fbpx

21Dicembre2012 Le nostre richieste per il Decreto Missioni

Condividi

Sulla slitta dei provvedimenti governativi di fine anno c’è anche il Decreto Missioni, quello che finanzia le missioni militari italiane all’estero e – incidentalmente – dovrebbe anche prevedere gli stanziamenti per la cooperazione in alcune aree di crisi. Il condizionale, anche quest’anno, è d’obbligo. Perché la prima bozza del testo, che dovrà essere esaminato e approvato dal prossimo Consiglio dei ministri prima di essere trasmesso in parlamento per la conversione in legge, contiene, anzi non contiene, se non briciole per la cooperazione, specialmente per quella non governativa.

Prendiamo il caso dell’Afghanistan. Importante non solo perché ancora per tutto il 2013 ci saranno circa 4000 italiani, uomini e donne, in uniforme, ma anche perché il nostro paese ha di recente approvato un Accordo bilaterale di partenariato strategico che prevede, meritoriamente, sia investimenti per la cooperazione civile che sostegno alle organizzazioni non governative e alla società civile afgana. La bozza del DL missioni invece riduce ad appena 100 mila euro i fondi per i progetti delle Ong e sposta tutti i fondi non in mimetica alla cooperazione multilaterale (ovvero mediata dalle agenzie internazionali, europee e delle Nazioni Unite) o a quella governativa bilaterale tra i due paesi.

Nonostante i militari abbiano fatto la parte del leone negli ultimi anni, perfino l’ultimo DL missioni – il primo emanato dal Governo Monti – conteneva stanziamenti relativamente consistenti per la cooperazione civile, nell’ordine dei 35 mln di euro tra Afghanistan e Pakistan. Poco più di un ventesimo dei costi della missione militare (poco meno di 750 milioni dal 1 gennaio al 31 dicembre 2012), ma c’erano. Inoltre, il penultimo DL Missioni, che “copriva” la missione fino a dicembre del 2011, prevedeva anche il sostegno istituzionale italiano al progetto della Casa della Società Civile Afgana, a Kabul, lanciato dalla Rete Afgana. Non c’erano fondi, naturalmente, ma una copertura politica importante, che è la cornice per il progetto in corso sul Rafforzamento della società civile afgana di cui Arcs è capofila, come parte della Rete Afgana.

L’anno scorso, il riferimento a questo progetto era stato cassato dal corpo del DL missioni ma recuperato in un ordine del giorno approvato dalla camera il 2 febbraio del 2012. Quest’anno, a camere sciolte, sarà difficile ottenere un Odg simile e pertanto Arcs e Afgana faranno di tutto per monitorare i percorso del DL missioni in parlamento, richiamando anche i parlamentari agli impegni che si sono assunti a novembre scorso, durante gli incontri con i rappresentanti della società civile afgana venuti a Roma proprio per esporre la propria preoccupazione circa l’impegno a lungo termine dell’Italia per la ricostruzione civile dell’Afghanistan e per il sostegno alle organizzazioni della società civile afgana.

In uno degli incontri con la delegazione afgana, il sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura aveva detto che l’appoggio  alle iniziative a sostegno dei diritti delle donne afgane e a progetti come la Casa della società civile afgana, sono «il modo più efficace per contribuire a tenere viva l’attenzione e i finanziamenti internazionali» anche dopo il 2014. A giudicare dalla bozza del DL missioni, la paura che il ritiro delle truppe possa essere l’alibi per abbandonare di nuovo gli afgani a un destino di probabile guerra civile sembra tutt’altro che infondata.

Contributo di Enzo Mangini, Lettera 22

paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti