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27Giugno2014 Tom e l’irrefrenabile diritto all’emancipazione

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di Raffaella Chiodo Karpinsky

Tom e il suo modo di pensare e prima sentire, percepire il mondo, è sempre stato un riferimento per me. Un fratello maggiore al quale si chiede un consiglio con fiducia totale e sconfinata. Un vero e proprio “lampadiere” forse involontario. Attenzione, non per idolatria; anche perché lui non esprimeva alcuna saccenza e tanto meno un tono di sufficienza. Casomai un’innata curiosità verso l’essere umano, le storie, il senso delle lotte e delle persone  che dietro ognuna di queste si cela.
L’incontro con Tom è stato un convergere di sentieri non casuale, nel movimento pacifista e prima ancora politico in quella speciale comunità che erano i comunisti italiani ai tempi di Berlinguer. In particolare di quella importante elaborazione innovativa che fu la Carta per la pace e lo sviluppo e il confronto fertile tra partito e movimento pacifista.
Tutti percorsi in sintonia con quello che sentivo – o meglio ero a tutti gli effetti. Cittadina del mondo, visto che sono mezza russa e mezza italiana e che mi occupo di Africa da oltre trent’anni. Con Tom in modo sempre discreto eppure intimo, appunto come con un fratello, c’era uno scambio anche disincantato di pensieri su tutto. Disicanto che era tutto meno che disimpegno; anzi proprio perché dissacrato e crudo, era più solido ogni ragionamento. Sedimentava sempre qualcosa. Che si trattasse della lotta anti apartheid o della vita sentimentale condividevo il suo profondo senso di impellenza dell’emancipazione. Una parola di cui andrebbe recuperato il significato anche oggi  che viene messo a dura prova il sistema pubblico  dell’istruzione e umiliati i diritti dei lavoratori. Conquiste di civiltà che dovrebbero essere difese a ogni costo per chi crede in una società giusta.  Emancipazione degli individui, dei movimenti e dei partiti.
Questo assoluto bisogno di non accontentarsi delle mezze risposte,  di compromessi sterili, nonostante questo porti spesso alla sofferenza personale e politica.
Il suo continuo invito ad aprire lo sguardo e il più bel regalo che ha lasciato a me e a molti in questo mondo. Un mondo che ancora voglio immaginare più bello e più giusto. Non un passo indietro, affinché possa essere più emancipato che mai.
Sarebbero tanti gli episodi dagli Urali a Soweto passando per Gerusalemme da condividere. Tutti particolari di un immenso caleidoscopio di volti, di umanità delicata, di sete di giustizia, di cui Tom sarà sempre viva parte integrante.

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