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28Settembre2012 Emergenza Siria. Necessari 487,90 milioni di dollari per assistere i rifugiati sempre più numerosi

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Le Nazioni Unite e le organizzazioni partner lanciano oggi un appello aggiornato da 487,9 milioni di dollari per fornire assistenza ai rifugiati siriani. Il Piano di Risposta regionale per i Rifugiati siriani (Regional Response Plan for Syrian Refugees) descrive le iniziative pianificate da 52 organizzazioni umanitarie, coordinate dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), per assistere i flussi sempre più consistenti di rifugiati siriani in arrivo in Giordania, Libano, Iraq e Turchia. Ad oggi, i rifugiati siriani registrati o in attesa di registrazione nei paesi confinanti sono 294mila, mentre a marzo 2012 erano 41.500, sette volte di meno. A fronte di tale incremento nel numero di rifugiati, la risposta umanitaria si è rafforzata, dotandosi di un piano d’azione notevolmente ampliato che possa rispondere ai bisogni dei rifugiati siriani attuali, nonché degli arrivi futuri. Ogni giorno, dai due ai tremila rifugiati attraversano i confini per entrare nei paesi confinanti. Panos Moumtzis, il Coordinatore regionale dell’UNHCR per i rifugiati siriani, ha riferito che molti rifugiati arrivano portandosi solo i vestiti che avevano indosso al momento della fuga. I rifugiati hanno dunque bisogno di assistenza umanitaria fin dal momento dell’arrivo. Il perdurare delle violenze in Siria ha spinto le agenzie umanitarie a prepararsi a fronteggiare – tenendo conto dell’impatto sui paesi e le comunità locali che ospitano i rifugiati – un ulteriore aumento nel numero di rifugiati. L’appello dell’ONU del marzo scorso prevedeva che circa 100mila siriani sarebbero fuggiti dal proprio paese entro la fine del 2012 (un numero superato a luglio), mentre l’appello lanciato oggi stima che i rifugiati siriani nei paesi confinanti potrebbero raggiungere le 700mila unità a fine dicembre. La Giordania, il Libano, l’Iraq e la Turchia hanno dato l’esempio, lasciando aperti i propri confini per i siriani in fuga dalle violenze. I paesi confinanti non possono però sostenere un peso del genere da soli. Moutzis ha dichiarato che la comunità internazionale deve continuare a dimostrare solidarietà nei confronti di questi paesi. Le agenzie umanitarie hanno rafforzato i livelli di assistenza fornita per fronteggiare sia i numeri che i bisogni crescenti dei rifugiati, spinti dall’urgenza sempre maggiore di prepararsi ad affrontare i mesi invernali, particolarmente duri per i rifugiati siriani, oltre la metà dei quali è accolta in campi profughi, dove la maggior parte vive in tenda. 2 Il campo profughi di Zaatri, in Giordania, inaugurato a fine luglio, ospita oggi circa 32mila rifugiati siriani. Il campo di Domiz, in Iraq, vicino alla città di Dohuk, nel nord del paese, accoglie invece oltre 27mila rifugiati siriani. In Turchia, dove il governo si è assunto la responsabilità totale per la gestione dei campi profughi, la stragrande maggioranza dei rifugiati siriani è ospitata nei tredici campi esistenti, che accolgono quasi 88mila persone. In Libano, la maggior parte dei rifugiati vive in appartamenti in affitto o è ospitata da famiglie libanesi. Con i flussi in arrivo che non sembrano diminuire in alcun modo, crescono le preoccupazioni per la mancanza di alloggi disponibili. In Giordania, dove oltre la metà dei rifugiati vive in appartamenti in affitto o con famiglie locali, i nuovi arrivati vengono inviati al campo. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) è responsabile della distribuzione degli alimenti ai siriani ospitati nei campi, nonché a coloro che sono stati accolti dalle comunità locali, in tutti e quattro i paesi confinanti. Edward Kallon, Coordinatore dell’emergenza regionale rifugiati per il PAM/WFP, ha dichiarato che, con il flusso incessante di migliaia di siriani in arrivo nei paesi confinanti, aumentano i bisogni umanitari, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti. La risposta del PAM/WFP ai bisogni alimentari dei rifugiati in Iraq, Giordania, Libano e Turchia si articola in distribuzioni di alimenti, pasti caldi e, in maniera innovativa,di buoni pasto. Le donne ed i bambini costituiscono il 75 percento dei rifugiati siriani. L’istruzione e le cure sanitarie sono dunque entrambe tra le priorità identificate dal Piano. Stando alla Direttrice regionale per il Medio Oriente ed il Nord Africa dell’UNICEF, Maria Cavilis, la sfida cui bisogna far fronte a tutti i costi è garantire che tutti i bambini siriani rifugiati siano a scuola, immunizzati con tutti i vaccini e vestiti in maniera adeguata per i rigori invernali sempre più vicini. L’UNICEF è pronta a fornire tale assistenza, ma attualmente mancano i fondi per farlo. La versione aggiornata del Piano regionale di risposta vede la partecipazione di 42 organizzazioni non governative (ONG) nazionali ed internazionali, rappresentate, alla presentazione dell’appello, da Michael Penrose, Direttore umanitario di Save the Children International. Penrose ha dichiarato che le ONG sono in prima linea nella fornitura di assistenza umanitaria ai rifugiati ed alle comunità che li ospitano in tutta la regione, ma che sono necessari fondi molto più consistenti per poter assistere i rifugiati, il cui numero aumenta di giorno in giorno. I finanziamenti devoluti in favore del Piano di Risposta regionale per i Rifugiati siriani ammontano, ad oggi, a 141,5 milioni di dollari US, ovvero appena il 29 percento del totale.

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