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28Marzo2013 Trade Game: il commercio non è un gioco. Nasce l’Osservatorio italiano sul commercio internazionale

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A Tunisi, durante lo svolgimento del Forum Sociale Mondiale, è stato lanciato il nuovo Osservatorio italiano sul commercio internazionale, promosso da Cgil, Arcs/Arci, Legambiente e Fairwatch. L’obiettivo dell’Osservatorio sarà quello accrescere la comprensione e la comunicazione degli impatti dei negoziati di liberalizzazione commerciale in corso presso la Wto, che, come membri dell’Unione europea, a livello bilaterale, avranno una ricaduta anche sul nostro Paese.

A Bali, in Indonesia, nel dicembre prossimo, i capi di stato e di governo di oltre 150 Paesi del mondo, archiviata l’agenda cosiddetta “di sviluppo” presentata a Doha nel 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle, verranno chiamati dall’Organizzazione Mondiale del Commercio a rispondere alla crisi business as usual, lanciando un nuovo ciclo di liberalizzazioni. In questo pacchetto di misure, chiamato “Bali package”, i paesi avanzati vecchi e nuovi sferreranno un attacco forte ai mercati emergenti, una stretta sulla proprietà intellettuale, ma soprattutto un nuovo trattato internazionale sui servizi (ISA) che potrebbe rapidamente portare, ovunque nel mondo, alla svendita e alla privatizzazione dei beni comuni come acqua, energia, sanità e comunicazioni aggravando irrimediabilmente la crisi che stiamo subendo.

Oltre 1000 organizzazioni, sindacati e movimenti del sud est asiatico, ma anche del resto del mondo, si sono articolati in due piattaforme di opposizione al vertice: Gerak Lawan, il Movimento del popolo contro il neocolonialismo-imperialismo, cui aderisce anche La Via Campesina e molti sindacati, e l’Indonesian People’s Alliance che, più concentrata sullo studio e l’advocacy, si pone lo stesso obiettivo, cioè fermare l’espansione della Wto con una grande mobilitazione, come a Seattle.

L’Osservatorio nasce dalla convinzione che il commercio internazionale debba vedere tutti i soggetti, istituzionali e sociali, sullo stesso piano, e muoversi nell’ottica del pieno rispetto di tutti i diritti, delle prospettive di benessere condiviso e di difesa della buona occupazione in tutti i paesi, salvaguardando i beni comuni e i diritti umani e sociali da ogni logica mercantilistica.

A livello bilaterale, peraltro, l’Unione Europea sta forzando diversi accordi che favoriscono l’espansione delle grandi imprese, comprese quelle italiane, nei Paesi più poveri, senza alcuna valutazione degli impatti sulle piccole e medie imprese dei Paesi terzi (ma anche nostri) e sulla tenuta sociale connessa alla perdita di occupazione e di impresa locale. E sta, inoltre, negoziando la creazione di un blocco liberalizzato Usa/Ue che rischia di costruire un polo di concentrazioni di poteri per le corporations di proporzioni inaudite e incontrollabili.

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