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17Ottobre2012 Forum della cooperazione. Inaccettabile l’imposta sulle armi

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Un cambiamento irreversibile. Il Forum di Milano2ha portato al centro del dibattito e dell’interesse pubblico la politica e le pratiche della cooperazione internazionale, non più come elemento aggregato alla politica estera, ma come visione strategica, condivisa e unitaria, garanzia della “coerenza di tutte le politiche e il coordinamento fra le diverse istituzioni nazionali che operano a diverso titolo nella cooperazione, superando la frammentazione”. Lo dice il documento finale. 3 Non si può più tornare indietro alla prassi del nostro mondo politico di privilegiare di volta in volta le modalità di cooperare: quella economica oppure delle Ong e dell’umanitario; quella del multilaterale oppure bilaterale tra Governi.

Le priorità geopolitiche.
 La visione strategica del post Forum pone le basi perché le priorità geopolitiche siano definite insieme tra tutti gli attori, istituzionali e non, profit e no profit, sindacali, del cooperativismo, del mondo della ricerca e dell’università, della cooperazione dei territori. Le scelte dei processi di definizione delle linee strategiche forse vedranno ancora tentativi di frenare questa nuova visione di  partecipazione attiva, ma sarà possibile allora impugnare i documenti usciti dalle due giornate milanesi. La nuova cooperazione internazionale affianca al termine  “sviluppo” ineluttabilmente le priorità tematiche della pace, della democrazia, dei diritti umani, dei beni comuni e della  sostenibilità sociale.

Il nuovo partenariato globale. La fase preparatoria del Forum ha visto i gruppi di lavoro impegnati, da maggio a settembre, in un processo che ha permesso il confronto tra mission, storie, formazioni e approcci diversi, tra attori comunque convinti della giustezza del dialogo e del confronto, per la prima volta senza ‘palettì e senza rete. La sensazione diffusa è stata quella del bisogno di una spinta al cambiamento più forte di quanto si fosse fino a ieri immaginato. Le ong hanno costruito, in questi mesi, una strada nuova nelle mappe della solidarietà e della cooperazione internazionale, affermando il concetto di democrazia popolare (è stato scritto nei documenti ufficiali) , che non vuol essere subalterna a quella istituzionale: laddove al ruolo di Paese donatore vengono affiancati quelli di facilitatore dei percorsi di pace e dialogo, difensore dei diritti umani, promotore di processi democratici e di partecipazione attiva delle istanze sociali ed economiche. Anche su questo concetto non si possono più fare passi indietro. La grande sfida è quella dell’affermazione di una coalizione del mondo sociale della solidarietà e della cooperazione internazionale che tenga dentro anche la cooperazione dei territori. Nella logica di una partenariato globale di pari dignità, che privilegi le relazioni tra le genti e le comunità.

Lo schiaffo alla pace. Il documento del gruppo di lavoro preparatorio sulle priorità geopolitiche presentato nella plenaria del 1° ottobre ha identificato, tra le Regioni e i Paesi prioritari, quelli  “in cui avviare programmi ad ampio raggio per la difesa della pace, dei diritti umani e delle libertà, valorizzando la risoluzione pacifica del conflitti e l’esperienza dei Corpi Civili di Pace, anche attraverso la destinazione di maggiori fondi oggi utilizzati per l’acquisto degli armamenti e delle missioni militari alla cooperazione civile in quelle aree”. Peccato che nel documento finale pubblicato sul sito del Forum il 2 ottobre, tra i meccanismi innovativi per liberare risorse per l’aiuto, viene identificata, accanto alla coraggiosa proposta di emettere “titoli di solidarietà”, quella dell’imposta sulla vendita delle armi. Inaccettabile, perché va nella direzione opposta, in contraddizione e netta contrapposizione con quanto sopra riportato, dando addirittura alla produzione di strumenti di guerra dignità di  finanziatore della cooperazione della pace. Nel più luminoso ricordo di Ilaria Alpi!Le criticità e contraddizioni interne al Forum, altri le hanno analizzate, sono state evidenti, ma non cancellano la positività dell’iniziativa, vanno valutate e affrontate insieme ai migliori esiti, in una sfida di partecipazione che tiene dentro gli appuntamenti di Expo 2015 e della riforma della legge 49/87 sulla cooperazione allo sviluppo.

Pubblicato su Repubblica.it

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