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10Dicembre2012 Dopo il cessate il fuoco fra gruppi armati israeliani e palestinesi, l’Europa prenda misure forti per evitare future violenze

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La Rete Mediterranea per i Diritti Umani (EMHRN) accoglie favorevolmente l’accordo per il cessate il fuoco raggiunto fra Israele e Palestina il 21 novembre 2012 e sollecita tutte le parti in causa a rispettarlo. L’EMHRN è preoccupata per l’alto numero di vittime civili e per la distruzione delle proprietà civili durante le ostilità e condanna le presunte violazioni della legge internazionale. L’EMHRN è profondamente turbata dal silenzio dell’Unione Europea sulle violazioni della legge internazionale. L’EMHRN sollecita l’Unione Europea e la comunità internazionale a prendere tutte le misure necessarie per assicurare che si indaghi sulle presunte violazioni della legge internazionale e, se accertate, queste vengano punite e che gli obblighi della legge internazionale sui diritti umani (IHL) siano pienamente rispettate, compresa la fine della chiusura della striscia di Gaza.

Il 14 novembre Israele ha lanciato una campagna militare, nome in codice “Operazione pilastro della difesa”, che ha prodotto più di 1500 bombardamenti da cielo, da mare e e da terra sulla striscia di Gaza, usando missili e artiglierie. Nello stesso tempo, i gruppi armati palestinesi dalla striscia di Gaza hanno sparato più di 1500 razzi e missili su Israele.

Secondo le informazioni disponibili presso le associazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani, che stanno monitorando la situazione nella striscia di Gaza, esiste un grave sospetto che Israele abbia commesso violazioni dell’IHL, come l’individuazione diretta come target di civili e di obiettivi civili (case, uffici o veicoli), attacchi indiscriminati o sproporzionati, e come la mancanza di tutte le precauzioni possibili negli attacchi e nella scelta di metodi e mezzi di warfare. Secondo i dati raccolti dalle Organizzazioni non Governative palestinesi per i diritti umani, dall’8 novembre al cessate il fuoco del 21 novembre 2012 almeno 156 palestinesi sono stati uccisi nella striscia di Gaza, e di questi almeno 103 sono civili, inclusi 33 bambini, 13 donne e 3 giornalisti. Il 20 novembre Israele ha lanciato dei volantini che invitavano centinaia di civili ad abbandonate le loro case. Comunque, non c’è nessun luogo sicuro nella striscia di Gaza, che in sostanza non prevede alcun rifugio dove i civili si possano proteggere giorno e notte dai bombardamenti. Almeno 856 case sono state danneggiate o distrutte, incluso 92 che sono state abbattute e 44 che sono state attaccate direttamente. Di queste, 33 sono state prese di mira scientemente dall’esercito israeliano usando la tattica del “roof-knocking” (colpire i tetti). Altre 179 case hanno riportato seri danni. In più, l’esercito israeliano ha causato gravi danni a 6 centri di cura, 30 scuole, 2 università, 15 uffici di associazioni non governative, 27 moschee, 14 uffici stampa, 11 impianti industriali, 81 centri commerciali, un centro per la distribuzione di cibo dell’UNRWA, 7 uffici del ministero, 14 stazioni della polizia, 5 banche, 30 veicoli e due club giovanili.

I razzi lanciati dall’esercito palestinese su Israele, la maggioranza dei quali era diretta su obiettivi civili, in violazione dell’IHL, hanno ucciso 5 israeliani, fra cui un soldato, e feriti 222 israeliani, inclusi 21 soldati, secondo i dati del Ministero degli Esteri Israeliano. L’EMHRN è preoccupata anche per l’attacco a un autobus israeliano avvenuto ieri a Tel Aviv.

In ogni caso, l’obbligo imposto dall’IHL di evitare danni alla popolazione civile e alle infrastrutture, è ancora in vigore e deve essere rispettato. Inoltre deve essere rispettata la distinzione fra obiettivi civili e militari e deve essere presa ogni possibile precauzione per evitare danni alla popolazione civile e agli obiettivi civili. Gli attacchi devono essere conformi ai principi della necessità di guerra e devono essere ad esse proporzionati. In caso di violazione della legge internazionale, i supposti crimini di guerra devono essere accertati e puniti. L’EMHRN nota che l’obbligo di uniformarsi alle regole della legge internazionale deve essere rispettato a prescindere dal comportamento della controparte, inclusa l’occupazione. Gli obblighi in materia di diritti umani devono essere rispettarti anche durante la guerra.

