le organizzazioni firmatarie esprimono la loro profonda preoccupazione riguardo la detenzione del difensore dei diritti umani Osman Isci nella prigione di alta sicurezza di Sincan, così come di altri 27 altri sindacalisti, detenzione che prosegue dalla fine di giugno 2012.

Rivolgiamo un appello urgente alle autorità della Unione Europea e dei suoi stati membri perché intraprenda una azione urgente e affronti il caso di Osman Isci e dei suoi colleghi incarcerati, in accordo a quanto stabilito nelle Linee guida sui difensori dei diritti umani, nel Quadro strategico e Piano di azione sui diritti umani e la democrazia, e in particolare nella Strategia locale per i diritti umani in Turchia.

Osman Isci e’ un molto noto difensore dei diritti umani specializzato sui diritti della minoranza Kurdi e sulla libertà di associazione e di espressione. E’ un membro del Sindacato dei lavoratori dell’educazione e della scienza (Egitim-Sen) affiliata alla Confederazione dei lavoratori pubblici (KESK). E’ anche un esponente della Associazione dei diritti umani e del Comitato Esecutivo della Rete Euromediterranea per i diritti umani.

Osman Isci condivide il destino di 234 sindacalisti, giornalisti e difensori, la maggior parte dei quali accusati di far parte di una rete di presunti terroristi -il Sindacato delle Comunità Kurde (Ksk) una organizzazione che le autorità dicono essere il settore urbano del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). Invece, le operazioni antiterrorismo della polizia e i procedimenti giudiziari hanno nei fatti colpito soprattutto esponenti pacifici dei sindacati, avvocati e giornalisti, così come attivisti Kurdi e pro-Kurdi.

Oltre la dichiarazione del 28 giugno sull’arresto di Osman Isci da parte Commissario per l’Allargamento e la politica di vicinato europea Stefan Fule, le nostre organizzazioni fanno appello urgente alle autorità europee e ai suoi stati membri affinché:

Chiedano alle autorità turche di mettere fine a tutte le forme di persecuzione -incluse le procedure giudiziarie anomale- contro i difensori dei diritti umani, in accordo non solo ai trattati internazionali e regionali ratificati dalla Turchia ma anche agli impegni presi dalla Unione Europea, che sono contenuti nelle sue Linee Guida sui difensori dei diritti umani del 2004 (riviste nel 2009), nel suo Quadro strategico e Piano di Azione sui Diritti Umani e la Democrazia adottati nel giugno 2012, e particolarmente nella Strategia locale per i diritti umani in Turchia della Unione Europea.

Assumano il caso di Osman Isci come emblematico e definiscano una strategia adeguata per il suo rilascio, in attuazione della Strategia locale per i difensori dei diritti umani adottata per la Turchia.

Inviino rappresentanti di alto livello della Delegazione dell’UE e delle ambasciate dei suoi stati membri a visitare regolarmente Osman Isci, per assicurare che le sue condizioni di detenzione siano rispettose della Convenzione sui diritti civili e politici del 1966 e che la sua integrità fisica e psicologica sia garantita in tutte le circostanze.

Mettano in contatto il Liaison Officer della Unione Europea per i difensori dei diritti umani e i contact point con delle ambasciate degli stati membri con gli altri detenuti attraverso i loro avvocati. Ricordiamo che alle Missioni Ue sono incaricate di visitare i difensori in custodia, in accordo con le Linee guida Ue sui difensori dei diritti umani (paragrafo 11.6) e la Strategia locale dei Diritti Umani in Turchia (punto 4).

Stabiliscano un dialogo con le autorità turche per ottenere il rapido rilascio di Osman Isci e dei 27 sindacalisti detenuti. Queste detenzioni, che vanno contro le disposizioni della Convenzione sui diritti sociali e politici, sono arbitrarie e mirate solo a sanzionare le loro attività in difesa dei diritti umani.

Garantire, finche’ il caso sara’ risolto, il sostegno finanziario necessario alla famiglia di Osman Isci e a quelle dei 27 sindacalisti, mettendo a disposizione immediatamente i fondi di emergenza per i difensori dei diritti umani in pericolo gestiti dalla EIDHR (strumento europeo per la democrazia e i diritti umani).

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