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17Dicembre2012 La dichiarazione costituzionale e la spirale di violenza in Egitto porta il paese lontano dalla strada della democrazia

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La Rete Euromed per i diritti umani è profondamente preoccupata per le violenze fra sostenitori e oppositori del Presidente Morsi. L’opposizione raccoglie molte forze nazionali che protestano contro la Dichiarazione Costituzionale emessa il 22 novembre e hanno organizzato sit-in dall’altro ieri di fronte al palazzo presidenziale.

La Rete Euromed per i diritti umani condanna la riluttanza delle forze di sicurezza nel proteggere i dimostranti dagli attacchi dei sostenitori del Presidente Morsi, e chiede alle autorità egiziane di investigare in modo immediato e imparziale riguardo a questi attacchi, che hanno lasciato otto morti e dozzine di feriti da entrambi i lati. La Rete Euromed sottolinea il bisogno di aprire un dibattito pubblico che coinvolga tutti gli attori politici e civili in Egitto per discutere il futuro senza partigianeria o radicalismi.

La Rete Euromed per i diritti umani ha inviato al Cairo una delegazione dal 20 al 24 novembre, per incontrare le organizzazioni egiziane per i diritti umani, le ambasciate europee, le autorità egiziane e i rappresentanti di partiti politici, per discutere il futuro della democratizzazione in Egitto in questo contesto di crescenti rotture politiche e di continue violazioni dei diritti umani.

La delegazione ha salutato con favore la disponibilità dei rappresentanti egiziani agli incontri. Tuttavia, la Rete Euromed ha trovato molto preoccupante la situazione politica e dei diritti umani in Egitto.

Michel Tubiana, presidente della Rete Euromed, ha dichiarato che “la Rivoluzione ha rotto le barriere di stagnazione in Egitto e ora c’è spazio per l’espressione delle opinioni politiche. Tuttavia, la recente Dichiarazione Costituzionale di Morsi di accelerare il referendum sulla bozza costituzionale lo ha alienato dal percorso democratico e rischia di demolire le istituzioni dello stato”.

La precaria situazione istituzionale egiziana, che prosegue dalla rimozione del precedente Presidente Hosni Mubarak nel febbraio 2011, è peggiorata dopo la Dichiarazione Istituzionale del presidente Morsi il 22 novembre. Il Presidente Morsi detiene sia il potere esecutivo che quello legislativo dall’agosto del 2012. Con il decreto conosciuto come Dichiarazione Costituzionale egli garantisce ai suoi propri decreti e alle sue leggi assoluta immunità rispetto al potere giudiziario, e interferisce direttamente con i poteri giudiziari abolendo il Procuratore della Repubblica, creando un nuovo tribunale speciale e ordinando la riapertura di processi già passati in giudizio.

Concludendo la missione al Cairo, la Rete Euromed solleva gravi preoccupazioni sulle seguenti questioni:

Primo, il processo di preparazione della bozza di costituzione ha mancato di pluralità e trasparenza. Dopo che tutti i membri non islamisti si sono dimessi in segno di condanna per un tale processo, essi sono stati sostituiti da sostenitori del governo che hanno accelerato la revisione le l’approvazione di una bozza finale senza ulteriore dibattito. La Rete Euromd è preoccupata dalla decisione del presidente di sottoporre a referendum la bozza di costituzione mentre gli egiziani sono divisi circa la legittimità del processo stesso. Il referendum sulla costituzione è stato fissato per il 15 dicembre e riceverà una debole supervisione da parte dei giudici (legalmente responsabili per questo) visto che la maggioranza di essi hanno deciso di boicottarlo. In più, la Dichiarazione Costituzionale sancisce che tutti i poteri saranno nelle mani del presidente fino a dopo il referendum, lasciando il popolo egiziano di fronte a una scelta obbligata fra la bozza di costituzione così come è o la dichiarazione costituzionale con tutte le sue conseguenze.

Secondo, alcuni articoli non corrispondono agli impegni internazionali dell’Egitto per i diritti umani. La principale preoccupazione è la menzione della Sharia come prima fonte di legislazione e la limitazione della libertà di coscienza alle tre religioni monoteistiche riconosciute dalla Costituzione. In questo senso gli egiziani non sono definiti come cittadini dello stato egiziano ma come appartenenti a una delle comunità religiose riconosciute dallo stato. La Costituzione non garantisce la supremazia del diritto internazionale su quello nazionale, e questo ravviva le inquietudini sul rispetto da parte dell’Egitto dei trattati internazionali che ha firmato e ratificato. E’ inquietante constatare che le “specificità culturali e religiose” sono usate per giustificare le riserve ad alcune convenzioni internazionali di protezione dei diritti umani.

Terzo, l’eguaglianza dei sessi non ha fatto passi avanti in Egitto, né nella legge né in pratica. Le violenze fondate sul genere (comprese le aggressioni sessuali da parte delle forze dell’ordine contro le donne partecipanti alle manifestazioni) perdurano in un clima di impunità; le donne sono molto poco rappresentate nelle istanze decisionali e nelle istituzioni democratiche (in particolare nella Assemblea Costituente). Al contrario, il progetto di costituzione omette totalmente la questione dell’uguaglianza uomo-donna e non protegge le donne dalla discriminazione.

