fbpx

21Novembre2012 La polvere di Gaza

Condividi

di Silvia Stilli 20 novembre 2012

Il richiamo alla responsabilizzazione forte della comunità internazionale per porre fine alla guerra deve necessariamente essere collegato all’appello umanitario. Ce lo dicono i cooperanti italiani rimasti bloccati a Gaza:solo domenica mattina sono riusciti a uscire, con la morte negli occhi e nel cuore, attraversando una terra deserta nel silenzio dell’attesa delle bombe e forse di un attacco frontale da invasione via terra. Ce lo mostrano con un grande impatto mediatico le immagini dei civili che seppelliscono in buche spesso improvvisate i loro bambini. Abbaglia quel colore grigio delle riprese sfumate dalla polvere. Perchè la polvere dà l’idea della distruzione, di qualcosa che non esiste più, laddove nelle stanze e dietro i muri abbattuti c’era fino a poco prima la vita, si sentivano le voci e anche le urla di paura e dolore. La polvere si porta via tutto, rende la vita evanescente. In questi casi l’aiuto umanitario va oltre l’aiuto in sé, è la relazione umana che lega il volontario, il cooperante alla persona che soffre per colpe che non ha. A seguire si riportano alcuni passaggi dell’appello firmato da 38 Ong aderenti all’AIDA, Associazione delle Agenzie Internazionali per lo Sviluppo, che raggruppa 80 agenzie per l’aiuto e lo sviluppo che lavorano nei Territori Palestinesi Occupati ed in Israele: per spiegare cosa significa investire se stessi e la propria organizzazione in un percorso di solidarietà attiva in realtà così difficili e complesse. «Mentre si aggrava sempre più l’impatto della violenta escalation militare di questi ultimi giorni sui civili di Gaza ed Israele, 38 Ong internazionali aderenti all’AIDA hanno invitato i leader mondiali ad agire rapidamente per far rispettare il cessate il fuoco al fine di proteggere le vite e le infrastrutture della popolazione civile. La comunità internazionale deve fare immediatamente pressione sul governo di Israele affinché tenga aperti i valichi con Gaza per permettere l’entrata di forniture di aiuti umanitari indispensabili e affinché spinga tutte le parti coinvolte nel conflitto a porre fine alla violenza e a conformarsi agli obblighi del diritto internazionale. I centri medici partner e gli ospedali di Gaza hanno annunciato che stanno terminando le medicine essenziali e le scorte mediche. La crescente violenza rende difficili i movimenti per le organizzazioni partner e per lo staff locale, ci sono forti preoccupazioni quando si porta aiuto ai feriti e cibo ed altri beni di prima necessità ai bisognosi: la protezione dei civili deve essere messa come priorità per le parti in conflitto, come evidenziato dal diritto umanitario internazionale, essa include anche le infrastrutture civili, così come alcune case che sono già state colpite da attacchi e bombardamenti. ‘I civili pagano il prezzo più caro quando c’è un fallimento della comunità internazionale. Il popolo di Gaza non può permettersi di ricominciare a costruire le proprie vite un’altra volta’ – ha dichiarato David White, di CARE».

paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti