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19Marzo2014 Intervento di Silvia Stilli-Direttore Arcs, al XVI Congresso Arci di Bologna-13-16 marzo 2014

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Un saluto sincero a tutte le delegate, i delegati, le invitate e gli invitati a questo Congresso,

mi chiamo Silvia Stilli, sono nata 51 anni fa a Grosseto e da più di 30 la mia storia personale ha trovato in vario modo radici e cibo culturale per alimentarsi e crescere nel mondo complesso e diversificato di questa grande associazione.

All’ inizio di questo intervento, mi spoglio per poco dei panni di delegata Arci per portarvi i saluti del mondo delle centinaia e più organizzazioni di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale, l’AOI:questo come portavoce nazionale, un ruolo che ricopro in forma volontaria da settembre 2013. dalle associazioni AOI l’appello a rafforzare nelle relazioni nazionali come nel territorio l’alleanza per un mondo di pace e di diritti, più giusto e globalmente sostenibile. L’AOI è uscita da 6 anni di travagliato dibattito interno tutto incentrato sui criteri della rappresentanza, sul contrasto (apparente) tra la territorialità e le federazioni tematiche; per lungo tempo si è voluto porre l’accento sulla contrapposizione tra l’associazionismo dei nuovi attori sociali della solidarietà e delle relazioni tra i popoli, attenti ai beni comuni, ai diritti globali, alla pace e le ong classiche di cooperazione dall’altra. Oggi pace è fatta, nella consapevolezza che la scelta tra una delle due parti avrebbe cancellato un pezzo importante ed essenziale della cooperazione non governativa non solo italiana, ma anche internazionale.

Questo non per merito di una donna o di un uomo, ma di una collettività complessa e differenziata, non abituata fino a poco fa a dialogare e a misurarsi nelle differenze, in perenne conflitto, che ha preso coscienza del limite di rappresentatività raggiunto e ha ricostruito e riposizionato mission e prospettive future dentro un pensiero collettivo:stringendo un patto associativo tra soggetti diversi in cui ognuno ha ceduto al nuovo che si era scelto di costruire, un po’ della propria sovranità e storia, mettendo come dote collettiva relazioni e iniziative fino a ieri gestite nei confini di casa propria.

Ho sentito tante volte in questi due giorni, negli interventi e negli scambi di opinioni tra atrio e piazzale, evocare un disagio legato al conflitto. Ma il conflitto stesso non deve essere a priori temuto e demonizzato, va governato, quando l’obiettivo esplicitato dalle parti è veramente quello della difesa delle proprie ragioni e idee, all’interno di un confronto sano e non violento di piena disponibilità a superare l’egoisimo, le posizioni preconcette  e la negazione del diritto di parola per l’altro,  in una prospettiva di sintesi nuova, condivisa e corresponsabile.

Penso che il disagio di cui si parla sia generato dall’esser state orfane e orfani di occasioni collettive, in questi anni, di confronto ampio,  esplicito, schietto sulle diverse percezioni, analisi,storie, aspettative dentro il Consiglio nazionale dell’ARCI, luogo di rappresentanza per eccellenza.

La struttura dirigente tutta dell’ARCI che si è seduta al tavolo della Presidenza Nazionale dallo scorso Congresso di Chianciano, non è stata in grado di promuovere il confronto oltre sé stessa.

Per il timore, appunto, che ciò potesse portare al conflitto.

Perciò la maggior parte di noi sono arrivati oggi a questo Congresso impreparati e alcuni percepiscono oggi il disagio.

Recuperiamo serenamente il tempo perduto, senza indugio. Il Congresso è sempre sovrano.

Ecco, da socia Arci, cos mi interessa che esca dal XVI Congresso ARCI:

  • la garanzia di partecipazione aperta, ampia e inclusiva delle storie e differenze, nel loro rispetto e nella loro valorizzazione, oltre la conta dei numeri e il gioco del braccio di ferro. Un’ARCI unita e solidale davvero che non si ricordi della propria origine solo per marcare le differenze e l’imprimatur
  • il rilancio di una prospettiva futura per tutti, soprattutto per le giovani generazioni, di occasioni e spazi di associazionismo e cittadinanza attiva, laica e di sinistra, per i diritti, la democrazia, la giustizia sociale, consapevole del proprio ruolo e della propria dignità e storia complessa e differenziata, che sia sintesi di quanto di meglio le due mozioni congressuali hanno saputo esprimere: per essere in grado di riprendersi autorevolmente, dopo un periodo di offuscamento,  la posizione culturalmente egemone dell’opinione pubblica sui temi della promozione sociale globale
  • una governance autorevole, ripeto l’attributo, e consapevole della propria responsabilità di rappresentanza, garante della partecipazione di tutte le socie e i soci alla vita effettiva dell’ARCI, con diritto di parola e ad essere ascoltati

Nell’ARCI partecipativa e democratica non voglio sentirmi più un soggetto apolide, solo perchè oggi mi occupo di cooperazione internazionale nell’ong dell’associazione tra Roma e il mondo: sono stata e sono socia, dirigente territoriale, volontaria, orgogliosa di questo percorso, di ieri e oggi. E mi basta per vedere salvaguardata la mia dignità, di persona e di soggetto associativo, per spingermi a osare e investire nel  futuro dentro l’ARCI e per avere ancora l’incosciente speranza che un altro mondo, più giusto, è comunque possibile.

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