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29Agosto2013 La RAI sospenda la messa in onda del reality ‘Mission’. Si apra un confronto sulla qualità e gli spazi da dedicare alla comunicazione sociale

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La  RAI ha reso noto che in autunno manderà in onda su una rete nazionale il reality show  ‘Mission’ ambientato in un campo profughi, i cui  protagonisti saranno nomi celebri del mondo dello spettacolo.

Il coinvolgimento di donne e uomini di cultura, spettacolo, sport come testimonial in campagne di sensibilizzazione è sicuramente un efficace strumento mediatico, perchè permette di raggiungere quella parte di opinione pubblica poco attenta ai temi sociali. Che la RAI abbia scelto di impegnarsi in maniera più forte in quest’ambito è per noi una buona notizia.

Ma un reality show in un campo profughi, se di questo si tratta, è un’altra cosa.

Pensiamo infatti che il format e il tipo di persone coinvolte siano decisive  rispetto al messaggio che su determinate questioni  si vuole veicolare. Uno strumento sbagliato e protagonisti inadeguati potrebbero ottenere risultati opposti a quelli desiderati.

Solidarietà e volontariato in zone di conflitto ed emergenza umanitaria all’estero, come nelle realtà di accoglienza per gli immigrati in Italia, non possono essere strumentalmente utilizzati a fini spettacolari. Chi decide di fare per periodi più o meno lunghi questo tipo di esperienza deve essere  mosso da un sincero impegno etico e civile, oltre che dalla disponibilità a misurarsi con la propria sensibilità e il proprio vissuto.   Per questo agenzie internazionali, ong, associazioni investono  tempo e risorse nella selezione e formazione di volontari e operatori professionali.

Il caso di “Mission” offre anche l’occasione per una discussione seria sulla qualità della comunicazione sociale in RAI.

Abbiamo difeso il ruolo del servizio pubblico come garanzia di un’informazione libera e plurale. Per questo ci siamo opposti alla scelta di sottrarre spazio o cancellare format e  programmi di inchiesta e approfondimento su tematiche sociali, la cui funzione di formazione culturale non può essere sostituita da social network o blog.

Condividendo la posizione di quelle centinaia di  cittadine e cittadini che stanno protestando attraverso la sottoscrizione di petizione online, chiediamo alla Direzione e al Consiglio di Amministrazione della RAI di sospendere la messa in onda del reality “Mission”.

Chiediamo inoltre al governo e alla Commissione di Vigilanza RAI di attivarsi affinchè in tempi brevi si apra un tavolo  di  confronto  con rappresentanti del mondo del volontariato e dell’associazionismo  sulla qualità e gli spazi da dedicare alla comunicazione sociale nei palinsesti RAI.

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