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29Aprile2014 EXPO DEI POPOLI: uno spazio di azione politica

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di Giosuè De Salvo, rappresentante legale del Comitato per l’Expo dei Popoli

Expo dei Popoli è un coordinamento nato nell’ottobre del 2011 di oltre 50 associazioni firmatarie di un Manifesto politico/culturale centrato sulla Sovranità Alimentare e Ambientale come risposta alla sfida posta da Expo 2015: “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”. A supporto del processo, nel novembre del 2012, si è costituito un comitato di scopo, composto da oltre 30 associazioni e Ong di diverse dimensioni e natura. L’obiettivo è realizzare nel giugno del 2015 un Forum dei Popoli che consenta di portare a Milano le analisi e le proposte della società civile e dei movimenti contadini mondiali sui temi dell’Esposizione Universale, offrendo così un contributo sia all’eredità immateriale della manifestazione che al dibattito internazionale sulla nuova Agenda di Sviluppo Post-2015. Tra i soci del comitato si segnalano: Acli, Action Aid, Aiab, Amref, Arci, Arcs, Chico Mendes, Colomba, Cospe, Fondazione Acra, Fondazione Intervita, Iscos, Legambiente, Mani Tese, Oxfam, Pax Christi, Pime, Slow Food, Wwf. Per tutti questi soggetti, che in buona parte sono anche soci di Fondazione Triulza, è importante avere uno spazio dedicato all’azione politica che, andando oltre alla sacrosanta presentazione delle buone pratiche di cui siamo portatori, metta sul tavolo di Expo e delle Nazioni Unite una questione che nessun governo o impresa affronterà di sua iniziativa: chi controlla il cibo e l’accesso ai beni comuni fondamentali per la sua produzione quali acqua, terra, sementi ed energia? Chi – detta in altro modo – oggi nega il diritto al cibo, all’acqua, alla terra e agli altri diritti la cui affermazione è precondizione di qualsiasi percorso di emancipazione dalla miseria e dallo sfruttamento? La risposta è a noi nota: sono l’1% a svantaggio del 99%. Ma se così è, efficienza ed innovazione tecnologica (baluardi della green economy in salsa Banca Mondiale) non possono essere le uniche soluzioni al doppio problema di sfamare i 9 miliardi di abitanti del pianeta attesi nel 2050 e di farlo rispettando i limiti imposti dalla natura. Ciò che occorre più di tutto è recuperare una piena Sovranità, alimentare e ambientale, come popoli come comunità locali e come individui. E il Forum dei Popoli vuole essere un momento significativo verso il raggiungimento di questo traguardo storico. Come? Il percorso prevede: la costruzione di un network internazionale tra settembre 2014 e maggio 2015; la realizzazione del forum vero e proprio, della durata di 5 giorni entro la prima metà di giugno 2015, con la partecipazione di almeno 40 delegazioni multi-paese delle principali reti mondiali già attive sui temi del Manifesto (tra queste La Via Campesina, il Climate Action Network, IFOAM – International Federation of Organic Agriculture Movements, Slow Food International, la Red Vida, Beyond 2015, la GCAP, Social Watch e altre in via di definizione);  l’elaborazione di una Dichiarazione Finale del forum; la diffusione della Dichiarazione Finale e il confronto sulle proposte in essa contenute tra luglio e ottobre 2015 con i governi, le organizzazioni internazionali e le imprese che parteciperanno all’Esposizione Universale di Milano. Parallelamente a ciò, in Italia, da ottobre 2014 partirà una grande campagna di sensibilizzazione sui principi raccolti nel Manifesto che vedrà: l’attivazione delle comunità territoriali di 12 città italiane, facendo incontrare il mondo della scuola con le tutte quelle realtà che a vario titolo (gruppi di acquisto solidale, distretti di economia solidale, esperienze di agricoltura sociale, produttori bio, last minute markets, banchi alimentari, cooperative su terreni sottratti alla mafia, ecc.) sono portatrici di buone pratiche locali di sovranità alimentare; il lancio di una piattaforma web e di una serie di social network che consentiranno l’informazione e la concreta attivazione degli addetti ai lavori e dei normali cittadini; la realizzazione di 2 conferenze di avvicinamento al Forum dei Popoli, una a Torino con focus agricoltura famigliare e di piccola scala sostenibili e una a Bari (o Napoli) su sicurezza e sovranità idrica.   Il tutto, ovviamente, raccolta fondi permettendo. Quasi esaurito il patrimonio generosamente autofinanziato dai soci promotori e sottoscrittori del Comitato per l’Expo dei Popoli – che negli ultimi diciotto mesi ha consentito di far conoscere e accreditare Expo dei Popoli – oggi le possibilità concrete di realizzare tutto quanto sopra descritto stanno nelle mani, o meglio nei portafogli, della Commissione Europea e del Ministero degli Affari Esteri. Scaramanzia a parte, c’è di che essere ottimisti. Come associazioni e Ong abbiamo saputo coniugare al meglio l’interesse di parte con l’interesse comune e ciò non potrà che essere apprezzato dalle due istituzioni. Diversamente, si darebbe un segnale chiaro e contrario a quanto finora declamato da tutti i soci pubblici di Expo 2015: “la partecipazione della civil society sarà il nostro fiore all’occhiello”. E ciò non gioverebbe a nessuno.

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