L’EMHRN evidenzia che le violazioni israeliane nella striscia di Gaza sono state causate dalla diffusa cultura dell’impunità in Israele e nei territori palestinesi occupati (OPT), generata da un consolidato fallimento di Israele per riconoscere le responsabilità di coloro che hanno ordinato o commesso violazioni della legge internazionale. La comunità internazionale, incluso l’Unione Europea, non ha dichiarato Israele colpevole di queste violazioni, come è stato fatto notare, tra l’altro, da parte degli stati membri dell’Unione Europea, e dal mancato supporto per l’attuazione delle raccomandazioni del rapporto di missione d’inchiesta delle Nazioni Unite a Gaza nel periodo 2008/2009. La mancanza di indagini imparziali ed efficaci sui crimini passati dà adito a perplessità sul fatto che le vittime del presente conflitto possano avere giustizia e risarcimenti. E’ indispensabile che la comunità internazionale accerti le responsabilità del presente conflitto, così da evitare tragedie future.

L’EMHRN è preoccupata per le dichiarazioni dell’Unione Europea sulla situazione a Gaza. Mentre condannava il lancio di razzi, la stessa Unione Europea invocava il diritto di Israele a proteggere la propria popolazione pur non riuscendo a condannare la presunta violazione della legge internazionale da parte di Israele. Questo poteva essere interpretato come un voler giustificare gli attacchi di Israele. L’EMHRN sottolinea che le rivendicazioni di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite sono giuridicamente insostenibili, perché non tengono conto del contesto internazionale in cui sta avvenendo questa escalation. Inoltre l’Unione Europea non sembra in grado di pretendere indagini indipendenti sulle presunte violazioni commesse durante il conflitto. Questo silenzio della comunità internazionale ha permesso e permetterà anche in futuro, o persino incoraggerà, ulteriori attacchi a danno della popolazione e delle infrastrutture civili. Più in generale, l’EMHRN ribadisce la sua ferma posizione sul fatto che la decisione dell’Unione Europea di continuare a rafforzare le sue relazioni tecniche e commerciali con Israele nel contesto dell’attuale politica europea di vicinato abbia incoraggiato Israele a continuare a violare i diritti dei Palestinesi nei territori occupati.

L’EMHRN ribadisce anche che l’attuale escalation di violenza sta avvenendo nel contesto della perdurante occupazione dei territori palestinesi e dell’illegale chiusura della Striscia di Gaza da parte di Israele, che dura ormai da 5 anni. Nel corso dell’attuale operazione, la già difficile situazione umanitaria a Gaza è ulteriormente peggiorata.

Al fine di evitare in futuro violenza e uccisioni di civili innocenti, e in linea con gli obblighi degli stati membri della UE di cui all’Articolo comune 1 della Convenzione di Ginevra per “garantire il rispetto” per la Convenzione, l’EMHRN invita l’Unione Europea e i suoi membri a:

– Prendere tutte le misure a loro disposizione per assicurare che entrambe le parti rispettino il cessate il fuoco e gli obblighi dell’IHL e della legge sui diritti umani

– Esprimere una condanna delle presunte violazioni dell’IHL e assicurare che le indagini siano condotte immediatamente, in accordo con gli standard internazionali e che coloro che hanno ordinato o commesso violenze vengano perseguiti. Se queste indagini non si svolgeranno prontamente, l’Unione Europea dovrà intraprendere ulteriori azioni attraverso meccanismi di responsabilità internazionale.

– Sollecitare Israele a revocare immediatamente e incondizionatamente l’illegale chiusura della Striscia di Gaza, che equivale a una punizione collettiva, e permettere la libera circolazione di beni e persone fuori e dentro Gaza

– Sospendere il negoziato di ogni nuovo accordo, sia tecnico che commerciale con Israele, anche se basato sul Piano Attuale, finché Israele non rispetterà i propri obblighi riguardo l’IHL e la legge sui diritti umani.

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