Quarto, la delegazione non ha ottenuto risposte rassicuranti alle domande sulla garanzia della libertà di associazione e sulla riforma della legge del 2002 sulle organizzazioni non governative. Il processo di riforma legale è in corso dall’inizio dell’anno 2012. E’ stato caratterizzato da una mancanza di trasparenza e dal desiderio delle autorità egiziane di controllare le attività e le risorse delle organizzazioni non governative, soprattutto rispetto alle organizzazioni di difesa dei diritti umani e delle organizzazioni internazionali. Una coalizione di 56 associazioni dei diritti umani ha pertanto proposto un progetto di legge conforme agli standard internazionali. Questo progetto resta attuale e dovrà essere ridiscusso.

Quinto, l’indipendenza della giustizia non è stata promossa dopo la cacciata di Mubarak. La recente Dichiarazione Costituzionale impatta chiaramente sulle prerogative del potere giudiziario, visto che la legge egiziana sull’autorità giudiziaria limita il diritto di revocare il Procuratore della Repubblica alla Alta Autorità Giudiziaria, e non concede questo diritto al Presidente della Repubblica. In più, secondo un comunicato dei giudici, i partigiani del governo impediscono ai giudici di accedere alla Corte Suprema Costituzionale dopo la dichiarazione di Morsi, obbligando la Corte a sospendere il suo lavoro e a rimandare a data indefinita la sua decisione circa la dissoluzione dell’Assemblea Costituente e sul Consiglio della Shura. La decisione del presidente di riaprire processi che sono già stati giudicati è una violazione flagrante della indipendenza della giustizia, e dell’articolo 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici che recita “Non è possibile essere perseguiti o puniti per una infrazione per la quale si è già stati assolti o condannati in giudizio definitivo”.

La società egiziana ha bisogno di una vera giustizia transizionale che prenda in considerazione le violazioni prima, durante e dopo la rivoluzione. E in questo senso, la Rete Euromed sottolinea che la società civile egiziana ha fatto proposte concrete nella sua dichiarazione congiunta “Priorità sui diritti umani per i primi 100 giorni del mandato del Presidente Morsi”.

Invece, la legge 96 “Sulla protezione della Rivoluzione”, pubblicata dal Presidente Morsi il 22 novembre 2012, istituisce una corte speciale per giudicare le violenze contro i manifestanti, ma unicamente perpetrati da coloro che “erano al potere con l’antico regime”. Nello stesso tempo, la lista dei “crimini” giudicati da questa giurisdizione speciale è estate per includere disposizioni che criminalizzano l’espressione politica (incluso l’insulto al presidente o ai militare) e altre che criminalizzano il diritto alla riunione pacifica (incluso l’ostacolo alla circolazione o al lavoro delle istituzioni pubbliche). Questa nuova legge perpetua la sinistra tradizione dei tribunali speciali per giudicare i cittadini, e minaccia di restringere ancora maggiormente le libertà pubbliche.

Infine, non si intravede nessuna riforma dell’apparato di sicurezza, malgrado l’impegno del Presidente e del ministero dell’interno di lottare contro la tortura e di formare le forze dell’ordine al rispetto dei diritti umani. La tortura e i maltrattamenti restano molto diffusi, e non sono disponibili dati su inchieste aperte su casi di tortura. Inoltre, i responsabili del vecchio ministero dell’interno e degli ufficiali di polizia giudicati per violenze che hanno portato alla porte di manifestanti sono stati tutti assolti, salvo un caso dove un solo poliziotto è stato incolpato della morte di 45 manifestanti (durante la manifestazione di novembre 2011).

La Rete Euromed per i diritti umani si appella alle autorità egiziane perchè annullino il referendum del 15 dicembre, a ricostruire l’unità nazionale e a riaprire il dialogo sul processo di validazione della nuova costituzione, che non può essere realizzato nella situazione attuale di disordini civili. La nuova costituzione deve promuovere un sistema democratico basato sull’equilibrio dei poteri al fine di evitare un ritorno all’autoritarismo. Infine, le autorità egiziane devono effettuare di urgenza riforme istituzionali e legali per permettere a tutti i cittadini di godere pienamente dei loro diritti, e mettere fine all’impunità delle violazioni dei diritti umani prima, durante e dopo la rivoluzione.

La Rete Euromed per i diritti umani raccomanda alle istituzioni europee di pretendere una volta per tutte da tutti i paesi del Sud del Mediterraneo riguardo alla messa in opera dei diritti umani universalmente riconosciuti. Ciò implica condizionare l’aiuto allo sviluppo al governo egiziano al rispetto dei diritti e delle libertà e in particolare della libertà di associazione per le organizzazioni non governative locali e internazionali, e della loro autonomia finanziaria; e al riconoscimento dell’uguaglianza dei sessi senza riserve come invece nelle norme costituzionali.

L’Egitto è in un periodo di transizione, e un certo grado di incertezza è normale. Ma le decisioni del Presidente Morsi non mostrano la via verso la democrazia, e gli egiziani che protestano senza interruzione dal 22 novembre ne sono ben coscienti.

Il processo elettorale, anche se è democratico, non può permettere l’attacco ai principi di una società democratica. La Rete Euromed si felicita del fatto che esiste oggi in Egitto uno spazio pubblico, sebbene minacciato, che permette l’espressione di opinioni politiche diverse. E questo permette di sperare che la democrazia e i diritti umani usciranno vittoriosi dall’attuale processo politico.

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