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29Agosto2013 Curatola (ForumSad). Sostegno a Distanza? Il rischio della mancanza di trasparenza c’è.

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Intervista dell’Ai.Bi a Vincenzo Curatola, presidente del Forum Sad di cui ARCS è socio.

VINCENZO CURATOLA: Attualmente dirige il Centro Antirazzista e sui rapporti Italia/Sudafrica “Benny Nato”. Nel 2007 è stato eletto Coordinatore del Comitato Cittadino per la Cooperazione Decentrata di Roma, un organismo consultivo e propositivo istituito dal Comune di Roma.Nel settore del sostegno a distanza è impegnato dal 1986 quando ha fondato l’associazione Mais Onlus di cui è Presidente Onorario, dal 1997 al 2008 ha presieduto il coordinamento La Gabbianella. E’ Presidente del Forum Permanente per il Sostegno a Distanza (ForumSaD) sin dalla sua costituzione.

SaD: la risposta di Vincenzo Curatola, presidente del ForumSad, a Marco Griffini

Avrà sicuramente letto l’articolo apparso stamane su AiBiNews in merito al SaD, dove si ribadisce l’inutilità delle linee guida e si denunciano le troppe scappatoie per le organizzazioni non profit. Che cosa ne pensa?

Io non parlerei di “inutilità delle linee guida”. Che poi non siano efficaci perché andrebbero fatte meglio, è un altro discorso. Da settembre verranno, tra l’altro, messe online dal Ministero proprio per una consultazione aperta: tutte le associazioni e tutti i cittadini potranno proporre delle modifiche. Dunque il testo si può considerare in progress. Su una cosa, invece, sono d’accordo: il rischio della mancanza di trasparenza c’è, come pure quello di fare del marketing in maniera non corretta. Al di là delle linee guida, questo è un problema a cui dobbiamo anche noi dare una risposta, promuovendo una cultura della trasparenza e della correttezza anzitutto fra le associazioni e poi anche una coscienza civica.

Una delle criticità più forti è la trasparenza: non si può abbinare lo stesso bambino a più sostenitori. Come si può rendere il SaD personalizzato un vero e proprio rapporto a due, ed evitare i bambini “testimonial”?

Qui parlare in teoria serve a poco. Bisogna prendere in considerazione i casi concreti e stabilire come vada impostata una corretta campagna di comunicazione nel nostro settore, quali siano i limiti e le condizioni di trasparenza. Tutto questo è un lavoro che ancora dobbiamo fare e che poi, una volta fatto, potrebbe essere recepito nelle linee guida stesse o in una normativa più vincolante per le associazioni. Anche il discorso della privacy è centrale. Perché parliamo di bambini e quindi dobbiamo stare attenti. Per quelli italiani c’è una normativa molto precisa, mentre per quelli stranieri molte volte no. Questo però non ci esime dal rispettare sempre i diritti alla privacy del minore, la sua immagine, i suoi dati. Ciò vale tanto più quando si fa raccolta fondi e comunicazione. Non si possono dare notizie riservate a tutti quanti: i dati del bambino e le sue fotografie vanno dati solamente al suo sostenitore. Devono essere limitati ad un rapporto diretto.

Ci sono casi in cui un sostenitore magari pensa di sostenere un bambino e invece sta sostenendo una comunità o un progetto. Come evitarli?

Forse dovrebbe essere approfondito e messo in chiaro come si fa la comunicazione. Perché il problema sorge nel momento in cui un sostenitore pensa di aiutare un solo bambino e poi scopre che i soldi vanno anche da altre parti. Ma se io so precisamente che un tot va al bambino, un tot va alla sua famiglia, un tot va alla scuola dove il piccolo studia, e mi sta bene, allora non c’è problema di trasparenza. Il problema sussiste invece nel caso in cui non sappia nulla e scopra, per esempio, che il mio SaD va a contribuire anche allo stipendio dell’insegnante! Quindi, secondo me, è soprattutto un problema di comunicazione. Occorre fissare, per tutti, dei limiti. Il nostro impegno dev’essere individuare, con l’aiuto di esperti, come la buona comunicazione va fatta e successivamente andare dalle istituzioni, dal Ministero, e dire “rendiamola vincolante”.

Ma le linee guida, fino ad ora, non sono servite a nulla…

Penso, invece, che le linee guida abbiano iniziato un percorso di regolamentazione, anche se soft, anche se non sanzionatorio. E’ solo l’inizio di un percorso. È un po’ lo stesso discorso del nome del SaD: vent’anni fa si parlava di adozione a distanza. Poi si è visto che la denominazione più adatta era sostegno a distanza. Non l’abbiamo imposto, non abbiamo fatto una legge per stabilire che occorreva usare solo questa denominazione. Però, poco alla volta, tutte o quasi le associazioni si sono adeguate. Si tratta di un’azione di formazione, di crescita, perché essendo un’attività privata diventa difficile regolamentarla in maniera rigida. Invece facendo un lavoro di coinvolgimento, di aggregazione, e formazione, si raggiungono gli stessi risultati.

Che cosa ne pensa di sanzionare le ong che non rispettano i criteri di trasparenza verso il sostenitore?

E’ uno strumento che può essere applicato a posteriori: nel momento in cui si rileva che l’ong ha fatto qualcosa di scorretto, allora si interviene. Invece sarebbe meglio prevenire agendo sulla formazione. Ecco, quello che manca ancora alle linee guida. C’è già un albo di associazioni che aderiscono alle linee guida. Ma occorre fissare degli incentivi per le associazioni che aderiscono e che hanno comportamenti virtuosi e differenziarle da quelle che non aderiscono. Un conto è dare dei soldi pubblici, dei cittadini, ad una associazione qualunque e non riconosciuta, un conto è darli ad una associazione che aderisce a delle linee guida e fa parte di un albo ben regolamentato.

Lei è il presidente del “ForumSad” che rappresenta a livello nazionale 99 organizzazioni che fanno sostegno a distanza. I passi più urgenti?

Il rapporto con le istituzioni. Serve a far sì che il sostegno a distanza, oltre ad essere riconosciuto e regolamentato, sia anche uno dei perni della cooperazione internazionale del nostro Paese. Questa è la strada che stiamo percorrendo, a partire dalla riforma della legge 49 su cui adesso è ripreso il dibattito in Senato. Ecco, a partire da lì, il sostegno a distanza dovrebbe essere visto come un modello e un elemento prezioso per una efficace cooperazione che fa crescere il dialogo fra i popoli. Quindi il prossimo passaggio è questo, proseguire nella riforma ed inserire questo tipo di considerazioni nella nuova legge. Se non cade il governo subito, nel giro di 3 o 4 mesi, ci potremmo arrivare.

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